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Iran. E’ necessario rilanciare l’iniziativa pro-moratoria alle Nazioni Unite.

La vicenda esplosa ieri con l’accusa di ingerenza fatta dal portavoce del Ministero degli Affari Esteri Mohammad Ali Hosseini all’Italia e all’Europa sulle osservazioni diplomatiche fatte anche dalla Farnesina sulla recente escalation di esecuzioni capitali è di incredibile portata, molto maggiore dello spazio informativo che si è conquistata favorita, forse, dalla sua involontaria collocazione nel periodo estivo italiano.

Per Hosseini la questione sarebbe, invece, da chiudere e nel modo semplice (o forse banale): i criminali vanno puniti e ogni Paese lo fa come più gli aggrada.

In realtà molto più delle timide interlocuzioni italiane, da quella del Vice Ministro agli Esteri Intini: “L’Italia ha fatto della lotta alla pena di morte una sua bandiera in campo internazionale. Io penso che il governo iraniano conosca bene le buone intenzioni del governo italiano, che è tra quelli che più credono nella necessità di un negoziato e di una soluzione politica ai conflitti in atto. Noi facciamo una battaglia di principio. Conosciamo le difficoltà, ma penso che un mondo senza esecuzioni sarebbe più giusto e più in pace” a quella del Sottosegretario Vernetti: “Abbiamo molto chiaro che si tratta di una terribile dittatura che deve subire la pressione della comunità internazionale” risponde al regime iraniano Mohsen Segara, dissidente iraniano, leader in gioventù del movimento studentesco e docente ad Haward negli Usa.

                              

Oggi sul Corriere della Sera, Sazegara dice candidamente che i recenti giustiziati lungi dall’essere criminali comuni, anzi “alcune delle 16 persone recentemente impiccate con l’accusa di essere criminali avevano protestato contro il razionamento della benzina. E il generale Radan, il capo della Polizia di Theran, ha detto che se non li eliminava c’era il rischio di nuove proteste.” Questi metodi continua il dissidente iraniano “sono piuttosto efficaci nel creare un clima di paura.”

Per questo credo occorra che si rilanci, con forza ed in ogni luogo politico ed istituzionale, in vista di Settembre e della scadenza dell’impegno preso dall’Unione Europea, la campagna per la moratoria subito alle esecuzioni delle pene capitali; perché come è evidente, sempre di più, vincerla significa non solo affermare, secondo le parole del Vice Ministro Intini, un principio ma evitare migliaia di morti ogni anno e concretamente lottare per la giustizia e la democrazia del mondo, tentando, senza l’uso di strumenti bellici, di invertire all’interno delle dittature i rapporti effettivi di forza tra chi lotta per libertà e democrazia e il dittatore e la sua corte chiamata a gestire il potere.

Pubblicato il 6/8/2007 alle 11.14 nella rubrica Poteri.

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