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28 agosto 2007
Roma e criminalità. Da Veltroni la solita ricetta buona per tutte le interviste.

Dopo l'allarme lanciato seriamente dal Segretario di Radicali Italiani, Rita Bernardini, autenticamente linciata per aver denunciato una probabile penetrazione di fenomeni di riciclaggio camorristico nelle zone centralissime di Roma, l'allarme criminalità a Roma si è dimostrato fondato. L'esponente Giro di Forza Italia ha girato un video choc nel quale vengono riprese le abitudini, tra il delinquenziale e il disagio, di giovani e meno giovani ritrovantisi, di notte, sotto casa del politico.
L'aggressione a Tornatore che ha rischiato di morire, subita a Roma nelle ore scorse, costituisce un altro campanello d'allarme.

Oggi è il turno della risposta politica di Valter Veltroni. Che dire ?
Il sindaco, evidentemente sotto i riflettori, ha proposto la solità ricetta, buona a destra come a sinistra, quella della "certezza della pena" contro chi delinque!



Il problema è che, assolvendo magistratura e forze dell'ordine, neanche lui ci dice come realizzarla questa benedetta "certezza della pena".
Lo si comprende, da primo candidato alla segreteria del Partito democratico, avrebbe dovuto innanzitutto affermare che il proibizionismo in tema di droghe ha fallito e costituisce solamente un approccio criminogeno che riduce le possibilità che le strategie sociali di formazione, educazione, assistenza e riduzione del disagio giovanile siano efficaci e incrementa il potere delle organizzazioni criminali che smerciano sostanze stupefacenti (capaci di controllare interi quartieri).
Ma non lo può dire altrimenti si trova perlomeno metà dell'oligarchia di centrosinistra contro.  
 


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politica interna
15 agosto 2007
Giustizia. I dati di una crisi in pieno atto !

Si fa un gran parlare, sulla scia dei gravi fatti di questi giorni, sull'efficienza della nostra giustizia e più in generale del sistema sanzionatorio-repressivo.
Forse ricordare qualche dato per non scivolare, solo sulla base dell'onda emotiva, ad analisi e soluzioni azzardate può essere utile.

Il più completo degli studi analitico-statistici effettuato in merito alla cosiddetto “pianeta giustizia” è costituito dal dossier dell’ISTAT dell’anno 2003, corredato da ben 226 pagine di dati, molte volte disaggregati regione per regione, ufficio giudiziario per ufficio giudiziario.

Cercherò di riassumere i dati che ritengo più rilevanti per fornire un’idea su quella che concepisco per adesso, genericamente, “la crisi della giustizia”.

Nei diversi Uffici giudiziari (dalla Procura del Tribunale in sede monocratica passando per quella del Tribunale in sede collegiale, al Tribunale dei Minorenni, sino alle Corti d’Appello, d’Assise e d’Assise d’Appello nonché alla Corte di Cassazione) sopravvengono circa 5 milioni di nuovi procedimenti penali (con l’iscrizione nel Registro Generale degli Indagati) ogni anno.

Si può immaginare che questi coinvolgano perlomeno il doppio di cittadini italiani tra imputati, persone offese e parti eventualmente costituitesi in giudizio a vario titolo.

Un vero “fenomeno di massa” se si riflette che la popolazione italiana è di poco più di 58 milioni di unità e che non sempre i procedimenti investono le medesime persone.


                       


Ogni anno, almeno sino al 2003, venivano esauriti dalla macchina della giustizia circa 4.900.000 procedimenti di cui solo poco più di 199.000 con sentenze di condanna.

La restante quantità (circa 4.700.000) costituiscono evidentemente sentenze di assoluzione, di estinzione del reato evidentemente in larga parte per prescrizione del reato stesso.

Rimangono come portato, ancora insoluto, cioè carico pendente per l’Amministrazione della Giustizia altrettanti quasi 5.000.000 milioni con una leggera tendenza, ma che pur sempre va aggravare una situazione certo già congestionata, a concludere meno procedimenti di quelli che invece vengono instaurati.

Ma l’analisi di quelle quasi 199.000, sempre sulla base del Rapporto ISTAT 2003, sentenze di condanna ci restituisce uno spaccato interessante sullo stato della giustizia: ben l’80 % riguarda condanne per pene inferiori o uguali ad 1 anno.

Si potrebbe dire, già, approssimativamente che la diagnosi sulla “Giustizia nel complesso” in Italia è quella di una Giustizia che riesce a condannare poco rispetto ai reati portati alla Sua attenzione e quando condanna lo fa per reati cosiddetti bagatellari, di poco conto, e per fattispecie lievi o particolarmente attenuate.

Quale corollario si potrebbe affermare che, invece, i reati più gravemente sanzionati dall’ordinamento finiscono nella maglie delle prescrizioni o delle assoluzioni ovvero, per questo, non vengono nemmeno denunciati ed indagati come si dovrebbe.

Andiamo a cerca di conferme in studi ed analisi magari meno sistematiche ma più recenti.

Nel corso dell’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2007 il Presidente della Corte di Cassazione, Gaetano Nicastro, nella sua Relazione sull’Attività Giudiziaria per l’anno 2006 - pur limitandosi ad analizzare i procedimenti innanzi al giudice di pace, tribunale in sede monocratica e collegiale, tribunale dei minorenni - ha sostanzialmente confermato nelle proporzioni, drammatiche, la mole enorme di decreti di archiviazione, sentenze di proscioglimento e di assoluzione e quelle di non luogo a procedere già nei primi gradi del giudizio pari a quasi 1.460.000.

Un altro dato sottolineato il Primo Presidente e cioè la giacenza media nei soli Uffici giudicanti altalenante intorno all’anno (300-400 giorni) per ciascun grado di giudizio a cui però, precisa lo stesso alto magistrato, “vanno aggiunti quelli necessari per le indagini ed i vari provvedimenti che precedono il giudizio”.

Ecco perché la proiezione di un processo penale - tra primo, secondo grado e giudizio di legittimità - della durata media di 7-8 anni nei casi migliori non è del tutto inverosimile tanto da giustificare per l’Italia il più alto numero di condanne, in Europa, dalla Corte di Giustizia Europea per la eccessiva durata dei processi.

Interessante, a conferma, è citare un esperimento recentissimo condotto da EURISPES presso la cittadella giudiziaria di Roma ove ha monitorato il campione di oltre 1600 processi penali e le relative udienze nel periodo tra Aprile e Maggio 2007.

I risultati appaiono sconvolgenti nella loro crudezza.

In una udienza mediamente solo 28, 6 % dei processi trattati si conclude con una sentenza (51, 4 % di condanne, 23, 1 % di assoluzioni, 21, 2 % di estinzione dal reato, in larga parte per prescrizione). Il 69,7 % dei processi trattati viene rinviato ad altra udienza (mentre 1, 7 % viene restituito al Pubblico Ministero per nullità procedurali): solo una piccola percentuale di rinvii è dovuta a legittimi impedimento dell’imputato o del difensore, la maggior parte è dovuta ad assenza del Giudice o a precarietà del Collegio Giudicante, a questioni di incompetenza territoriale o di incompatibilità del Giudice. Ben il 13, 4 % dei processi viene complessivamente rinviato per omessa o irregolare notifica della citazione all’imputato (7,8%), al difensore (3,6 %) o alla parte offesa (2%).”

Si conferma, dunque, un modello di procedimento/processo quello penale lento ed ingolfato che sembra premiare i reati più gravi - che si avviano nei vari stati e gradi del giudizio verso la prescrizione - e raggiungere con un minimo di efficacia solo, ed in minima parte, i reati più lievi e quindi i piccoli delinquenti.

Anche la popolazione carceraria prima dell’indulto del 2006 starebbe ad indicare proprio questo stato di cose.

Se si unisce questa crisi palese, poi, al dato allarmante per cui il quasi il 90 % dei reati denunciati a Forze dell’ordine e Magistratura rimane impunito poiché non si individua il colpevole allora ben si comprendono i risultati del paragrafo “La sicurezza e la fiducia nella giustizia” del Rapporto Italia 2007 dell’EURISPES.

Nello specifico è interessante occuparsi del sommerso: 1 reato su 4 non viene denunciato. “La presentazione di una denuncia non è sempre atto scontato, infatti nel 26, 8 % dei casi gli intervistati hanno preferito non sporgere denuncia, pur essendo stati vittima di un crimine.

Meno propensi a sporgere denuncia i giovanissimi” con una preoccupante percentuale del 58, 3 % e “coloro i quali hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni (55,9 %). […] Tale scelta è dipesa soprattutto dal fatto che i danni subiti non erano gravi (52, 4 %). Negli altri casi è prevalso, invece, un atteggiamento di arrendevolezza nei confronti delle Forze di Polizia e del sistema giustizia.”

La norma, come disciplina generale del costume della società è stata rimpiazzata da un marcato soggettivismo, etico e comportamentale che […] corrode il concetto stesso di norma e lega i comportamenti degli individui a criteri di riferimento elaborati dai singoli.

Non manca, infatti, chi non ha sporto denuncia e ha preferito farsi giustizia da sé: ben il 14, 3 %. Il 7,9 % ha invece pensato che le Forze dell’Ordine non avrebbero fatto nulla ed un altro 7, 9 % ha affermato di essere scoraggiato da precedenti esperienze negative con le Forze dell’Ordine. Il 6,3 %, infine, non ha sporto denuncia per paura di ritorsioni.”

Dati questi che fanno emergere un avvio, però già strutturato, di traslazione dell’inefficienza del sistema giustizia ovvero del sistema repressivo - inteso in senso più ampio - in una perdita di credibilità agli occhi dei cittadini delle soluzioni poste in essere dall’ente statuale prima e dalle singole Istituzioni coinvolte, poi.

La maggior parte dei cittadini, il 21, 7 %”, infatti, per quello che attiene il sistema sanzionatorio e la cultura della legalità, “ritiene che la criminalità è alimentata dalle pene poco severe e dalle scarcerazioni facili attribuendo così grande responsabilità al sistema giudiziario. Il 16, 1 % manifesta atteggiamenti xenofobi e considera l’aumento del numero degli immigrati uno dei principali motivi di diffusione dei fenomeni criminali.”

Ma “Che l’Italia sia un paese in cui, nell’ultimo decennio, è tramontata un’idea condivisa di legalità è confermato da quanti affermano che all’origine della diffusione dei fenomeni criminali vi sia proprio la mancanza di cultura della legalità: la pensa così il 15, 6 % degli intervistati.”.

politica interna
18 marzo 2006
Affissioni illegali innanzi al Comune e alla Prefettura di Rieti. Facciamo finta di non vedere?

Dichiarazione del candidato alla Camera Michele Rana per la Rosa nel Pugno nella circoscrizione di Rieti.


"Mentre, a livello nazionale, la Rosa nel Pugno è impegnata a denunciare un’evidente censura in suo danno ( i dati sono consultabili su www.parcondicio.tv ) da parte del servizio pubblico radiotelevisivo che culminerà con le manifestazioni innanzi a tutte sedi regionali della RAI e Mediaset di Lunedì prossimo occorre, da parte mia, con forza rappresentare quello che di anomalo va accadendo anche nella provincia di Rieti nel corso di questa campagna elettorale. Durante la consueta riunione svoltasi ieri presso l’Ufficio Territoriale del Governo sono stati, infatti, opportunamente ribaditi, nei 30 giorni di campagna elettorale,  il divieto di affiggere i manifesti in modo fisso al di fuori dagli spazi consentiti nonché la vigenza di tale divieto anche per il perimetro delle sedi di ogni partito ovvero di ogni comitato elettorale. A tal proposito mi chiedo se qualcosa possa essere ancora fatto dal Sindaco e dal Prefetto per riportare alla legalità Alleanza Nazionale di Rieti e, soprattutto, in tempo utile perché quegli enormi striscioni di propaganda, dissimulanti informazioni per il voto, visibilissimi dalle centralissime Piazza Cesare Battisti e Vittorio Emanuele II non divengano fissi per tutta la durata della campagna elettorale anche in ragione del concorso omissivo da parte degli Uffici competenti. Di certo c’è che quegli striscioni non possono essere considerati alla stregua di una mera “targa identificativa” della sede del Comitato Elettorale e da ieri, informo, analoga “tappezzeria” è apparsa anche innanzi alle sedi di Forza Italia e UDC del comune di Rieti."




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politica interna
15 marzo 2006
Legalità per il diritto di voto ai malati intrasportabili anche a Rieti.

Da candidato, per la Rosa nel Pugno, alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Lazio 2 iniziamo una lotta per riconoscere effettivamente il diritto di voto ai malati intrasportabili.
Questo è il testo del comunicato inoltrato ieri dal Comitato Provinciale Elettorale della Rosa nel Pugno della provincia di Rieti.
E' stato pubblicato anche sul sito di MEP Radio.


Rieti,   14.03.2006

                                    

Agli organi di informazione

All’Ufficio Territoriale del Governo di Rieti

Ai  Sindaci dei Comuni della provincia di Rieti

Ai Direttori dei Distretti Sanitari della Provincia di Rieti

 

COMUNICATO STAMPA

 

“Per la prima volta, grazie alla Rosa nel Pugno e all’Associazione Luca Coscioni, nella storia della nostra Repubblica, grazie al decreto legge 3 gennaio 2006, tutti i disabili intrasportabili dipendenti da apparecchiature elettromedicali, potranno votare presso la loro abitazione presentando al Comune – entro il 25 Marzo – la domanda con l’allegata documentazione sanitaria fornita da un funzionario medico, designato dai competenti organi dell’Azienda Sanitaria Locale, da cui risulti l’esistenza di un’infermità fisica che comporta la dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali, tale da impedire all’elettore di recarsi al seggio.

Il Comitato Elettorale della Rosa nel Pugno, consapevole che sono in gioco i diritti civili e politici di centinaia di malati anche nella provincia di Rieti che, oggi, possono concretamente uscire da quell’isolamento anche morale che la malattia può imporre, si auspica, dunque, che da una parte i Comuni e dall’altra le ASL facciano in modo di garantire tempi certi all’intero procedimento.

Chiediamo, poi, che l’Ufficio Territoriale del Governo di Rieti ponga in essere una solerte opera di sensibilizzazione e di sorveglianza in ordine alle domande presentate e all’effettiva predisposizione, garantendo ove necessitino gli interventi di natura sussidiaria, dei cosiddetti “seggi volanti” da una parte dei vari Comuni della provincia presso il domicilio di ogni malato intrasportabile.


Ci auguriamo che non venga, con ritardi e lungaggini burocratiche, tolta la possibilità tanto ai malati intrasportabili quanto a quelli che, invece, possono essere trasportati il diritto ad essere in pienezza cittadini di questa Repubblica e di votare alla Camera come al Senato. Proprio loro, a cui la legge 40 ha già tolto il diritto ad una ricerca libera e responsabile, costretti dalle malattie a vivere in condizioni difficili non debbono subire quest’altro affronto. Noi della Rosa nel Pugno di Rieti vigileremo a che ciò non accada e chiediamo, infatti, che gli organi di informazione locali nei loro telegiornali di massimo ascolto e tra le pagine dei quotidiani tengano fede ai loro obblighi deontologici e diano costantemente conto ai loro ascoltatori (ai malati, ai parenti e agli amici) delle possibilità di votare al proprio domicilio previste dal D.L. del 3 Gennaio 2006 nonché quella di essere trasportati ai seggi prevista dalla Legge 104/1992”.
Per il Comitato provinciale della Rosa nel Pugno G. MASCIOLETTI E M. RANA.




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politica interna
22 gennaio 2006
Lettera agli italiani sullo sciopero della sete di Marco Pannella.

Cari italiani,

vorrei parlarvi, uno ad uno, o meglio vorrei riuscire a farlo più di quanto non faccia o non sia capace di fare già ora; vorrei parlarvi di Marco Pannella, di un uomo, di un radicale e di un politico che in queste ore sta cominciando la sua nuova azione nonviolenta, il suo nuovo sciopero della sete.

 

Molti di voi, sono sicuro, non lo conosceranno; molti di voi non hanno il privilegio o la fortuna di imbattersi, infatti, in Radio Radicale. Molti di voi, vostro malgrado, sono costretti a seguirlo solo da quei minestroni informativi chiamati “telegiornali” magari dopo una giornata passata fuori casa a lavorare; molti di voi già assopiti dalla stanchezza possono averlo visto e ascoltato, in un anno solare, una quantità di volte non superiore a quante sono le dita di una mano, a rosicchiare qualche secondo ad altri cinque o sei contendenti nelle trasmissioni di approfondimento politico di seconda serata o, addirittura, di prima nottata come quelle di Vespa o Mentana.

 

Molti di voi proprio per questo non lo conoscono, nella sua essenza, anche se pensano di aver capito tutto di lui. Invero possono, semplicemente, dire di conoscere su di lui solo una battuta, un aforisma, un dileggio perché è questo che rimane più impresso in quelle rissose ma aride trasmissioni; eppure un riflesso generalizzato di sfiducia verso la politica e un pugno di “sapientoni” nelle prossime ore vi porterà a giudicare la sua ennesima azione nonviolenta come “l’ennesima pagliacciata”, “un’azione ricattatoria” oppure più semplicemente come “un’azione di protesta” politicamente controproducente.

 

Per una volta fidatevi di voi stessi. Aspettate ad esprimere giudizi affrettati. Fatevi ricercatori invece che semplici chierichetti delle finte verità affermate dai chierici e dagli specialisti della politica.

In fondo che vi costa ?

Indagate e domandatevi: che cosa vorrà dirmi di serio e di grave un uomo che rischia la sua vita ?

 

Marco Pannella ha fiducia nelle nostre qualità, crede nella libertà e nella responsabilità di noi italiani. Ci vorrebbe più liberi, anche di imparare dai nostri errori, più capaci di concepire l’amore e con amore; ci vorrebbe più consapevoli nella costruzione delle nostre passioni, nell’organizzazione delle nostre vite e dei nostri rapporti con gli altri; Marco Pannella vorrebbe il confronto, il contraddittorio, tra le idee e gli stili di vita individuali quale più naturale e feconda conseguenza della più libera circolazione ed espressione delle nostre fedi, delle opere del nostro ingegno e del nostro intelletto.

Vorrebbe uno stato in cui questo sia possibile senza costose colpevolizzazioni e senza etiche dominanti e, quindi, dominate; vorrebbe uno stato liberale, uno stato meno invadente, meno oppressivo e meno proibizionista: in una parola uno stato laico. 

 

Cari italiani fidatevi di voi stessi verificate se oggi a Marco Pannella e ai compagni di viaggio (politico) che ha scelto e che lo hanno scelto, alla Rosa nel Pugno insomma, è precluso farsi capire; controllate se è precluso a lui il tentativo di far capire che è veramente vicino alle nostre speranze di donne ed uomini, malati, detenuti, pensionati al minimo, giovani studenti, disoccupati o di scienziati, medici, magistrati, avvocati, poliziotti penitenziari e insegnanti nonché, vicendevolmente, noi dire a lui, tramite il voto, che abbiamo compreso che la sua politica è nel cuore dei problemi ed emoziona i cuori della gente comune.

Verificate, quindi, se è possibile scegliere il programma di governo della Rosa nel Pugno così come concepito dalla convention di Fiuggi del 2005 come quelli, ove ne esistesse mai traccia seria, degli altri partiti. 

 

Indagate se alla Rosa nel Pugno e a Marco Pannella verrà chiesto, infatti, di gareggiare durante la prossima campagna elettorale con un handicap irragionevole ed in più rispetto agli altri partiti: sono sicuro che capirete che dovremo raccogliere centinaia di migliaia di firme in tutta Italia per il simbolo che abbiamo deciso di far imprimere nella scheda elettorale e per le liste, già complete, dei nostri candidati. 

Gli altri partiti, invece, non dovranno farlo grazie ad un evidente disparità di trattamento, ad un evidente disuguaglianza contro la lettera della Costituzione italiana, i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti e, addirittura, sanciti dalle organizzazioni sopranazionali europee.

 

Sono sicuro, poi, che nessuno di voi italiani, grazie al pessimo servizio che presta l’informazione radio-televisiva, è riuscito a capire che Marco Pannella, oggi, non è tanto preoccupato dell’esistenza elettorale e politica del progetto della Rosa nel Pugno ma quanto, piuttosto, per il presente e per il futuro, del permanere della possibilità di reale e legale competizione che ogni nuovo gruppo di persone, anche con idee antitetiche alle sue, può avere con i partiti e le formazioni politiche che siedono già ora, o da molte legislature, nel Parlamento italiano.  

Cari italiani se, invece, a Marco Pannella fosse concesso di arrivare nelle vostre case vi spiegherebbe la sua preoccupazione per la democrazia, vi spiegherebbe che alla Rosa nel Pugno e ai Radicali in cui milita, oggi, e ad ogni nuovo partito, domani, potrebbe essere preclusa, di fatto, la possibilità di comprendere se ciascuno di voi, delle vostre storie, dei vostri patimenti o dei vostri successi può o, persino, deve essere quel patrimonio di vissuto di cui si deve arricchire il prossimo Parlamento italiano.

 

Marco Pannella, anche oggi come nel passato per il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale, lotta per il funzionamento secondo legalità costitutiva e costituzionale delle massime istituzioni italiane e per il Parlamento che è ancora in tempo per scongiurare questo trattamento irragionevole nei confronti di un soggetto politico.

 

Carissimi italiani chiedere che le massime istituzioni italiane si comportino secondo le regole fondamentali di uno stato di diritto per Marco Pannella significa soprattutto evitare ogni  sorta di giustificazione morale o di attenuante per le piccole e grandi illegalità di ogni altra istituzione, anche di quelle più vicine a noi, a nostri interessi, alle nostre libertà, alle nostre vite.

Non potete non comprendere che se i capi, i massimi responsabili dello stato italiano violano le leggi e i principi scritti della Carta Costituzionale c’è il rischio concreto che anche quelli che esercitano responsabilità via via inferiori possano farlo senza temere nulla, sentendosi quasi giustificati.

L’illegalità potrebbe ancor più diffondersi, dall’alto verso il basso, fino a noi cittadini italiani.

 

Fate fiducia all’azione di Marco Pannella come lui stesso la sta facendo al Parlamento e ai parlamentari offrendo il suo indebolimento fisico per rafforzare le volontà di coloro che possono approvare alcune modifiche della legge elettorale esistente che possano sanare questa irragionevole disparità di trattamento.

 

Riconoscerete che Marco Pannella, sino ad ora, è stato ed è un uomo, l’unico uomo politico, capace di grandi slanci ideali, di profonde ed intime convinzioni e di lotte cristalline. Mentre, sino a ieri, ci ha continuato, infatti, ad offrire il suo amore e il suo impegno fiducioso, donandoci decine e decine di referendum popolari, oggi, continua a coltivare e costruire la fiducia tanto a quella parte di noi italiani chiamati al potere quanto a noi poveri cittadini, vittime delle più diverse illegalità, offrendoci la sua sete di verità, legalità e giustizia evidentemente più forte di ogni sete di acqua e di cibo liquido.




permalink | inviato da il 22/1/2006 alle 13:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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