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politica interna
26 agosto 2007
Costi della politica (meglio della ex o para politica) o meglio ancora della partitocrazia.

Come molti dei lettori di questo blog sapranno, il comma 735 dell'unico articolo della legge finanziaria vigente aveva imposto la pubblicazione on line nei siti istituzionali dei rispettivi enti locali dei compensi pagati agli amministratori delle società partecipate.

Le prime notizie circolate in questi giorni ci comunicano innanzitutto una certa riottosità ad adeguarsi al disposto normativo. Le uniche regioni che vi si sono conformate risultano essere Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania e Trentino Alto Adige.

Addirittura poi sono totalmente inadempienti alcuni grossi comuni e province: comune (83 partecipate di cui 19 in via diretta) e provincia di Roma, comune di Milano, provincia di Torino e Cagliari. 

Al di là dei totali dei compensi elargiti (tutti attestantisi tranne il Piemonte appena al di sotto dei milione di euro) alle più alte cariche societarie (presidenti, amministratori delegati, direttori generali e consiglieri) quello che è balzato quasi subito agli occhi è la incredibile mole di ex della politica (nazionale ed amministrativa) che nei vari valzer di poltrone oggi sono finiti ad occupare le stanze dei bottoni di queste imprese para-pubbliche.
Oppure come grande parte degli attuali neo-big della politica sono passati dalle "forche poco caudine" di tale selezione di managerialità pubblica. 

Da un articolo del Sole 24 Ore di Venerdì scorso, poco citato per la verità, sarà interessante sapere che in Campania Alessandro Bocchino, ex assessore a Napoli, ora percepisce 60 mila euro l'anno come presidente dell'Ente Funzionale per l'Innovazione e lo Sviluppo Regionale.
Cosa farà mai quest'ente in più di quello che è nei poteri della Giunta ?

Sempre in Campania 60 mila euro intasca il Presidente di Talete Campania Digitale, Raffaele Sansone, già Direttore Generale di Città della Scienza, quando era Presidente l'attuale Ministro Nicolais.

A Napoli ma questa volta in ambito provinciale il precedente assessore regionale all'ambiente Beniamino Stamati incassa 54.744 euro l'anno per essere nel Consiglio di Amministrazione dell'Ente d'Ambito Ato n. 2 Campania, nominato proprio dalla provincia.
Altri 54.745 euro ad Alfonso Ascione, ex assessore provinciale al turismo, ora consigliere all'Ato n.3.

Ma anche il Sindaco Rosa Russo Iervolino e i suoi predecessori sembrano non dimenticare i vecchi amministratori.
Rocco Papa, assessore alla viabilità dal 1997 al 2001 e vicesindaco di Napoli dal 2001 al 2006, è Presidente di Bagnolifutura con un'indennità di 67.379 euro, mentre il suo vice a 53.100 euro è l'ex assessore dei Verdi Casimino Monti.
Antonio Simeone, già consigliere regionale in Campania, in quota Sdi, è Presidente di Anm Spa con un compenso di 67.370 euro, mentre a Pasquale Losa, ex assessore alle Risorse Umane e Lavoro, sempre nel capoluogo partenopeo, è andata la Presidenza di Asia Napoli Spa a 60.828 euro.
Ferdinando Balzano è amministratore delegato di Napoli Servizi Spa a 59.800 euro, molti lo ricordano per essere stato assessore a Palazzo San Giacomo.

Milano. La Provincia ha nominato l'economista Giulio Sapelli come numero uno di Asam (Azienda Sviluppo Acqua e Mobilità), al centro di forti polemiche per una politica "pubblica" espansionista sostenuta in modo bipartisan da Penati e dalla Moratti, ma il compenso si scontra decisamente con le esigenze di risparmio pubblico: a lui vengono riconosciuti ben 180.000 euro l'anno.  
Ma la cosa ancor più paradossale in termini di compensi è che in quella che dovrebbe essere una sua controllata - la "Milano-Serravalle" - il Presidente incassa addirittura 195.000 euro e l'Amministratore Delegato arriva a 390.000 euro.

Alla Provincia di Venezia invece nel 2006 hanno rifilato un oneroso doppio incarico all'ex Presidente della Provincia: Presidente di San Servolo Servizi srl (30 mila euro) e consigliere di Autostrada Brescia-Padova spa (40 mila euro). Entrambi i mandati sono cessati ad aprile scorso quando è stata eletta alla presidenza della società autostradale l'ex presidentessa della Provincia di Vicenza, Manuela del Lago (Lega Nord) con un compenso di 160.000 euro annui.

Ma anche a manager (o ex) di imprese private (???) o di altri enti pubblici nazionali non si fanno mancare doppi o tripli incarichi in altre partecipate pubbliche di sicuro rango inferiore (ma non in quanto a compensi evidentemente).
A Torino, ad esempio, Maurizio Magnabosco è amministratore di Amiat (igiene ambientale) a 220 mila euro all'anno e, allo stesso tempo, Presidente della società aereoportuale Sagat (altri 88.500 euro annui).
Maurizio Braccialarghe, direttore del personale della Rai, incassa 15.000 euro all'anno quale consigliere di Amiat.

Il Sindaco di Teramo ha indicato Lanfranco Venturoni alla presidenza della Teramo Ambiente con un compenso di 50.000 euro annui. Venturoni è già primario ospedaliero ed è stato candidato presidente alla Provincia per il centrodestra, non eletto nell'ultima tornata.

Luca Cordero di Montezemolo, proprio il Presidente di Confindustria, che in questi giorni tuona contro la politica, prende 110.000 euro per la Presidenza della Fiera di Bologna, indicato congiuntamente da Provincia, Comune e Camere di Commercio.
Comune e provincia di Bologna hanno conferito 80.000 euro anche a Lamberto Cotti ex consigliere regionale dei Ds in Emilia Romagna, ora Presidente di Srm, società reti e mobilità.

Oggi, poi, sempre sul Sole 24 Ore, molto in là, a pagina 22 l'analisi viene spostata sulle imprese in cui lo Stato esercita un certo controllo (come ad esempio con la golden share associata o meno alla facoltà di conferire gli incarichi di apice).

Il pezzo è titolato: "Nomine, la carica di ex deputati e uomini Iri". E' curioso notare che sia nel corpo sia nella estesa tabella che gli è accanto si parla di Poste, Fs, Eni, Enel, Finmeccanica, Poligrafico, Consip, Rai, Anas si fanno i nomi (molte volte i soliti) e i collegamenti ai partiti (in gergo le quote) come An, Forza Italia, Lega, Udc, Margherita, Ds, Nuovo Psi,Udeur, eventuali simpatie prodiane
  ma nessun nome, ripeto nessun nome, è collegato a noi Radicali e al mondo radicale. 
Sarà per questo che noi Radicali siamo costretti a dirvi o ci scegli o ci sciogli !

politica interna
16 agosto 2007
Maggio 1977. Omicidio di Giorgiana Masi. Cossiga ci torna su ma di nuovo a suo modo.
 Lo scrivo con il rispetto dovuto ad un Presidente della Repubblica Emerito, Francesco Cossiga, ma su Giorgiana Masi e la giornata del 12 Maggio 1977 continua a dire cose non vere utilizzando, in questo caso, microfoni qualificati.

Nell’ultimo numero uscito, relativo a quest’anno, della rivista trimestrale Gnosis, rivista Italiana di Intelligence, promanazione diretta dei Servizi Segreti italiani, l’ex Presidente viene intervistato da Pio Marconi sul fenomeno terroristico ed in particolare relativamente all’anno 1977.


                                


La sensazione non è gradevole, soprattutto leggendo le risposte alle ultime domande. Non m’appare, infatti, una bella cosa che in un momento come quello attuale in cui la sinistra comunista, massimalista, e buona parte del sindacato italiano torna ad influenzare fortemente le scelte del Governo nel senso della conservazione delle postazione acquisite dai più garantiti, dai già protetti e tutelati, Francesco Cossiga nell’intervista tessa l’elogio alla responsabilità del sindacato di allora nel momento in cui accettò la sospensione dell’esercizio al diritto di riunirsi per manifestare liberamente le proprie convinzione.

Il divieto di manifestazioni nella primavera del 1977 era necessario? Le organizzazioni del lavoro rinunciarono al 1° maggio in piazza” chiede e suggerisce l’intervistatore.

Mentre non l'accettò Pannella.” risponde Cossiga, facendo passare il leader radicale come un irresponsabile.

Io lo pregai in ginocchio” continua il Presidente Emerito, “e dissi che il divieto lo avevano accettato i sindacati i quali hanno un servizio d'ordine che isola i violenti, magari li pesta e poi li consegna alla Polizia, e che agisce d'accordo con la Questura. Gli dissi, "guarda che tu sarai infiltrato". E il 12 maggio successe la tragedia di Giorgiana Masi. Quando avevo parlato dei divieti coi sindacati questi subito avevano detto che non era il caso di creare problemi. Avevano un servizio d'ordine ma non potevano escludere un'infiltrazione armata. E accettarono di rinviare le loro manifestazioni. Allora i sindacati erano una cosa ben diversa. Non erano sindacati di oggi. I sindacati dei pensionati. Con più del 50% degli iscritti fatto di pensionati. Io facevo i comizi da Ministro dell'Interno, accompagnato da Franco Marini e col servizio d'ordine della CISL, che era fatto di ferrovieri e di operai tessili.”

Insomma, al di là ai riferimenti pur ambigui ad accordi tra servizio d’ordine del sindacato con la Polizia, secondo l’allora Ministro dell’Interni, l’omicidio di Giorgiana Masi fu ordito da criminali, v’è da sospettare terroristi o violenti infiltrati tra le file del partito radicale, nonviolento per antonomasia.

Ma perché accettare ? Perché avrebbero dovuto i radicali e Marco Pannella sospendere l’esercizio del diritto costituzionale a riunirsi nella pubblica piazza ? Perché avrebbero dovuto accettare l’idea di uno Stato che chiede ai partiti e ai sindacati di fare quello che non riesce a fare, cioè separare i violenti dai nonviolenti, le azioni criminali da quelle perfettamente legali e cioè perseguire le prime e tutelare le seconde ?

                    


Semplice. Il primo: vi è più responsabilità, nel lungo termine, in chi pretende per l’individuo che la Costituzione prevalga su qualsiasi necessità emergenziale prospettata proprio dal potere rispetto a chi, asseritamene incapace di assolvere i compiti attribuitigli dalla legge, piega la Costituzione ad un’emergenza vera o presunta, dando inaudito ruolo a chi ipotizza e realizza violenze ed ammazzamenti (politici).

Il secondo: quel giorno (e Cossiga tace su questo) non stavano solo festeggiando al ricorrenza della vittoria sul referendum sul divorzio ma stavano raccogliendo le firme su altri 8 quesiti referendari, cioè stavano garantendo l’esercizio del diritto costituzionale di tutti cittadini di esprimersi mediante quanto di più alto c’è in una democrazia, le elezioni referendaria (la seconda scheda), producendo subito conseguenze nell’ordinamento giuridico.

Ma soprattutto nella ricostruzione dei fatti mi pare che il Presidente sia non solo particolarmente lacunoso ma addirittura contraddittorio.

Così mentre ora afferma di sospette infiltrazioni dall’esterno direttamente all’interno dei radicali nel 2005, appena due anni fa, rivelò valutazioni mai fatte prima: “Giorgiana Masi venne probabilmente uccisa da ‘fuoco amico’ da colpi vaganti sparati da dimostranti, forse suoi compagni ed amici con i quali si trovava, contro le forze dell’ordine” (da un’Agenzia ANSA del Maggio 2005).

Ecco, invece, la ricostruzione che fa Valter Vecellio, giornalista e radicale, di quei giorni, della giornata del 12 Maggio 2007 in occasione del ventennale della rivista “Polizia e Democrazia”: “Era l’anniversario della grande vittoria dei “Si” al referendum sul divorzio, voluto dal Vaticano, dalla Dc di Amintore Fanfani e dai neofascisti di Giorgio Almirante. Il Partito Radicale inoltre stava raccogliendo le firme per altri referendum, con i quali si chiedeva tra l’altro di abrogare le norme fasciste allora contenute nel Codice penale, i Tribunali e i Codici militari. L’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga aveva pretestuosamente vietato, per motivi di ordine pubblico, tutte le manifestazioni, per un mese. Anche il concerto del 12 maggio a piazza Navona, per festeggiare la vittoria divorzista e raccogliere le firme per i referendum. Un divieto ingiusto, e i radicali annunciarono che avrebbero pubblicamente disobbedito.

Reparti di Carabinieri e Polizia furono mobilitati per impedire che si potesse accedere a piazza Navona. Ci furono violente cariche, aggressioni, fermi, arresti. Ricordo come fosse oggi il vice questore in borghese del primo distretto che mi massacrò di cazzotti, e poi mi fece rinchiudere in cella di sicurezza per ore. Al processo che ne seguì, il Tribunale riconobbe le mie buone ragioni, e non vi fu alcun seguito. Si era molto risentito, quel vice questore, per un epiteto che mi era uscito di bocca, dopo che a freddo mi aveva dato un pugno allo stomaco (come neppure Mike Tyson), che mi aveva letteralmente piegato in due. E quello fu il meno. Dalle tre del pomeriggio fino alle sei il centro storico di Roma, da piazza Navona fino a Trastevere, divenne terreno di battaglia. C’erano squadre di agenti di Polizia in borghese, travestiti da autonomi, che si incaricavano di provocare i manifestanti; in alcuni casi si sparò, anche ad altezza d’uomo. È tutto documentato, scritto, provato; in un libro bianco sono state raccolte decine di fotografie e di testimonianze di parlamentari e giornalisti del Messaggero, del Corriere della Sera, della Repubblica. Qualcuno quel pomeriggio cercava il morto; e alla fine il morto ci fu: una ragazza, Giorgiana Masi, colpita all’altezza del Ponte Garibaldi, stava andando al concerto con il suo fidanzato. Di quello solo era colpevole. Un’altra ragazza, Elena Ascione, fu ferita gravemente.


                            


Varrà la pena, per non tradire la memoria, rispondere però alla nuova invettiva di Cossiga proprio con le parole di Marco Pannella; il leader radicale, mai così esplicito, non è stato querelato allora e nemmeno in futuro, quando ha ripetuto pubblicamente, la seguente ricostruzione di quella giornata.

La lettura distorta dei fatti, in buona o mala fede, la loro trascrizione errata o fraudolenta, hanno costituito per anni e costituiscono tutt'ora l'arma principale usata dagli assassini, mandanti e esecutori, della strategia delle stragi e della destabilizzazione. Oggi i fatti dicono che il 12 maggio, a Roma, con l'assassinio di Giorgiana Masi e il ferimento di molte altre persone, s'è tentata una strage, a freddo; sul piano strettamente giuridico la si è realizzata. Per strage denunceremo quindi i responsabili nei prossimi giorni, fino a che verità non sia fatta. Non aspetteremo anni, questa volta.”

Ed ancora, direttamente rivolto all’operato di Francesco Cossiga: “Il ministro degli Interni afferma dunque, privilegia e difende la violenza e la sua logica mortale. Si mobilita per sospendere diritti civili di tutta una città, fa aggredire brutalmente passanti inermi e migliaia di donne e uomini pacifici e nonviolenti che si recano ad ascoltare musica e a firmare i referendum, rispondendo all'appello non solo nostro ma di decine di politici, di deputati socialisti, democratici, di prestigiosi uomini di cultura.

Occupa militarmente mezzo centro storico, picchia parlamentari, fa venire da fuori Roma giovanissimi carabinieri terrorizzati ad arte non fidandosi di agenti sospettati di sindacalizzazione, fa sparare migliaia di bombe lacrimogene, tossiche, e decine di armi da fuoco, impedisce il deflusso di cittadini anche casualmente aggregati dai blocchi stradali realizzati fin dalle 14 di quel giorno dalla forza pubblica; cerca ovunque lo scontro, fino a quando, com'era prevedibile, non c'è il morto; per miracolo, un solo morto, Giorgiana Masi. Aveva 19 anni. Era venuta per firmare. L'hanno assassinata.

[…]Ma l'indomani, il 13 maggio, lo stesso ministro, a Roma, consente ovunque cortei e assemblee pubbliche, non indette certo (e comprensibilmente) sotto il segno della nonviolenza, e incoraggia le manifestazioni di oggi. Si limita a "controllarli" da lontano, sperando forse nell'uso di "P 38", non più temendo l'uso dei lapis e delle note musicali, per lui tremende armi di noi radicali. Il risultato è ormai ottenuto. La provocazione della sospensione dei diritti costituzionali di manifestazione a Roma, per un lungo periodo, mantenuta contro l'unanime critica di tutti i partiti democratici e i sindacati, usata per scatenare la violenza contro gli inermi e pacifici e per criminalizzare, quanto meno moralmente, l'unico partito della nonviolenza in Italia, è ormai servita al suo scopo; riesplode in tutta Italia la tensione, la violenza che rischiavano di sopirsi.
E il ministro di polizia potrà di nuovo rovesciare sul Paese, dalla Rai-Tv e dai giornali, i suoi appelli e moniti di sceriffo della Provvidenza, la DC chiedere altre leggi fasciste.

[…]I radicali avevano visto giusto, il 12 maggio, anche per un'altra ragione. Ed è quella cui più teniamo, oggi. Noi affermiamo che per sei ore gli ordini dati alle forze di polizia hanno causato aggressioni solamente da parte della polizia. Che rarissimamente vi sono stati episodi di difesa non nonviolenta, e sempre, smaccatamente, di difesa. C'erano, certo, dei "violenti", fra le migliaia e migliaia di cittadini pacifici. Ma la loro tattica è stata quel pomeriggio ineccepibile, leale.
Volevano che la nostra manifestazione si svolgesse assolutamente senza incidenti, per far aumentare le possibilità di un successo se non di autorizzazione per le manifestazioni del 19 maggio. Ho visto "autonomi": calmavano gli animi, evitando lo scontro.
Abbiamo ormai una ferrea documentazione che i ceffi con le armi non sempre d'ordinanza che sparavano, mettendosi accanto ai manifestanti, eccitandoli, erano agli ordini del questore di Roma e dei suoi funzionari.”

Dallo stenografico di una di una Tribuna politica in onda sulle reti RAI, il leader radicale a fine Maggio del 1977 ha modo, poi, di ribadire:

“Giorgiana l'hanno respinta e uccisa, dopo sei ore. Andava solo a firmare. Quando sono venuto qui, temendo che io parlassi di questo, e ne parlo, non posso non parlarne, sono andati in crisi. Avevo detto che avrei avuto, magari appesa al collo, qualche fotografia su quel 12 maggio. Questa è una fotografia presa in mezzo ad altre. Guardate, vedete? Vedete questi autonomi, questi assassini che stanno ammazzando i poliziotti?

Guardateli, li riconosciamo. Hanno la spranga, il volto coperto, sono teppisti, guardate. Li avete visti bene? Potremmo vederne degli altri. Volete vedere una "P-38", un'arma a tamburo? Eccola in questa foto. Il 12 maggio ce n'erano a centinaia di questi assassini dei poliziotti. Ma erano poliziotti!!! Noi questo lo dobbiamo dire.

Il tempo dei lupi è venuto, gli assassini stanno scendendo dalla montagna, è vero!

[…]Noi sappiamo che in questo momento c'è della gente che si chiede cosa abbiamo fatto il 12 maggio, perché abbiamo fatto quella manifestazione disubbidendo. Ma noi non possiamo premiare il comportamento violento di uno Stato che inonda le strade di persone vestite come assassini e le cui foto, domani, verranno riportate dai giornali e dalla televisione come prova che gli assassini ci sono. Ma certo, qualcuno ce n'è: vi ricordate quella tremenda foto presa a Milano, per strada, di uno della "P-38", un autonomo che spara?

Però pensateci un momento: è quello uno studente, un sottoproletario sgangherato, o non è un uomo che sa prendere la mira, un guerrigliero? E dove si è formato? Nelle università o nelle galere? Cosa c'è dietro tutto questo? E allora noi, da nonviolenti, cosa dovevamo fare? Non è stato detto che il 12 maggio i sindacati, tre ore prima di quella manifestazione musicale, di festa, avevamo telegrafato al ministro di non intervenire perché quella manifestazione era giusta. I tre sindacati. Erano i socialisti, erano i democratici, erano gli intellettuali che invitavano noi a non disdire quella festa, a non obbedire a una legge che la Corte costituzionale, nel '61, aveva dichiarato fascista e che Cossiga quella mattina cercava di applicare.”

Ed ecco perché secondo Pannella doveva tenersi quella manifestazione, quella raccolta firme referendaria anche disobbedendo, assumendosene responsabilità pubblica, ad un ordine ritenuto ingiusto: “Ascoltami: se per due o tre assassinati a freddo (e da chi?) un Ministro degli Interni può sospendere i diritti civili di una città di 4 milioni di abitanti; se, contrariamente a quanto accade in ogni paese di democrazia parlamentare e politica, un Ministro degli Interni diventa tanto più potente e inamovibile e autoritario, quanto più assassinati vi sono sotto il suo regno; se non deve invece dimettersi; quanto meno per incapacità, come ovunque accadrebbe; se questo fosse accettato basterebbe una bella strage riuscita su un treno estivo, con qualche centinaia di morti, per consentirgli di sospendere le libertà di e i diritti civili dell'intero paese per 6 mesi almeno. Se si accetta che per punire e colpire i violenti si deve o può impedire ai non violenti e ai democratici di manifestare, di riunirsi, di isolare nelle città le forze e i metodi delle stragi è evidente che gli assassini di ogni colore e i nuovi fascisti di stato (quelli delle stragi di Piazza Fontana, di Brescia, di Trento, fino a quelli di Piazza Navona, dei vari Sid e Affari Riservati) avranno interesse ad ammazzare sempre di più.” (Risposta a MGP, lettore di Eureka).

Difficile continuare ad accreditare, anche oggi o, forse, per l’oggi, la tesi di un Marco Pannella e di radicali totalmente irresponsabili a fronte, invece, di un sindacato e di una sinistra comunista attenta, prudente e rispettosa della legalità costituita.

politica estera
6 agosto 2007
Iran. E’ necessario rilanciare l’iniziativa pro-moratoria alle Nazioni Unite.

La vicenda esplosa ieri con l’accusa di ingerenza fatta dal portavoce del Ministero degli Affari Esteri Mohammad Ali Hosseini all’Italia e all’Europa sulle osservazioni diplomatiche fatte anche dalla Farnesina sulla recente escalation di esecuzioni capitali è di incredibile portata, molto maggiore dello spazio informativo che si è conquistata favorita, forse, dalla sua involontaria collocazione nel periodo estivo italiano.

Per Hosseini la questione sarebbe, invece, da chiudere e nel modo semplice (o forse banale): i criminali vanno puniti e ogni Paese lo fa come più gli aggrada.

In realtà molto più delle timide interlocuzioni italiane, da quella del Vice Ministro agli Esteri Intini: “L’Italia ha fatto della lotta alla pena di morte una sua bandiera in campo internazionale. Io penso che il governo iraniano conosca bene le buone intenzioni del governo italiano, che è tra quelli che più credono nella necessità di un negoziato e di una soluzione politica ai conflitti in atto. Noi facciamo una battaglia di principio. Conosciamo le difficoltà, ma penso che un mondo senza esecuzioni sarebbe più giusto e più in pace” a quella del Sottosegretario Vernetti: “Abbiamo molto chiaro che si tratta di una terribile dittatura che deve subire la pressione della comunità internazionale” risponde al regime iraniano Mohsen Segara, dissidente iraniano, leader in gioventù del movimento studentesco e docente ad Haward negli Usa.

                              

Oggi sul Corriere della Sera, Sazegara dice candidamente che i recenti giustiziati lungi dall’essere criminali comuni, anzi “alcune delle 16 persone recentemente impiccate con l’accusa di essere criminali avevano protestato contro il razionamento della benzina. E il generale Radan, il capo della Polizia di Theran, ha detto che se non li eliminava c’era il rischio di nuove proteste.” Questi metodi continua il dissidente iraniano “sono piuttosto efficaci nel creare un clima di paura.”

Per questo credo occorra che si rilanci, con forza ed in ogni luogo politico ed istituzionale, in vista di Settembre e della scadenza dell’impegno preso dall’Unione Europea, la campagna per la moratoria subito alle esecuzioni delle pene capitali; perché come è evidente, sempre di più, vincerla significa non solo affermare, secondo le parole del Vice Ministro Intini, un principio ma evitare migliaia di morti ogni anno e concretamente lottare per la giustizia e la democrazia del mondo, tentando, senza l’uso di strumenti bellici, di invertire all’interno delle dittature i rapporti effettivi di forza tra chi lotta per libertà e democrazia e il dittatore e la sua corte chiamata a gestire il potere.

POLITICA
1 agosto 2007
Partito democratico: no a Pannella è un no alla storia radicale.

Cosa c'è di nuovo nel niet del Partito democratico, che sa già di vecchio, a Marco Pannella ?
Nulla.
E' il no storico di comunisti e post-comunisti e di integralisti cattolici (post democristiani e neo-teodem) alla storia e al vissuto dei loro elettori: alla storia di Romolo Murri (don), di Argentina Marchei ma anche quella di Umberto Terracini e Fabio Gullo, di Adele Faccio, Adelaide Aglietta ma anche di Loris Fortuna.
E' il loro, costante e sistematico, rifiuto dell'eredità ideale e politica di Benedetto Croce, Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, i fratelli Rosselli e Piero Gobetti.
E' il no storico ad una vita altra rispetto a quella oligarchica di conservazione di assetti burocratici, chiusa in un fortino rispetto ad un popolo italiano (che non possiede altre alternative che l'assuefazione e la rassegnazione).

politica interna
13 aprile 2006
E se Berlusconi, grazie all'antitrust e a Telecom, si preparasse all'uscita ?

E' di ieri la notizia, passata un pò sottotraccia per la verità, che l'Antitrust  ha dato il via libera all'acquisione di Europa TV.
Per amor di patria, meglio di logica - per adesso - lascerò stare ogni considerazione in ordine all'incremento che con questa delibera si produce all'incredibile concetrazione mediatica in capo alla famiglia Berlusconi.




Certo è, solo, che L'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato, nel dare il proprio parere positivo all'acquisizione della rete trasmissiva dell'emittente da parte di Rti, (Reti televisive italiane cui fa capo Mediaset) sottolinea che vigilerà sul rispetto degli impegni presi dalla società in relazione alla raccolta pubblicitaria.
La rete, precisa, ancora l'Antitrust, sarà dedicata esclusivamente alla fornitura di contenuti televisivi sui cellulari con il sistema DVB-H.
Se unite questa notizia alle voci sempre più insistenti di un'offerta del gruppo Mediaset su Telecom si potrebbe ipotizzare una via di uscita (o di rientrata) dalla politica del cavaliere, con un consolidamento, senza precedenti, di una delle due gambe del duopolio dell'informazione.
Tutto alla faccia della pluralità dell'offerta informativa e del futuro conoscere per deliberare per il cittadino !
Non è che questo can can sui voti e sui brogli serve nascondere le trattative su questa, più concreta strategia dell'ex Presidente ?




permalink | inviato da il 13/4/2006 alle 15:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
SOCIETA'
9 ottobre 2005
Riformatori Liberali e Fondazione Magna Carta

Certe volte navigando su internet si fanno delle scoperte interessantissime.
Non sapremo dire se è nato prima l'uovo o la gallina ovvero viceversa; ciò fa il paio con la nostra ignoranza in ordine alla nascita di Riformatori Liberali e alla costituzione del board della Fondazione Magna Carta.



Ignoriamo cioè i nessi causa effetto e i percorsi politici che arrivano all'adesione di Benedetto della Vedova & co. alla Casa della Libertà.
Sta di fatto che entrando sul sito della Fondazione di Marcello Pera, che in 
homepage pubblicizza un importante convegno Libertà e Laicita a Norcia dopo aver messo in


Benedetto XVI


bella evidenza l'ultima omelia di Benedetto XVI sulla necessità di non dimenticare Dio nella vita pubblica, si può scoprire che i liberal e radicali (o ex) Della Vedova, Tardash e Vigevano sono inseriti nei diversi board della Fondazione strettamente legata al Presidente del Senato.

Curioso è anche l'elenco dei fondatori e degli aderenti sempre scovato sul sito della Fondazione alcuni dei quali riconducibili, direttamente, al Presidente del Consiglio.

Fondatori di Magna Carta:

Erg s.p.a.
Fondiaria Sai s.p.a.
Nuova Editoriale soc. coop. s.r.l.
Siteba s.p.a.
British American Tobacco Italia s.p.a.
Mediaset s.p.a.
Comipac s.p.a.
Acqua Pia Antica Marcia s.p.a.
Securfin Holdings s.p.a.
Viaggi del Ventaglio s.p.a.

Aderenti a Magna Carta:

Boscolo Group s.p.a.
Caronte Tourist s.p.a.
Finmeccanica
Officine Meccaniche Giovanni Cerutti s.p.a.
Olimpia Splendid s.p.a.
Rso s.p.a.
San Paolo Wealth Management s.p.a.
Valtur s.p.a.
Sky Link and Logistic Service Italy s.p.a.





permalink | inviato da il 9/10/2005 alle 13:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
politica interna
9 ottobre 2005
La notizia del giorno: Berlusconi è tra i 7 uomini più ricchi del mondo !

In breve. Fossimo noi gli strateghi della campagna elettorale del centro sinistra saremmo molto preoccupati. A Berlusconi è bastato poco più di un decennio di discesa in campo per divenire il settimo uomo più ricco al mondo.
Ora che anche
Montezemolo aderisce alla campagna promozionale sul proporzionale del centrodestra basterebbe solo un altro D'Alema che si recasse a Mediaset a dichiarare che essa costituisce patrimonio nazionale per dare un ulteriore scossone alla classifica degli uomini più ricchi.
Caso Italia. Forse.
  




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