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Uno scritto del nostro Gaetano Salvemini, un liberale antifascista doc !

La domenica è sempre dedicata alle letture più approfondite e meno sfuggenti.
Così capita di imbattersi in una traduzione dello storico antifascista e liberale Gaetano Salvemini, ispiratore e vicino alla politica del primo partito radicale, del 1935 tratto da una conferenza intitolata "Che cos'è la libertà ?" tenuta a Philadelphia. Ne ripropongo qualche stralcio poichè conserva una profondissima attualità (soprattutto - mutatis mutandis -per quello che concerne l'analisi del sistema informativo-mediatico).

"Si può essere liberali convinti eppure non sentirsi obbligati a considerare sacrosanta ogni istituzione libera e democratica. Quando furono create, le istituzioni democratiche si basavano sull'assunto che gli elettori avrebbero scelto come rappresentanti i migliori fra di loro, e che coloro che fossero stati eletti avrebbero fatto leggi e controllato l'operato dell'esecutivo nell'interesse della comunità. L'esperienza ha dimostrato che gli elettori raramente scelgono i migliori. Di fatto, essi scelgono normalmente i mediocri, a volte scelgono perfino i peggiori individui della comunità."




Quale una delle possibili cause secondo Salvemini ?

"Un secolo fa quando la libertà di stampa era ovunque una delle principali rivendicazioni dei liberali, qualsiasi gruppo di uomini dotati di talento e di una modesta somma di denaro poteva fondare un giornale e acquisire un'influenza nel paese proporzionale all'ingegno messo in campo. Era un periodo di libera concorrenza tra giornali quotidiani di piccole dimensioni. Ma negli ultimi cinquant'anni la stampa quotidiana è diventata una grande impresa capitalistica che richiede milioni di dollari per essere realizzata. Chiunque abbia i milioni necessari è quindi nella condizioni di inondare ogni giorno il Paese di tonnellate di carta stampata, anche se il suo genio consiste unicamente nello scoprire a quale genere di delitti o a quale tipo di gambe femminili sia più sensibile la parte meno istruita della popolazione.  [...] L'editore di uno di questi giornali può avvelenare la mente di un'intera nazione con articoli menzogneri o sopprimendo notizie. E' un despota, che non deve rispondere a nessuno per il modo in cui esercita la sua autorità; ha la libertà senza responsabilità."

"La stampa" (oggi potremmo agevolmente leggere tv, radio, cavo, satellite, gestori di motori di ricerca e aggregatori) "è ora una dittatura unica nel suo genere. Piantata nel mezzo delle libere istituzioni, le turba insidiosamente e le corrompe. La divisione dei poteri su cui in origine il governo libero è scomparsa, e il quarto stato, la grande stampa quotidiana, avendo sopraffatto tutti gli altri poteri - l'esecutivo, il legislativo e il giudiziario -, regna sovrana al loro posto.
L'onnipotenza della stampa è forse la malattia più pericolosa che affligga le libere istituzioni. Se la stampa quotidiana non fosse così corrotta e stupida (probabilmente più spesso stupida che corrotta), perfino il sistema della caccia al voto non funzionerebbe così male; e i deputati orientati da una stampa intelligente e onesta riuscirebbero a fare una figura migliore
."

Pubblicato il 26/8/2007 alle 22.37 nella rubrica Diario.

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