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politica interna
22 agosto 2007
Monsignor Bertone. Lo scandalo maschilista della Chiesa continua.

C'è da rimanere esterefatti dalle dichiarazioni del Monsignor Bertone. Non gli erano bastate le affermazioni sulle leggi giuste in materia di imposizione fiscale che hanno scatenato anche il paradossale dibattito sul politico peccatore che fa pagare troppe tasse.
Lo sconfinamento continua e continua con una protervia maschilista che non ha eguali.
Forse, a scoppio ritardato, bisogna dare ragione per l'ennesima volta a Marco Pannella.



Che differenza fa, ha detto sempre il leader radicale, il burqua imposto alle donne nelle teocrazie islamiche da alcune "uniformi" vestite da alcuni ordini di suore ?
Solo qualche centimetro quadrato di stoffa sul viso.



Il Monsignor Bertone ci dice, polemizzando con la ragionevolissima e prudentissima apertura di Amnesty International, che - nossignore - neanche la donna violentata può abortire.
Secondo l'alto prelato la donna, contro la sua volontà, dopo aver subito il sesso di un uomo dovrebbe portare a compimento comunque la sua gravidanza. Ecco la concezione della donna secono Bertone: una fattrice, privata di ogni sentimento e ogni capacità di discernere.
"Qualcuno ti ha obbligato a scopare, noi ti obblighiamo a partorire !"

Ma vediamola dal punto di vista dell'appartenente al genere umano di sesso maschile. Lo stupro è un crimine, questo la Chiesa lo sa, ma taluni degli effetti e cioè taluni danni compiuti da un maschio non possono essere rimossi; secondo la Chiesa sono irriversibili. L'uomo, ancorchè colpevole, la sua violenza (altri la definiribbero la forza virile) sarebbero, secondo la Chiesa, capaci comunque di condizionare come una condanna, la vita di una donna.
Questo è il potere della Chiesa riconosciuto al "membro maschile"; una superiorità biologica inesistente viene cristallizzata nell'acquiscenza dovuta dalla donna, anche quando il rapporto sessuale coatto si è concluso.

Bene, bravo, Monsignor Bertone !
E la pietas e la carità cristiane per chi si trova in difficoltà, dove le mettiamo ?
Cristo, il Cristo dei Vangeli, accetterebbe mai questo giogo che pesa come un macigno su tutte donne le mondo ?
Ha pensato mai, il Monsignore, espressione di una Chiesa Cattolica attenta alla difesa della famiglia fondata sul matrimonio, quale ipoteca sul futuro di una donna, costituisce presentarsi, per giunta contro la sua volontà, con un figlio frutto di uno stupro ? 
Ha pensato mai rigettando persino l'ipotesi dell'aborto in caso di strupro quale potere conferisce a quei gruppi armati che pratico lo stupro di massa come strategia di pulizia etnica ?


Domande retoriche per la Chiesa, che tramite l'Eminenza, ci fa sapere che, d'altronde, la vita è vita anche quando è in potenza.
Insomma, quando la scelta di una donna violentata vale meno di un grumo di cellule che non si vede nemmeno al microscopio.
 

politica interna
11 agosto 2007
Droghe. I guasti del proibizionismo...

C'è ancora da convincere qualcheduno sul fatto che l'approccio proibizionista sia produttivo di maggiori tragedie di qualsiasi altra ipotesi di legalizzazione ?

Se si quello che segue, in link, è quello che succede alle sostanze nel mercato clandestino e vietato (mentre per quelle legali discutiamo di marchi di qualità, di etichette che indichino l'esatta composizione degli ingredienti, le modalità di conservazione, di consumo e le avvertenze sui danni alla salute in caso di consumo eccessivo)...



 I GUASTI DEL PROIBIZIONISMO

politica interna
9 agosto 2007
Riforma, meglio abrograzione, della legge 40. La Turco emblema di una sinistra rinunciataria solo italiana. Invece in Spagna…

Si ricorderà che la Rosa nel Pugno nel suo programma laico, liberale, laico e socialista oltre ad indicare nel suo programma al punto 5 la libertà di ricerca e procreazione medicalmente assistita sul modello britannico aveva indicato proprio Zapatero, il leader del governo spagnolo, tra le icone della sua proposta di alternativa alla politica italiana (insieme a Blair e il, purtroppo, meno noto socialista Loris Fortuna, quelle delle lotte per l’aborto e il divorzio).

Mai una scelta fu così azzeccata.

In questi giorni, infatti, Zapatero incarica come suo Ministro della Sanità, Benat Soria, un grande scienziato a servizio di un progetto nuovo e di una politica nuova, per la scienza. Bernat Soria (leggi un suo contributo nell'Agenda Coscioni - in formato pdf) è stato uno dei promotori del Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica dell’Associazione Luca Coscioni tenuto nel febbraio 2006. Ha partecipato ed è stato, con l’Associazione Luca Coscioni e con il Partito Radicale Transnazionale, co-promotore della campagna contro la messa al bando di ogni forma di clonazione umana all’Onu.

In Italia, invece, dobbiamo accontentarci di una sinistra rinunciataria, una sinistra che, bene che va, media al ribasso piuttosto che orgogliosamente agitare le bandiere delle proprie convinzioni per un dibattito ed un confronto leale ed aperto con i cosiddetti teodem (che oggi sarebbero con un’informazione solo un po’ decente) minoranza nel paese, lontani dal vissuto degli italiani.

Neanche dopo la pregevolissima trasmissione di Riccardo Icona, W L’Italia in Diretta, il Ministro Turco ha avuto un sussulto alla visione di quelle impressionati testimonianze di coppie costrette dall’attuale Legge 40 e dalle sue incredibili, ascientifiche, proibizioni a recarsi all’estero e moltiplicare le spese e a sottoporsi a più cicli ormonali per la completa riuscita del loro programma di fecondazione assistita.

                       

Così in un’intervista all’Unità on line di ieri sera il Ministro Turco il massimo che riesce a dire in tema di legge 40 (quella voluta e tenuta in piedi dalla strategia astensionista da tutto il centrodestra, dal Vaticano, e dai teodem di centrosinistra) è che il programma dell’Unione “non prevede la modifica della legge 40, però ci siamo impegnati a monitorarne l'applicazione e si è visto che c'è una diminuzione delle gravidanze, un aumento dei parti plurimi e una sostanziale diminuzione dell'efficacia delle tecniche stesse. Ora, dobbiamo aggiornare le linee guida”.

Prepariamoci dunque; prepariamoci, in Italia, al grande scontro politico e parlamentare sulle linee guida. Insomma i reazionari, di ogni colore, in tema di diritti civili già ringraziano.

POLITICA
8 agosto 2007
India. Più mercato e competizione contro gli oligopoli farmaceutici
Non sarà di certo la rivoluzione liberale, a livello mondiale, ma la notizia proveniente da una grande democrazia emergente come quella indiana è la prova (patente) che un po’ più di competizione e di mercato va contro le grosse multinazionali e in favore dell’accesso dei più deboli a maggiori quantità (e con migliore qualità) di beni e servizi.

Questa volta è toccato alla potente lobby, oligopolistica, del farmaco soccombere alle esigenze di libertà e di giustizia.

La corte di Chennai, nel sud dell’India, ha infatti deciso, nei giorni di scorsi, di respingere il ricorso del colosso Novartris, permettendo quindi la produzione di una versione generica del Glivec, un farmaco capace di curare alcune forme di leucemia.

Ma quello che rileva, come esempio non seguito nemmeno in Europa, è la legislazione indiana.

                            


L’India, infatti, non solo ha introdotto clausole ai brevetti dei prodotti farmaceutici relativamente ai farmaci salvavita ed essenziali (come ad esempio quelli anti Hiv) – che possono essere prodotti a basso costo – ma ha ritenuto di dover esentare dal rispetto degli obblighi derivanti dal deposito del brevetto anche le nuove scoperte attinenti a farmaci essenziali che modifichino in modo non rilevante molecole già conosciute.

Proprio contro questa clausola, applicata per la prima volta proprio al Glivec, c'era stato il ricorso rigettato dalla corte indiana, avversato oltre che dalle autorità di Nuova Delhi, preoccupate di un 'effetto a catena' sugli altri farmaci in caso di vittoria della Novartis, da 420mila firme raccolte in tutto il mondo. Secondo le organizzazioni umanitarie quella di oggi è una 'sentenza storica': "E' un grosso sollievo per milioni di pazienti e medici che operano nei Paesi più poveri e che dipendono interamente in larga misura da farmaci prodotti in India - spiega Raffaella Ravinetto, presidente dell'associazione Medici Senza Frontiere in Italia - la Corte Indiana ribadisce il diritto dei Paesi come l'India a emanare leggi che facciano proprie tutte le clausole di salvaguardia previste negli accordi internazionali sul commercio, e scongiura il rischio di una ulteriore restrizione della possibilità di produrre farmaci generici". Di parere opposto invece la Novartis, che attraverso il suo sito ha diffuso una nota in cui dichiara che difficilmente ricorrerà in appello, ma che comunque la battaglia per il Glivec non è finita:"Questo farmaco è già gratuito per il 99% dei pazienti indiani - scrive l'azienda - e l'eliminazione della clausola non diminuirebbe le forniture ai paesi in via di sviluppo.”

L'Azienda aspetta un'inchiesta imparziale e indipendente da parte della Commissione per le proprietà intellettuali". Quello fra Novartis e India è solo uno dei campi dove si sta svolgendo questa battaglia, e anche in Brasile e Thailandia ci sono controversie sulle clausole di salvaguardia applicate ai farmaci. In Thailandia qualche mese fa la Abbott, azienda produttrice di un farmaco anti-Hiv, ha annunciato addirittura che non commercializzerà nuovi farmaci nel paese se le autorità non cambieranno il regime sui generici.

politica interna
18 aprile 2006
Un congresso nel nome di Luca Coscioni

Da un mio scritto inviato per il Congresso straordinario dell'Associazione Luca Coscioni.


Nel mese di Marzo e nei primi giorni di Aprile ho avuto letteralmente il privilegio di poter fare da candidato la campagna elettorale per la Rosa nel Pugno. L'ho fatta essenzialmente a Rieti, luogo dove sono nato e dove risiedono da tempo mio padre e mia madre. Come non facevo da tempo sono potuto stare per un prolungato periodo a contatto con mamma, malata da un quindicennio di Morbo di Parkinson.

Il rapporto Dulbecco includeva tale malattia tra quelle potenzialmente curabili dai ritrovati della ricerca sulle cellule staminali embrionali.

 

In questo mese di campagna elettorale ho osservato mia madre e ho osservato mio padre con più attenzione; mi verrebbe da dire con più consapevolezza. Ho cercato di capire, di interrogarmi, infine di ricercare.

Ho cercato di capire perchè le porte di casa sono divenute sempre più strette, perchè i miei genitori hanno via via trascurato i rapporti con parenti ed amici, perchè pur avendone ancora fisicamente, anche con un pò di ingegno, la possibilità la vita relazionale sia stata progressivamente bandita e perchè ci si sia quasi autocostretti in un isolamento affettivo.

La prigione, la mancanza di libertà non è solo un luogo fisico, una condizione del corpo ma anche un luogo mentale che ci troviamo a frequentare anche più volte nelle nostre esistenze, indipendentemente se siamo in compagnia o meno. 

Un luogo addirittura a cui, talvolta, ci rassegniamo o ci assuefacciamo.

 

La prigionia è quella convinzione che si fa strada anche nel detenuto che percepisce il suo essere, la sua intimità, i suoi pensieri, la sua ricerca come cosa derelitta, abbandonata, legata solo al trascorrere del tempo e priva di senso, magari pure errante ma ormai dimentica e dimenticata in quella realtà disumanizzante chiamata carceri italiane. 

Non la malattia infatti, ma quello stato d'animo che deriva dalla ineluttabilità delle tappe che condurranno mia madre ad un'invalidità sempre più pesante, è quella cosa che ha auto-costretto e che auto-cotringe i miei genitori alla prigionia di una spirale circoscritta alle mura di casa e all'assistenza sanitaria.

 

Ho sperimentato parimenti, in questa campagna elettorale, la prigionia intellettuale, morale e civile in cui versano i giornalisti della carta stampata, laureati e nel contempo remunerati a tariffe secondo ordine professionale per pochi euro a pezzo, costretti dalle direzioni dei giornali a non pubblicare delle interviste a distanza di Sabrina Di Giulio sol perchè candidata a Rieti ma non nativa di quel posto. 

E' un senso di sfiducia che si aggrava col passare degli anni; un'assenza di prospettiva, un'aridità e un'impotenza creatrice che diventano sistema, normalità invalidante a loro volta. 

 
Non so come e quando la scienza, anch'essa imprigionata dal cancro dei divieti, potrà curare il Morbo di Parkinson, quello di Alzhaimer, la sclerosi laterale amiotrofica e tante altre malattie degenerative ed invalidanti ma so che posso e possiamo tutti, a partire da questo Congresso, divenire, almeno per un pò ed un pò più Luca Coscioni, un pò più Sabrina Di Giulio, un pò più Tonina Cordedda per dare all'Italia, ai nostri amici, alle nostre famiglie quelle dei matrimoni o quelle dei pacs, ai nostri conviventi l'unica medicina in grado di guarirci nel profondo: l'amore per la libertà
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politica interna
25 dicembre 2005
CARCERI: AMNISTIA PER UN NATALE DI COMPASSIONE

Penso al Natale: penso a questo periodo di feste.

Penso a come tutti noi ci accingiamo a passarlo; penso al desiderio di trascorrere questo tempo accolti dal calore delle persone che ci sono più vicine.

Penso, soprattutto, alla convivialità festosa densa dell’amore dei parenti.

 

Proprio per questo  penso anche a colui il quale non solo non potrà vivere il carico della speranza di un abbraccio che c’è nel viaggio che lo separa “dai suoi” ma che ha la matematica certezza di vivere questo periodo chiuso in una cella.

E’ il Natale dello scandalo delle carceri italiane sovraffollate e dei letti a castello dove in pochi metri quadri si fa a turno per sgranchirsi le gambe; è il Natale del bagno “a vista” in cella in cui la dignità di un uomo o di una donna non vengono protetti nemmeno da una porta di separazione; è il Natale dell’ultimo piano “a soffitto” dei letti a castello e, quindi, dell’impossibilità fisica di trovare il conforto persino nei libri  ed è il Natale di chi sa che al ritorno dalle ferie il personale dell’Amministrazione penitenziaria non sarà in grado nemmeno di proporgli un programma di lavoro o reinserimento sociale.

 

Si, è vero; potremmo lasciare “candeggiare” le nostre labili coscienze dal banale ragionamento che in fondo i carcerati se lo sono meritato, che sono criminali incalliti  e che nessuna pietà può essere riconosciuta a chi si è reso responsabile di gravi delitti.

 

Ma, purtroppo, le cose non stanno così per due motivi.

Il primo è quello che nessuna legge italiana impone un supplizio aggiuntivo oltre a quello della perdita della libertà e che, anzi, proprio il fatto che lo Stato tolleri che le carceri siano sistematicamente un luogo in cui la legalità e il rispetto della dignità degli individui vengano meno congiura contro il pieno recupero dei detenuti.

Il secondo è quello relativo alla determinante circostanza che, oggi, tra la popolazione carceraria si trova di tutto tranne che criminali efferati e incalliti se è vero, come è vero, che, il 90 % dei reati rimane impunito e, addirittura, un terzo dei 60.000 ristretti nelle carceri sono in attesa di giudizio e, cioè, presunti innocenti; un altro terzo è costituito da extracomunitari privi di un permesso amministrativo e “affamati” dalla loro difesa d’ufficio, dalla loro incapacità di comprendere la lingua delle nostre leggi e dei nostri provvedimenti; infine, un altro terzo è rappresentato da tossicodipendenti ovvero da persone, costrette da un irragionevole e criminogeno proibizionismo, a delinquere.

 

Rispetto a questa emergenza sociale, che si acuisce proprio in periodi come questi dove il divario tra quello che vive la società e la realtà infame della reclusione è percepito come più profondo,  facendo del carcere il luogo dove ci si suicida il 19 % in più rispetto al mondo esterno, è necessario nutrire i detenuti della speranza della nostra compassione; è necessario gridare “clemenza ed amnistia subito !” come Giovanni Paolo II, finora inascoltato, fece  alcuni anni fa in visita al Parlamento italiano.

 

Ecco perché tutti noi, sollecitati dall’indomito Marco Pannella e dai Radicali Italiani, occorre salutare con favore e sostenere l’evento costituito dal fatto che migliaia tra politici, presidenti emeriti della Repubblica Italiana e della Corte Costituzionale, senatori a vita, esponenti dell’associazionismo dei magistrati, degli avvocati, dei sindacati della polizia penitenziaria e delle associazioni che lavorano in carcere o coi detenuti abbiano deciso di passare il giorno del 25 dicembre a Roma, impegnati in una marcia, che partendo dal carcere di Regina Coeli toccherà quasi tutte le sedi istituzionali interessate dal problema Giustizia, fisicamente ed idealmente uniti, almeno per un po’, nel patire lo stesso disagio del Natale degli individui reclusi, lontani dai loro affetti.




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POLITICA
23 ottobre 2005
Utili confusioni politiche.


C'è un momento in cui due o più pensieri ovvero due o più suggestioni, come nel mio caso suggerite da due notizie di agenzia,rischiano di "cortocircuitare" gli schemi mentali fino ad allora acquisiti.
Non è sempre un male. Anzi, si corre il serio rischio di iniziare a concepire una riflessione nuova, persino - in qualche modo - terza rispetto allo schema di partenza.
La prima notizia, di ieri, è quella, sottovalutata per causa - non sempre giustificata - degli impegni congressuali di questo fine settimana, relativa al recupero di un cadavere da parte di un motopeschereccio fa il paio con quella odierna dell'avvistamento, sempre nell'agrigentino di un barcone con circa un centinaio di persone a bordo.
Debbo ammettere che l'evidenza è lì pronta ad essere colta: stiamo concependo il nostro Meditteraneo come cimitero a cielo aperto per centinaia o, addirittura, migliaia di deboli, di ultimi di questo mondo, senza volto e senza storie.
Ma molti, penso, riusciranno ad attraccare in qualche metro quadro della nostra chilometrica costa: terra ! Salvezza !
Macchè se riescono a sbarcare invece della morte vi sono gli inferi: quelli della clandestinità dall'ufficialità degli apparati dello stato, lì sempre contigui alla criminalità e al malaffare sfruttante, o quelli della clandestinità dell'ufficialità del centro di Lampedusa.

Sempre ieri leggo un'agenzia AGI: "Prodi non sono nè Blair, nè Zapatero nemmeno sui Pacs." 
Nonostante le apparenze "Bene" mi dico.
Perché se è vero come è vero che Prodi ha sentito la necessità di marcare una distanza dal progetto del nuovo soggetto politico radicale, socialista, laico e liberale (Radicali/SDI),citandone due dei tre suoi riferimenti ne ha riconosciuto l'importanza e il valore, declinando persino un certo timore.
Come ha riconosciuto, utilizzando il termine "nemmeno", che il costituendo progetto politico - che si rifà a Blair e Zapatero (e anche Fortuna)- ha un programma ben più vasto magari coincidente proprio con la complessità di quei venti punti usciti dalla Convenzione di Fiuggi.

Mi interrogo sul perchè Prodi non dovrebbe rifarsi a Blair e Zapatero. Semplice magari ha pensato perchè l'Italia non è la Spagna e non è neanche il Regno Unito. Ed in un certo senso questo lo ha già detto: "non mi rifaro' ne' a Blair ne' a Zapatero, ma alla comprensione profonda dei problemi dell'Italia, dettando soluzioni chiare e precise".
In fondo è questo quello che anche noi definiremmo una politica laica.

Anche il Governo Zapatero, poi, non è stato sempre un modello e  ha fatto degli errori gravi: proprio in tema di immigrazione a Ceuta e Melilla (enclaves spagnole in terra d'Africa)la sua linea, indubbiamente rigida, sulla salvaguardia dei confini spagnoli ha cagionato, nei giorni scorsi, ben 14 morti e crea, tuttora, difficoltà all'assistenza di migliaia di stranieri. 

Insomma magari Prodi, oggi, potrebbe essere impegnato in una maturazione dei suoi obiettivi politici: potrebbe ambiziosamente  pensare ad una politica italiana che abbia voglia insegnare qualcosa di liberale, di laicamente attento alle urgenze umanitarie degli ultimi e degli esclusi di questa terra, alla politica inglese e spagnola. 

Magari è un sogno ed un'illusione; ma l'unica cosa che sembra tener in piedi queste due suggestioni, apparentemente contraddittorie, nella mia testa e in vita il progetto "socialradicale"  è l'impegno di noi radicali, insieme ai socialisti, nelle prossime ore a partorire torni, ingranaggi, marchingegni e strumenti vari da impiegare, con risolutezza, nella fabbrica del programma prodiano utili scardinare la realtà bloccata di un'Italia (e di un'Europa) che, invece, producono morte e morti nel silenzio del mare Mediterraneo o immediatamente dopo, in Africa.




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POLITICA
15 ottobre 2005
Quote rosa: una sciocchezza !

Valere non significa valorizzare una sola differenza di genere. Valere è coltivare la propria individualità, le proprie qualità individuali: tutte le differenze di genere.
Per far questo non servono le riserve; non servono i confini o i percorsi privilegiati. Non occorrono "diritti a" ma maggiori opportunità e libertà per tutti, uomini e donne.
Occorre, da una parte, maggiore penetrabilità di sindacati, associazioni e partiti - ad esempio statuti effettivamente democratici - e dall'altra l'effettiva possibilità che nella famiglia come nel lavoro e in questi altri enti intermedi non si soffochi, si possa uscire senza grosse difficoltà e si possa assaporare la rivincita affidata alla concorrenza.


Per la donna, ogni donna, occorre non l'inganno dell'arrivo garantito ma, semmai, la certezza della partenza dallo stesso nastro. Di ciò ne potranno giovare le donne ma anche tutta la politica italiana.




Emma Bonino



Le migliori parole in tal senso le ha dette Emma Bonino.




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POLITICA
11 ottobre 2005
Immigrazione ("profugazione").

L' Espresso attualmente in edicola è esemplificativo e crudo quanto basta.
Riassumerò, punto.
Un giornalista si finge immigrato clandestino e si fa pescare da una pattuglia dei Carabinieri: vuole essere chiuso nel centro di accoglienza (e sottolineo accoglienza e non Centro di Permanenza Temporanea) di Lampedusa.
Chi ha il gusto dell'orrido, dei particolari inquietanti, dell'amarcord di forze di polizia anni settanta approssimativamente arroganti e del combinato disposto costituito da rappresentanti di uno Stato che si mostra nel suo volto autoritario/inefficiente e da un volontariato (essenzialmente di matrice cattolica) pelosamente paternalista si accomodi: legga e rilegga con morbosità quelle pagine dell'Espresso.




Non cadrò nell'errore di occuparmi solo dello strato di guano nei bagni del centro, del degrado e dell'arroganza degli appartenenti alle forze dell'ordine descritti nell'articolo in questione; non che non creda nell'opportunità, persino nella doverosità, del sanare, anche tramite la via dell'accertamento di responsabilità individuali, un siffatto stato di cose.
Addirittura sarebbe ben poco (scontato e banale nella polis), discorrere sulla chiusura di un centro del genere oppure di concentrarsi sulla pur brutta normativa costituita dalla Legge Bossi-Fini che si innesta ancora in una precedente visione italo-centrica della questione immigrazione.

                      Khaled Fouad Allam



Un aiuto ad elevare la riflessione ce lo fornisce sicuramente il bell'editoriale sulla Repubblica di ieri  di Khaled Fouad Allam.
Come spiegare, infatti, le centinaia di uomini e di donne che sbarcano quotidianamente, a prescindere dai Governi in carica, sulle nostre coste ?
Quali ragioni muovono costoro ad affidarsi, dietro il pagamento di somme ingenti o il promettersi come schiavi, ad organizzazioni criminali o a delinquenti abituali al fine di eludere i controlli ?
Come spiegare il noto ma pur sempre alto rischio di morte che si corre ad imbarcarsi su mezzi  nautici antiquati, sovraffollati o inadatti alla navigazione d'altura, a cui questi uomini e queste donne si espongono ?
Semplice e drammatico allo stesso tempo.
C'è un ragionamento crudelmente cinico, non solo nella scelta dello scafista, ma anche in quella dello straniero che si mette in viaggio.
Si mettono su di un piatto della bilancia l'aspettativa e le condizioni di vita reali del paese che si lascia mentre sull'altro le opportunità offerte dal paese che si intende raggiungere insieme alle probabilità che il viaggio non arrivi a compimento.

Così non mi appare immotivato fare della descrizione di questo fenomeno anche una questione semantica: colui il quale lascia e decide di rischiare la propria vita, al di là della normativa vigente, è un profugo; è per la fuga, una fuga fortemente voluta.



Il mare è il luogo del passaggio. Se è poco meno che mosso costituisce un'opportunità per i profughi ed, in questo caso, la dimensione del fenomeno è quella dei centinaia di arrivi al giorno intercettati dalla polizia di frontiera, più quelli che eludono i controlli, più quelli che ignorati da ogni media e da ogni considerazione politica trovano la loro tomba in quel mare.
Dimensioni enormi a cui nessun artefatto legislativo rispettoso dei diritti umani può metter freno.

Fuga da chi ? Da che cosa ?
Il profugo non è solo colui il quale fugge da una concreta ed imminente persecuzione nei suoi confronti o nei confronti del gruppo sociale a cui appartiene.
L'analisi delle nazionalità non mente: il profugo, al di là di ogni verbalizzazione di frontiera ufficiale, fugge per assenza  di libertà, di democrazia e dello sviluppo che ne consegue.
Scappa perchè fame, miseria ed assenza di prospettive di cambiamento costituiscono gli orizzonti del proprio permanere.
Parlare di "profugazione" avrebbe se non altro il merito di spostare l'occhio della riflessione politica verso i paesi di provenienza.

Sono sicuro di non aver bisogno di dati. E'l'esperienza di noi umani; quell'esperienza che facciamo tutti i giorni attinente all'esser restii ad ogni cambiamento, ai trasferimenti ma legati, invece, alla stanzialità e all'immobilismo rassicuranti e protettivi così che solo condizioni estreme, altrimenti non affrontabili, ci farebbero pensare di lasciare la nostra famiglia o la nostra città di nascita, il nostro lavoro e la nostra casa; figuriamoci l'Italia.  

Non resta che ri-concepire l'immigrazione, meglio la "profugazione" come capitolo di una politica internazionale volta a comprendere l'esigenza di monitoraggio ovvero promozione della democrazia e delle libertà; la crisi immigratoria nasconde il rischio della sterile chiusura dovuta alle paure di perdere qualcosa nell'immediato ma anche l'opportunità, alta e di lungo periodo, dell'accoglienza.
Se riuscissimo ad accogliere, in misura nettamente maggiore e senza inutili e stupide burocrazie, persone assetate e affamate di democrazia, libertà e benessere potremmo correre il rischio di rinnovare la nostra arruginita ed autoreferenziale democrazia ma anche quello di far vivere ed imparare i nostri percorsi di democrazia e di libertà.
Chissà che non sia anche questo uno dei modi per promuoverla in tutti gli stati della terra.  




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politica interna
9 ottobre 2005
Tossicodipendenza: sinistre ombre sulla liberalità di questo Governo

Occuparsi dei più deboli significa anche scandalizzarsi e preannunciare una mobilitazione contro disegni di legge che vanno esclusivamente a danneggiare in modo ulteriore il debole (nel caso sia tossicodipendente) o a declinare, alla luce dei fatti che verranno, inefficienti ed inutili limitazioni della libertà per centinania di migliaia di giovani che oggi fanno uso, anche saltuario, di spinelli.
In questo caso lo fa  Daniele 
Capezzone (segretario di Radicali Italiani) con le parole che seguono (da un'agenzia APCOM):




Daniele Capezzone


DROGA/ CAPEZZONE: C'E' UNA 'EMERGENZA GIOVANARDI'
Cdl si prepara a ennesimo colpo di coda con stralcio su Ddl Fini

Roma, 9 ott. (Apcom) - "Nella situazione di disperazione politica in cui si trova, la maggioranza di centrodestra si prepara ad un ennesimo colpo di coda. Lo dico con molta chiarezza: nel silenzio e nella disattenzione generale, c'è 'un'emergenza Giovanardi'. Il ministro, con uno stralcio, vuole portare all'approvazione lampo di parti più restrittive del disegno di legge governativo sulle droghe che giace da tempo nei cassetti di Governo e Parlamento". Lo afferma in una nota il segretario di Radicali Italiani, Daniele Capezzone.

"Insomma, - prosegue - con dieci spinelli si andrebbe in galera, con i ringraziamenti delle organizzazioni criminali che continueranno a lucrare sul mercato nero. Dinanzi a questa ulteriore stretta proibizionista, preannuncio, anche in vista del IV congresso di Radicali italiani, che proporrò al nostro movimento una nuova fase di mobilitazione straordinaria per scongiurare quest'altro atto liberticida".

"Tutti questi anni sono stati segnati, e continuano ad esserlo, da una straordinaria azione che, da Marco Pannella a Rita Bernardini, ha visto la quasi totalità della leadeship radicale, impegnata in dure azioni di disobbedienza civile. Occorrerà far tesori di quella campagna - conclude Capezzone - e assicurare nuovi momenti di aggregazione e lotta che vede coinvolti, potenzialmente criminalizzabili, milioni di persone".




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SOCIETA'
6 ottobre 2005
Quando lo stato sociale non funziona: "in Italia non migliora la povertà ma aumenta il numero di indigenti"

Un cinquantennio di politiche assistenziali e di stato paternalista hanno prodotto un risultato davvero poco encomiabile.

Direttamente dal sito della Repubblica on line una ricerca Istat confermerebbe questa analisi. C'è da riflettere, senza cadere facili in antiberlusconismi, soprattutto per l'Unione.

In Italia 2,6 milioni di poveri


MILANO - Sono due milioni e mezzo le famiglie italiane povere. Un numero, statisticamente stabile rispetto all'anno scorso, mentre se si guarda solo il Mezzogiorno, il numero di persone che vivono nell'indigenza è aumentato: una famiglia su quattro.

E' questo il quadro che emerge dal rapporto Istat "La povertà relativa in Italia nel 2004", presentato oggi. L'istituto di statistica precisa che nel 2004 "la stima puntuale dell'incidenza di povertà relativa (cioè la percentuale di famiglie povere) è pari all'11,7%, contro il 10,8% dell'anno precedente, ma sottolinea che tale incremento non è statisticamente rilevante. L'Istat segnala inoltre, che nel Mezzogiorno la percentuale di famiglie povere è passata dal 21,6% del 2003 al 25% nel 2004, mentre la percentuale di famiglie povere composte da 5 o più componenti, registra un passaggio dal 21,1% al 23,9%.

La soglia di povertà relativa è calcolata dall'Istat sulla base della spesa familiare per consumi rilevata tramite l'indagine annuale sui consumi.

Il campione è di 28.000 famiglie. La linea di povertà nel 2004 è di 551,99 euro mensili per le famiglie costituite da una sola persona; di 919,98 euro per le famiglie di due persone; 1.223,57 euro per le famiglie di tre persone; 1.499,57 euro per quelle di quattro; 1,747,96 euro per quelle di cinque; 1.987,16 euro per quelle di sei; 2.207,95 euro per le famiglie con sette o più componenti.

L'Istat calcola anche la percentuale delle famiglie molto al di sotto della soglia di povertà, e appena al di sopra. "Il 7,9 per cento delle famiglie residenti in Italia risulta a rischio di povertà - spiega Nicoletta Pannuzi, ricercatrice del settore Condizioni economiche delle famiglie dell'Istat - mentre il 5,5 per cento presenta condizioni di disagio estremo, percentuale che nel Mezzogiorno sale al 13,2 per cento. Per cui si può dire che siano sicuramente non povere solo l'80 per cento delle famiglie, mentre il rimanente 20 per cento può essere definito povero o a rischio povertà".




permalink | inviato da il 6/10/2005 alle 15:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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