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India. Più mercato e competizione contro gli oligopoli farmaceutici

Non sarà di certo la rivoluzione liberale, a livello mondiale, ma la notizia proveniente da una grande democrazia emergente come quella indiana è la prova (patente) che un po’ più di competizione e di mercato va contro le grosse multinazionali e in favore dell’accesso dei più deboli a maggiori quantità (e con migliore qualità) di beni e servizi.

Questa volta è toccato alla potente lobby, oligopolistica, del farmaco soccombere alle esigenze di libertà e di giustizia.

La corte di Chennai, nel sud dell’India, ha infatti deciso, nei giorni di scorsi, di respingere il ricorso del colosso Novartris, permettendo quindi la produzione di una versione generica del Glivec, un farmaco capace di curare alcune forme di leucemia.

Ma quello che rileva, come esempio non seguito nemmeno in Europa, è la legislazione indiana.

                            


L’India, infatti, non solo ha introdotto clausole ai brevetti dei prodotti farmaceutici relativamente ai farmaci salvavita ed essenziali (come ad esempio quelli anti Hiv) – che possono essere prodotti a basso costo – ma ha ritenuto di dover esentare dal rispetto degli obblighi derivanti dal deposito del brevetto anche le nuove scoperte attinenti a farmaci essenziali che modifichino in modo non rilevante molecole già conosciute.

Proprio contro questa clausola, applicata per la prima volta proprio al Glivec, c'era stato il ricorso rigettato dalla corte indiana, avversato oltre che dalle autorità di Nuova Delhi, preoccupate di un 'effetto a catena' sugli altri farmaci in caso di vittoria della Novartis, da 420mila firme raccolte in tutto il mondo. Secondo le organizzazioni umanitarie quella di oggi è una 'sentenza storica': "E' un grosso sollievo per milioni di pazienti e medici che operano nei Paesi più poveri e che dipendono interamente in larga misura da farmaci prodotti in India - spiega Raffaella Ravinetto, presidente dell'associazione Medici Senza Frontiere in Italia - la Corte Indiana ribadisce il diritto dei Paesi come l'India a emanare leggi che facciano proprie tutte le clausole di salvaguardia previste negli accordi internazionali sul commercio, e scongiura il rischio di una ulteriore restrizione della possibilità di produrre farmaci generici". Di parere opposto invece la Novartis, che attraverso il suo sito ha diffuso una nota in cui dichiara che difficilmente ricorrerà in appello, ma che comunque la battaglia per il Glivec non è finita:"Questo farmaco è già gratuito per il 99% dei pazienti indiani - scrive l'azienda - e l'eliminazione della clausola non diminuirebbe le forniture ai paesi in via di sviluppo.”

L'Azienda aspetta un'inchiesta imparziale e indipendente da parte della Commissione per le proprietà intellettuali". Quello fra Novartis e India è solo uno dei campi dove si sta svolgendo questa battaglia, e anche in Brasile e Thailandia ci sono controversie sulle clausole di salvaguardia applicate ai farmaci. In Thailandia qualche mese fa la Abbott, azienda produttrice di un farmaco anti-Hiv, ha annunciato addirittura che non commercializzerà nuovi farmaci nel paese se le autorità non cambieranno il regime sui generici.

Pubblicato il 8/8/2007 alle 14.55 nella rubrica Deboli ed esclusi.

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