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28 agosto 2007
'Lettera ai miei compagni “oltranzisti” (e naturalmente non solo a loro)'

Da Valter Vecellio, sul tema della moratoria universale delle esecuzioni capitali, gentilmente ricevo e volentieri riproduco.
(tratto da
Notizie Radicali di oggi).



"
Mettetevi comodi, dobbiamo parlare. Ma prima è forse opportuno che si sappia che sto covando una grossa e crescente irritazione. Quando abbiamo deciso di interrompere la nostra azione nonviolenta e di smettere di nutrirci – come facevamo da settimane – con cappuccini e spremute di arancia, un po’ tutti eravamo consapevoli che si concedeva a Romano Prodi e Massimo D’Alema un’apertura di credito che forse non meritavano. Avevano dato assicurazioni, avevano mostrato di comprendere, avevano garantito che avrebbero meritato la fiducia che si accordava loro cessando il digiuno, e che avrebbero corrisposto a quanto oltre cinquanta premi Nobel, Parlamento Europeo e Parlamento Italiano indicavano, e chiedevano loro di fare. In fin dei conti, conveniva anche a loro, a Prodi e a D’Alema: se l’Italia avesse guidato lo schieramento per la moratoria, e se l’assemblea delle Nazioni Unite questa proposta – che già oggi è accolta dalla maggioranza degli stati membri – avesse approvato per la moratoria delle esecuzioni capitali nel mondo, a farsene lustro e a incassare i “dividendi” politici della cosa, non sarebbero stati proprio loro? Prodi e D’Alema? Roba, non si esagera, da premio Nobel per la Pace.

E invece? Invece nulla. Giorno dopo giorno, è trascorso il mese di luglio, stiamo per archiviare quello di agosto. E sul fronte moratoria, cosa sta facendo il Governo, e soprattutto: cosa intende fare? E vengo alle due cose che mi hanno procurato (e tuttora me ne procurano) irritazione. Doveva essere organizzata una manifestazione con i premi Nobel a New York. A quanto pare non se ne farà nulla; e non per indisponibilità dei Nobel, o per le alte spese che la cosa può comportare, o altro motivo. Semplicemente non se ne farà nulla perché nulla è stato fatto. Bello vero? Marco Pannella ed Emma Bonino hanno inviato una lettera a Prodi e D’Alema. Lo stesso Pannella lo ha raccontato, in almeno due puntate della sua trasmissione domenicale a “Radio Radicale”. Lettera di cui non è stato divulgato il contenuto, ma che evidentemente riguarda la questione moratoria. Non è la prima lettera; se abbiamo capito bene, in precedenza ce ne erano state altre due. A nessuna di queste lettere si è risposto. Indice, perlomeno di maleducazione.

Bene: che il governo Prodi, sia preoccupato di regalare ogni giorno pacchi di voti allo schieramento di centro-destra grazie a dichiarazioni d’intenti uno più dissennato dell’altro, è cosa che dovrebbe innanzitutto inquietare Fassino, Rutelli, i vertici e i dirigenti dei DS e della Margherita. Un governo che non ha molte medaglie da esibire a un’opinione pubblica scontenta e perplessa, non riesce a comprendere che vincere sulla moratoria e guadagnarsi questo ruolo a livello internazionale, non può che essere un formidabile ricostituente; preferiscono invece confermare di non saper fare le cose giuste, mentre fanno benissimo quelle cose sbagliate. Ma non è, evidentemente, problema del solo governo Prodi. Personalmente non sono disposto – e credo che non si debba essere disposti come collettivo degli oltranzisti, e come radicali – ad accettare questa situazione di lenta, inesorabile inedia, che rischia di allontanarci ancora una volta da un obiettivo che sembrava a portata di mano. Poi c’è anche una questione di forma: che non si sia neppure accusato di aver ricevuto la lettera di Pannella e Bonino è sem-pli-ce-men-te offensivo. Si offende Pannella, si offende Bonino, si offende ciascuno di noi.

Come si dice: inermi, non inerti. Sapevamo in partenza che non sarebbe stato né semplice né facile. Non per un caso abbiamo avuto cura di dire che si era conseguito un importante successo, ma non si poteva parlare di vittoria. Bene: se ne dovrà evidentemente parlare, discutere; precisare percorsi e strategie; ricominciare a tessere e a consolidare alleanze.

Volete sapere se sono arrabbiato? La risposta è sì, sono molto arrabbiato; e pazienza se questa non è una categoria politica. Sono molto arrabbiato perché le esecuzioni capitali proseguono in Cina e in Iran, in Giappone e negli Stati Uniti. La moratoria forse non avrebbe impedito quei delitti, ma chi li compie si sarebbe sentito forse meno potente, più”solo”. Il governatore del Texas forse avrebbe risposto all’Unione europea in modo più gentile, non da arrogante come è stato. Sono molto arrabbiato perché nonostante promesse ed assicurazioni l’ente radiotelevisivo di Stato tutto fa, ma non produce informazione corretta; sono molto arrabbiato con me stesso, perché forse siamo stati troppo fiduciosi e abbiamo perso tempo prezioso.

“E’ giunto il tempo di affrontare il passaggio decisivo per portare a compimento la nostra iniziativa: la moratoria universale delle esecuzioni capitali”. Lo scrive Romano Prodi, nella prefazione al “Rapporto 2007” di Nessuno tocchi Caino sulla pena di morte nel mondo. Se è giunto il tempo, cosa si fa, si intende fare, si è fatto? Per nostra parte, credo che si dovrà riprendere quel che è stato interrotto. Presto."

Sottoscrivo.

politica interna
27 agosto 2007
"Don Sante è mio padre"

E' proprio una bella storia da qualunque parte la si guardi tranne, forse, da quella della gerarchia ecclesiastica.
Don Sante Sguotti, parroco di una piccola diocesi  veneta (Monterosso di Abano Terme), proprio nel giorno della festa del patrono, ha comunicato la notizia, circolante solo in termini di voce, di una sua paternità.
Belle, bellissime, umanissime, di una umanità autenticamente Cristiana che lasciano ben sperare per il ritorno alla chiesa di un Concilio Vaticano Secondo - troppo in fretta archiviato da questo Pontificato - le parole utilizzate da Don Sante: " Il frutto della propria fecondità - ha detto - è una cosa che deve dare gioia".



Certo il sacerdote non ha nascosto le difficoltà che verranno ma anche qui ha tenuto quasi a precisare che solo chi fa qualcosa di realmente sbagliato è costretto a nascondersi: "Non voglio fare come Adamo ed Eva che si nascosero al richiamo di Dio dopo il peccato originale".
Altrettanto bello è il riferimento alla necessità di un percorso di fede, di ricerca, condiviso, in comunione coi fedeli, che si fanno chiesa: "Forse hanno ragione quelli che dicono che i preti sono tutti falsi. Io mi sento falso perché non è facile percorrere da soli la strada della ricerca della verità. A volte bisogna trovare qualcuno con cui camminare insieme". 

Bellissima, eccezionale è la reazione dei parrocchiani. Nessuno a Monterosso, ha voltato le spalle al suo parroco: una petizione con 800 firme, tanti quanti sono i residenti del paese, è stata inviata al vescovo Antonio Mattiazzo per sospendere l'ordine di dimissioni inviato al sacerdote. Tutti gli striscioni sono per il loro parroco: "Se il parere dei fedeli non interessa Mattiazzo, ai fedeli non gliene frega niente", era scritto su un telo bianco affisso lungo la strada principale del paese.

Nella chiesa gremita per i festeggiamenti riservati a San Bartolomeo, i parrocchiani hanno indossato magliette con la scritta "Don Sante è mio padre". "Sono pronto ad aiutarlo nel caso avesse la necessità di trovarsi un lavoro per mantenere la famiglia", ha confessato uno stretto collaboratore del sacerdote, Guido Barison del Consiglio per gli affari economici della parrocchia. E Raffaele Faralosso, segretario del Fondo di solidarietà parrocchiale è stato ancora più esplicito: "Mi offro di fare da padrino al battesimo del bambino".

Come concludere ?
Penso che anche in rete, dal web possiamo unirci al coro dei Parrocchiani e dire "Don Sante è nostro padre !"

politica interna
24 agosto 2007
Moratoria sulla pena di morte. I candidati alla guida del PD dicano qualcosa !

E' indubbiamente un brutto momento per chi aveva creduto alla vita facile che avrebbe potuto avere il percorso della proposta di moratoria universale per l'esecuzione delle esecuzioni capitali.
Questa proposta, così il Cagre dell'Unione Europea ha deciso, deve essere presentata alla prossima sessione dell'Assemblea delle Nazioni Unite.
Appunto deve essere ancora presentata.
Nel frattempo si moltiplicano le esecuzioni. In Iran, oltre all'incredibile vicenda di  
Pegah Emambakhsh vengono sistematicamente fatti fuori, nella maggior parte con metodi posti in essere sulla "pubblica piazza", criminali considerati comuni, oppositori mai macchiatisi di violenze o persone ritenute semplicemente "diverse o perverse".
In Cina si conta ormai si sia arrivati a quota mille esecuzioni ogni anno ma c'è chi stima addirittura si sfiori quota ottomila.



Ma la recrudescenza del "boia", in questi giorni, riguarda anche (forse soprattutto perchè dai paesi democratici ci si attende molto molto di più sulla via dell'abbandono di questa inutile e tragica prassi) Stati Uniti e Giappone.
Tanto che l'associazione radicale Nessuno Tocchi Caino in queste ore ha dovuto comunicare una
dura presa di posizione.
Nonostante l'iniziativa della farnesina radicale della primavera scorsa, del digiuno ad altranza di Marco Pannella, Sergio D'Elia, Valter Vecellio e di altri dirigenti radicali compreso il sottoscritto, la battaglia per quella grande conquista civile, del diritto, costituita dalla presentazione prima e dalla votazione, poi, di una moratoria internazionale delle esecuzioni capitali non è per nulla vinta anzi mi appare sempre più a rischio.

Urge, nel dibattito molte volte surreale sui toni del Partito Democratico (e quindi di questo paese), che l'esclusione fisica di Marco Pannella e dei radicali dalla competizione per la Segreteria non diventi anche l'esclusione dei temi e delle iniziative di Marco Pannella.
Una di queste è, appunto, la campagna sulla moratoria, per cui il leader radicale non solo ha digiunato ma tra il 2006 e il 2007 ha sospeso anche l'assunzione di tutte le bevande nell'estemo tentativo costituito da "Nessuno tocchi Saddam".

Oggi, che 
il dibattito internazionale è in moto, mi appare cosa necessaria ed originale colmare la lacuna di un'Italia sempre in retroguardia. Mi appare cosa necessaria ed originale che tutti i candidati alla Segreteria del Partito Democratico- Valter Veltroni,  Rosy Bindi, Enrico Letta, Mario Adinolfi, Pier Giorgio Gawronski e Jacopo Gavazzoli Schettini - si esprimano e dibattano sulla questione della moratoria, la sostengano quotidianamente, nelle sedi migliori cioè quelle dell'informazione, ed aiutino altri ad esprimersi, ad organizzare iniziative in materia (magari in utile sindacation con il mondo radicale, con Nessuno Tocchi Caino e con il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito).
Sarebbe un bel (nonchè umanitariamente utile) modo, nonostante l'illeggittima esclusione di Marco Pannella, di utilizzare il tempo e lo spazio di questa campagna per la Segreteria al Partito Democratico, un bel viatico per le speranze del Partito Democratico.

politica interna
23 agosto 2007
Veto players o radicali ? Le scelte d'autunno.

Il termine ormai ha assunto un uso, perlomeno in politica, comune. E' "alla page" quanto basta ed è impiegato anche dagli anglofoni.
Non voglio essere da meno anch'io e lo utilizzerò. Chi sono i veto players ?
Le descrizioni teoriche molte volte sono meno efficaci che la produzione di qualche esempio.

In autunno, in Italia, si annuncia la loro discesa in campo copiosa: la sinistra massimalista (comunista se preferite), spalleggiata dai sindacati, ha annunciato che non farà passi indietro in tema di età pensionabile, vorrà conservare lo status quo (compresa l'irragionevole sperequazione tra donne e uomini). I teodem, spalleggiati dal Vaticano, continuano a sostenere la linea dura in materia di diritti civili: no a Dico e riconoscimenti a coppie di fatto omosessuali, no alla libertà di ricerca scientifica, no all'eutanasia e, sostanzialmente, una fortissima opposizione al testamento biologico.
Gli ordini,le corporazioni e le burocrazie (professionali o meno)tenteranno, invece, di bloccare ogni riforma delle pubbliche amministrazione e ogni liberalizzazione.

Le posizioni (e le relative rendite) dei "veto players" godranno in autunno, come hanno già goduto, di incredibile spazio sui mezzi d'informazione, poichè fa più notizia, almeno così si crede, un altolà, un "mettersi di traverso", una protesta piuttosto che un'innovazione e una proposta. 

I "veto players" conservano e vorranno continuare a conservare ma rifuggeranno ogni tipo di dibattito sul cosa intendono conservare e sugli effetti che potrà avere la conservazione nel futuro del paese.  

I "veto players", quando sono al Governo, rendono più facile il lavoro all'opposizione, un lavoro quasi parassitario.

Ma l'autunno 2007 sarà anche un'autunno di proposte e di iniziative (parlamentari), di riforme.
Sarà l'autunno radicale (e dei Radicali Italiani) fatto di 21 punti; soltanto nessuno lo ha saputo e nessuno lo saprà.
Tenterò di colmare, per un infinitesimo, questa lacuna dei media e a voi lettori faccio una proposta: linkate questo mio post sui vostri siti e sui vostri blog cosicchè si possa "conoscere per deliberare".
Alla faccia dei "veto players".

politica interna
18 agosto 2007
L'Italia, un paese stanco rappresentato (degnamente) dall'On. Crema

Navigando in rete si trovano sempre notizie succulente, espressione dei tempi e dell'umanità che stiamo vivendo.
E dire che l'anno scorso eravamo candidati nelle stesse liste, (io - per la verità in posizione di testimonianza - nel collegio Lazio 2) quelle della Rosa nel Pugno, ma, oggi, debbo ammettere che l'On. Crema, deputato, rappresenta in modo  pieno e sintonico  (quindi degnamente) quest'Italia meglio di chiunque altro.




Quale è, infatti, la notizia che farebbe sobbalzare ogni persona di buon senso in ogni altro angolo del mondo tranne che nel suolo italico ?
L'On. Crema, nell'ambito delle prerogative che il mandato parlamentare, ha presentato un disegno di legge sulla cosiddetta "Sindrome da stanchezza cronica" affinchè sia riconosciuta come malattia dal servizio sanitario nazionale e quindi il riconoscimento, se ne ricorrono gli estremi, faccia scattare obblighi assistenziali e previdenziali.
Naturalmente il deputato non si è inventato nulla ed è stato confortato nella sua azione dal mondo scientifico e accademico internazionale che ha tenuto il primo simposio sulla malattia, indovinate in quale paese ?
Ma naturalmente qui da noi, in Italia. 
Come altri deputati, italiani si intende, hanno, fermamente, già sollecitato il Governo a fare quanto in suo potere per inquadrarla nelle cosiddette malattie rare anche se la comunità scientifica, bontà loro dicono, non è riuscita a chiarirne gli effetti.

Deputati di quest'Italia che ha già il record in Europa non solo di baby-pensionati (e che non avrebbe bisogno di altri motivi per far riconoscere cause di servizio e pensioni privilegiate ed anticipate) ma soprattutto di giorni di ferie garantiti ad ogni dipendente pubblico o privato (per non parlare delle altre assenze dovute - quale esercizio di un diritto - in occasione di eventi-scelte particolari della vita del lavoratore) e che surclassa, nella materia, i lavoratori statunitensi che, bene che vada, hanno una settimana o dieci giorni all'anno di riposo dal lavoro previsti solo contrattualmente (che molti poi decidono di monetizzare).

Un'Italia stanca quella che rappresenta l'On. Crema, a sua volta degno rappresentante di una classe, attuale, quella politica che, invece, di affrontare di petto tutti i dossier che urgono al nostro paese anch'essa si prende un mese di ferie dai luoghi istituzionali come il Parlamento; ma che continua a far dettare all'agenzie - magari al riparo di  un ombrellone o dal rifugio in montagna  - comunicati o dichiarazioni su ogni fatto o evento di cronaca.
Un paese che continua, incapace di cambiamento e per pigrizia mentale, a destra come a sinistra, ad affrontare le profonde urgenze che incombono sempre con i soliti consolidati stereotipi.
Così, tanto per citare qualche esempio, i fatti di Duisburg, di Don Gelmini, il caso Mele, la denuncia del Segretario di Radicali Italiani - Rita Bernardini - sulla camorra a Roma e persino le morti dovute a cocktail micidiali di droghe registratesi, recentemente, nel bresciano non ci dicono null'altro che la polemicuccia su chi è contro e chi a favore senza, magari, indurci a riflettere sul fallimento dell'approccio attuale - esplicitamente proibizionista  da almeno 17 anni - al fenomeno della diffusione degli stupefacenti e sull'inversione di rotta che varrebbe la pena porre in essere.
Così, per continuare, le vere o presunte mancate applicazioni di custodie cautelari in carcere, le vere o presunte scarcerazioni facili divengono l'occasione per parteggiare per la polizia o per il magistrato di turno piuttosto che riflettere su tutto un sistema di repressione e di giustizia che è ormai al collasso (e nei pochi luoghi dove regge è perchè si fonda sulla non completa applicazione di tutti i dettati delle migliaia e migliaia di leggi in vigore).
Un paese e un'oligarchia politica che lo rappresenta così tanto stanco che corre il rischio di non presentarsi preparato, per il prossimo Settembre, nemmeno sulla questione della moratoria internazionale sulle esecuzioni capitali.
Un paese così stanco - da necessitare di ulteriori astensioni dal lavoro -che discute di manifestazioni di piazza, pro o contro Biagi, pro o contro la sua legge ma non s'accorge, tanto a destra quanto a sinistra, che proprio per affrontare il problema dell'ingresso nel mercato del lavoro (ufficiale e non nero) dei giovani quella legge andrebbe completata nella direzione dell'introduzione di meccanismi di welfare individuali (come il reddito minimo garantito e la formazione continua o ricorrente)al posto della cassa integrazione studiata per assecondare i soliti noti.

Insomma evviva l'On. Crema che rappresenta egregiamente questo paese che va verso un declino lento ma progressivo, in cui il lavoro (rigorosamente a tempo indeterminato ed una volta ottenuto) continua ad essere visto come un'insidia da cui sfuggire piuttosto che un'occasione, dura e difficile, ma di miglioramento proprio, dell'attività che concretamente si fa e di quello che, nella società, lo circonda. 

A lui consiglio, però, di trovare forza, nella sua azione, nelle analisi che vengono da quel Convegno tenutosi in Italia sulla Sindrome da Stanchezza Cronica ma anche da altre fonti che riguardano gli Stati Uniti, ad esempio.

Lì, in quel paese, vi sarebbero stimate come affette dal pericoloso morbo circa 2 o 3 persone ogni mille. Peccato che il lavoratore tipo americano, in voga in questi giorni per la crisi del mercato del debito, in difficoltà poichè oberato dai cosiddetti "mutui suprime", lavora per 80 ore alla settimana per avere un reddito a fine mese di 6000-6500 dollari.

Compresa la differenza On. Crema ! 

politica interna
13 agosto 2007
Partiti. Altro che finanziamento pubblico !

La notizia, ove fosse confermata, sarebbe notizia ghiotta per chiunque crede -come il sottoscritto - in tutti quei passi che aiutino i partiti e in movimenti politici in genere ad affrancarsi dal giogo/privilegio del finanziamento pubblico e che li avvicinino, piuttosto, ad un modello facile ed intuitivo di raccolta fondi soprattutto se legato a singole campagne ed iniziative.

Finora i gestori mobili italiani avevano sempre rifiutato di istituire un servizio di raccolta di fondi per partiti politici attraverso Sms, come al contrario viene fatto per moltissime organizzazioni no profit con finalità sociali e umanitarie.


Sembrerebbe - ma la novità di quasi una settimana fa è passata sinora inosservata - che la 3, infatti abbia concesso ai candidati alla segreteria del Partito Democratico che si batteranno nelle primarie del 14 Ottobre di raccogliere i fondi attraverso Sms.

C'è da augurarsi almeno un paio di cose; che altri gestori di telefonia mobile seguano l'esempio e che quest'opportunità non rimanga a tanto esclusivo quanto discriminatorio appannaggio dei soli DS e Margherita.   

politica interna
12 agosto 2007
Pannella. Ricorso giuridizionale contro DS-Margherita per l'esclusione alla candidatura a segretario del PD

Dal sito di Radioradicale.it (licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 del 2007) integralmente riporto:

'Marco Pannella – nel darne stamane alle 9 l’annuncio da Radio Radicale – ha preannunciato che, d’intesa con il direttore Massimo Bordin, la consueta trasmissione domenicale che si terrà dalle 22 alle 24 su RR sarà in buona parte dedicata ad illustrare ragioni ed obiettivi di questa iniziativa giudiziaria.

Marco Pannella, comunque, ribadisce quanto già affermato a RR in questi giorni: come di già per le elezioni politiche, occorre assolutamente difendere da limiti, errori e metodi letteralmente suicidi per coloro che stanno manifestamente riducendo il LORO Partito Democratico ad un simulacro, ad una sostanzialmente disperata manovra di Potere, che produce solamente scissioni, amputazioni ideali e politiche, mera fusione di apparati, residuati di drammatici errori storici.

“Mi auguro – ma questa volta è difficile sperarlo – di riuscire a salvare innanzitutto dai loro stessi comportamenti e cecità, i “convocatori” della “Costituente” del 14 Ottobre. Questo obiettivo riuscì – quasi miracolosamente – per le elezioni del 9-10 aprile 2006, quando l’Unione compì l’exploit di dissipare il proprio elettorato fino a riportare un milione di voti in meno della Casa della Libertà, con una disastrosa campagna pre-elettorale ed elettorale, prevalendo alla fine con 24 mila voti grazie all’apporto di quasi un milione di voti della Rosa nel Pugno, in particolare per l’iniziativa radicale che riuscì a trasferire centinaia e centinaia di migliaia di voti liberali, cattolico-liberali, laici e socialisti dal centro-destra al centro-sinistra…”.

“L’iniziativa giudiziaria dimostra in modo incontrovertibile il comportamento gravemente scorretto e chiaramente illegittimo dell’Ufficio Tecnico Amministrativo Nazionale e dei Garanti dell’Ufficio di Presidenza del Comitato 14 Ottobre, che hanno respinto la mia candidatura con patente violazione delle norme che DS, DL e il Comitato 14 Ottobre si erano dati; dimostra anche che per realizzare obiettivi inconfessati diventa ben presto necessario usare metodi e mezzi indebiti per non dire indecenti”.'

Il testo del ricorso (in formato word)

politica interna
11 agosto 2007
Interessante Cazzola su flessibilità ed infortuni sul lavoro

A proseguire il dibattito, malamente aperto dall'On. Caruso, è oggi un interessante, anche se non sempre condivisibile, articolo del Prof. Giuliano Cazzola sull'interconnessione che esisterebbe tra precarietà (e ho dei dubbi a continuare ad utilizzare questo sostantivo) ed infortuni sul lavoro.
Il pezzo comincia sul Sole 24 Ore in prima e finisce a pagina 10; ne riporto qualche passaggio.



"I lavoratori hanno diritto di svolgere le proprie mansioni in sicurezza. Non è solo un dovere morale della società e dello Stato, ma anche un preciso obbligo contrattuale dei datori a cui essi sono tenuti...[...]. Perchè insistere, allora, nel rappresentare una realtà produttiva assassina, nei confronti della quale i lavoratori sarebbero vittime indifese nonostante le norme e l'azione dei sindacati ? Esiste una relazione tra lavoratori 'precari' e gli infortuni sul lavoro ? [...] Tanto più che la verità fattuale dice che non c'è alcuna relazione tra il 'precariato' e l'andamento degli infortuni sul lavoro. I dati, infatti, raccontano che il forte incremento dei posti di lavoro avvenuto dal 1997 (anno della legge Treu) al 2006, con 2,7 milioni di nuovi occupati, è stato accompagnato da un calo del totale degli infortuni (-2,3%), in particolare di quelli fatali (-10,8 %); e analoghe riduzioni si sono registrate dal 2003, anno del varo della Legge Biagi. Cosicchè l'incidenza tra infortuni del lavoro e occupazione si è molto ridotta.
Innanzi tutto perchè i casi più gravi d'infortunio, anche con esito mortale, si annidano nel lavoro sommerso: un fenomeno diffuso e deteriore, non certo imputabile alla legislazione innovativa che ha cercato di combatterlo...
"

Chioserei solamente al Prof. Cazzola che, proprio perchè lui stesso conclude il suo bel pezzo sul Sole 24ore di oggi rammentando quanto importante sia agire in termini assoluti e quindi evitare ogni singola morte bianca e ogni singolo infortunio sul lavoro, 
al fine di far emergere non solo il lavoro ma anche l'infortunio sarebbe importante completare le riforme di welfare (individuale) proposte dal Libro bianco di Marco Biagi che renderebbero più liberi di fatto anche i lavoratori di denunciare precedenti infortuni e precedenti datori (senza per questo temere di passare per un periodo senza lavoro).
Il problema è dunque, ora, quello di affrontare la sommersione, di fatto, dell'infortunio.
Se, infine, si potesse, semanticamente, sostituire alla definizione di "lavoro precario" - riferito alle forme innovative di lavoro introdotte dalla Legge Treu e dalla Legge Biagi - con quello di "lavoro flessibile" renderemmo giustizia ad un termine di precarietà che va collegato proprio e solamente allo stato di incertezza del lavoro nero, sommerso e quindi fuori da ogni schema legale.
Altrimenti si continuerà a fare regali dialettici all'On. Caruso e alla sinistra massimalista !  

politica interna
10 agosto 2007
Tra Gentilini e Caruso, scelta difficile ma in fondo preferisco contraddire (politicamente) col secondo.

Parliamoci chiaro: entrambi stronze e deprecabili sono le invettive del prosindaco di Treviso, il leghista Gentilini, e quelle dell’onorevole di Rifondazione Comunista, Caruso.

Scelta difficile, per chi deve commentare, quella di preferire l’interlocuzione (politica s’intende) tra le due.

                              


Eppure contrariamente a qualcuno, come Daniele Capezzone, che dice che pari sono e sono entrambi espressione – bipartisan - di una brutta, vecchia ed impresentabile politica, ho l’impressione di dover costringermi ad un minimo di contraddizione rispetto alla seconda piuttosto che alla prima.

Provo a spiegarmi e brevemente.

Ritengo più urgente e necessario scontrarmi – dialetticamente – con un demagogo (pericoloso ma pur sempre tale) che, in buona o cattiva fede non importa, tenta d’intercettare un dissenso, un problema ed un’emarginazione sociale, una quota persino di sbandati e rivolge la sua parola, che deprecabile e stronza rimane, a persone che esercitano (o hanno esercitato quote di potere) piuttosto che con chi, come il leghista Gentilini, anche inconsapevolmente continua, da una posizione di potere, ad incitare (e rischia di far sedimentare) l’odio razziale in tutta una classe piccolo borghese; un odio verso persone già discriminate, con minori opportunità e diritti delle altre e che non se la passano certo bene.

Tutto qui. Tranne che all’On. Caruso consiglierei - oltre che rivedere i toni (poichè si criticano azioni ed idee ma non si qualificano direttamente le persone come assassini) perchè i suoi toni rischiano di indicare, ad altri imbecilli, obiettivi in carne ed ossa per l’esercizio di violenze (ed è già accaduto) – anche di andarsi a studiare tutto il Libro Bianco di Biagi (e non solo la legge che porta il suo nome e consente maggiori livelli di flessibilità nel mercato del lavoro). Scoprirà che quel Libro prevede, inattuato, anche riforme di welfare individuale destinate al “lavoratore momentaneamente senza lavoro” (reddito minimo garantito e formazione).

All’On. Caruso, quindi, domanderei: preferisce il mercato nero  del lavoro(la massima precarietà possibil e gli infortuni nemmeno denunciati) a quello trasparente seppur non stabile ?

Preferisce le casse integrazioni all’imprenditocrazia italiana o il reddito minimo garantito quale consentirebbe anche al lavoratore di fuoriuscire e denunciare anche il precedente datore che non adotta cautele in materia di sicurezza sul luogo di lavoro ?

politica interna
9 agosto 2007
I costi della partitocrazia ma anche dell'imprenditocrazia (truffaldina)

Con il loro libro di Stella e Rizzo ci hanno confermato come funziona e si alimenta "la casta", cioè quello che noi radicali, ad esso estranei, abbiamo sempre chiamato il regime partitocratico (che sperpera denaro pubblico per il consenso ed è perenne produttore di debito e corruzione).


Poi è toccato all'encomiabile inchiesta de L'Espresso parlare della nostra "trimurti sindacale" nei termini dell' "altra casta".



Oggi anche Il Sole 24 ore sembra voler iniziare a fare pulizia in casa.
Nell'inserto Economia Imprese si comincia a parlare, sulla base di un rapporto sulle indagini della Guardia di Finanza nel 2006, delle frodi e delle truffe consumate ai danni dello Stato e dell'Unione Europea.
Frodi che ammontano dal 1993 a 2007 a 2,4 miliardi di euro e che per il medesimo periodo hanno superato il 12 %, unicamente degli aiuti stanziati dalla legge 488/92.
A questi vanno aggiunti i dati riguardanti l'erogazioni previste dai fondi strutturali europei, campo nel quale l'Italia e l'impresa italiana vanta tristi primati. Nel solo 2006, secondo il Tenente Colonnello Colombi del Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza, si sono svelate truffe consumate per 249,5 milioni di euro. A questi vanno aggiunti 137, 9 milioni bloccati prima dell'erogazione, con Sicilia e Calabria in testa alla classifica.
Ma il bello dell'articolo è costituito dalle valutazione che sarebbero emerse nel corso della presentazione del rapporto.
Dice Roberto Galullo "I numeri della repressione sono inequivocabili, anche se la sensazione è che sia come svuotare il mare con un cucchiaino e che le truffe che vengono a galla sono una percentuale minima rispetto alla realtà. Le tecniche per compiere le truffe sono le più ingegnose. Accanto ai metodi classici, come le fatturazioni false o gonfiate, le false fideiussioni, le aziende fantasma, le assunzioni virtuali e l'acquisto di macchinari usati spacciati per nuovi, avanzano tecniche telematiche e triangolazioni sempre più complesse che si avvalgono anche (anzi, soprattutto) dell'opera dei professionisti. In prima linea commercialisti ma anche avvocati e giuristi d'impresa."
Per non parlare al Sud dell'intreccio di questo sistema di brogli e raggiri e le associazioni mafiose.
Dopo la partitocrazia e la sindacatocrazia, insomma, credo sarebbe il caso di sdoganare anche il termine "imprenditocrazia".

P.S. A proposito qualche Tg serale ha fatto un titolo o ne ha semplicemente parlato ?  
 

politica interna
9 agosto 2007
Perle (donateci) del pro-sindaco Gentilini.

Dedicata a chi anche tra i radicali avesse i dubbi con quale parte (e su cosa) è possibile dialogare e confrontarsi, una notizia che non ha bisogno di commenti.


L’ex “sindaco-sceriffo” Gentilini: «Darò disposizione ai vigili urbani affinché facciano pulizia etnica dei culattoni». Certo, «il problema esiste», Gobbo, dice l'attuale sindaco di Treviso  nei confronti aver degli omosessuali rei di aver trasformato un parcheggio della città in un luogo di «scambisti».

Ma questa non è l'ultima del prosindaco.
Le altre perle, secondo una felice espressione Pannelliana da "nazistume da suburra", passate alla storia dell'impegno politico di Gentilini sono le seguenti:
- «I perdigiorno extracomunitari bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile»
- «Siamo in guerra, i gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. Occorre puntare ad altezza uomo»
- «Le prostitute? Erano le navi-scuola dei giovani (...) Altri tempi! Comunque, con loro chiudo un occhio: ce ne sono una quindicina, tutte monitorate. Assieme alle nostrane tollero qualche extracomunitaria».

politica interna
7 agosto 2007
Marco Pannella, fantastico su Don Gelmini, Meluzzi (e Capezzone)

 Tratto dal sito di Radicali Italiani.



'Faccio mie le dichiarazioni di Daniele Capezzone che da ieri dice "Attenzione, non dobbiamo assolutamente dimenticare che per la Costituzione c'è la presunzione di innocenza. Basta con questa presunzione di colpevolezza, basta linciaggi !". Le faccio mie. Anch'io sono garantista e quindi solidare in linea di principio e di metodo con le vittime di questo ennesimo "scandalo".'

Continua sulla pagina di Radicali.it

politica interna
5 agosto 2007
Il Don Gelmini che non conosci (e non ti aspetti).

Non è, perlomeno, da parte mia una sentenza di condanna anticipata. Anzi. Credo che anche a Don Gelmini vadano riconosciute e rese, concretamente, accessibili tutte le garanzie processuali previste dal nostro codice. Noto solamente che, in queste ore, non possiede di molta cattiva stampa e può accedere ai maggiori telegiornali di prima fascia per lanciare le sue invettive contro i magistrati che lo stanno indagando.
Con le poche righe che seguono si vuol restituire un pò di conoscenza sulla vita di Don Gelmini, quella vita che proprio non ti aspetti, quella che non compare nelle biografie ufficiali.



"“LA STAMPA” SVELA DON GELMINI SEGRETO: “4 ANNI DI GALERA E LI SCONTA TUTTI”
“COME DETENUTO, VIENE ISOLATO PER EVITARE “PROMISCUITÀ” CON ALTRI RECLUSI”
IMBROGLIO IN VIETNAM – 1972, FINI’ DI NUOVO IN CARCERE, COL FRATELLO PADRE ELIGIO
Francesco Grignetti per La Stampa

C’è stato un altro don Pierino prima di don Pierino. Un prete che ha sempre sfidato le convenzioni, ma che di guai con la giustizia ne ha avuti tanti, ed è pure finito in carcere un paio di volte. A un certo punto è stato anche sospeso «a divinis», salvo poi essere perdonato da Santa Romana Chiesa.

E’ il don Gelmini che non figura nelle biografie ufficiali. I fatti accadono tra il 1969 e il 1977, quando don Pierino era ancora considerato un «fratello di». Una figura minore che viveva di luce riflessa rispetto al più esuberante padre Eligio, confessore di calciatori, amico di Gianni Rivera, frequentatore di feste, fondatore delle comunità antidroga «Mondo X» e del Telefono Amico.

Anni che furono in salita per don Pierino e che non vengono mai citati nelle pubblicazioni di Comunità Incontro. Per forza. Era il 13 novembre 1969 quando i carabinieri lo arrestarono per la prima volta, nella sua villa all’Infernetto, zona Casal Palocco, alla periferia di Roma. E già all’epoca fece scalpore che questo sacerdote avesse una Jaguar in giardino.

Lui, don Pierino, nella sua autobiografia scrive che lì, nella villa dell’Infernetto, dopo un primissimo incontro-choc con un drogato, tale Alfredo, nel 1963, cominciò a interessarsi agli eroinomani. In tanti bussavano alla sua porta. «Ed è là che, ospitando, ancora senza tempi o criteri precisi, ragazzi che si rivolgono a lui, curando la loro assistenza legale e visitandoli in carcere, mette progressivamente a punto uno stile di vita e delle regole che costituiranno l’ossatura della Comunità Incontro».

All’epoca, Gelmini aveva un certo ruolo nella Curia. Segretario di un cardinale, Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires. Ma aveva scoperto la nuova vocazione. «Rinunciai alla carriera per salire su una corriera di balordi», la sua battuta preferita.

I freddi resoconti di giustizia dicono in verità che fu inquisito per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto, e truffa. Lo accusarono di avere sfruttato l’incarico di segretario del cardinale per organizzare un’ambigua ditta di import-export con l’America Latina. E restò impigliato in una storia poco chiara legata a una cooperativa edilizia collegata con le Acli che dovrebbe costruire palazzine all’Eur. La cooperativa fallì mentre lui rispondeva della cassa. Il giudice fallimentare fu quasi costretto a spiccare un mandato di cattura.

Don Pierino, che amava farsi chiamare «monsignore», e per questo motivo si era beccato anche una diffida della Curia, sparì dalla circolazione. Si saprà poi che era finito nel cattolicissimo Vietnam del Sud dove era entrato in contatto con l’arcivescovo della cittadina di Hué. Ma la storia finì di nuovo male: sua eminenza Dihn-Thuc, e anche la signora Nhu, vedova del Presidente Diem, lo denunciarono per appropriazione indebita. Ci fecero i titoloni sui giornali: «Chi è il monsignore che raggirò la vedova di Presidente vietnamita».

Dovette rientrare in Italia. Però l’aspettavano al varco. Si legge su un ingiallito ritaglio del Messaggero: «Gli danno quattro anni di carcere, nel luglio del ‘71. Li sconta tutti. Come detenuto, non è esattamente un modello e spesso costringe il direttore a isolarlo per evitare “promiscuità” con gli altri reclusi». Cattiverie.

Fatto sta che le biografie ufficiali sorvolano su questi episodi. Non così i giornali dell’epoca. Anche perché nel 1976, quando queste vicende sembravano ormai morte e sepolte, e don Pierino aveva scontato la sua condanna, nonché trascorso un periodo di purgatorio ecclesiale in Maremma, lo arrestarono di nuovo.

Questa volta finì in carcere assieme al fratello, ad Alessandria, per un giro di presunte bustarelle legate all’importazione clandestina di latte e di burro destinati all’Africa. Si vide poi che era un’accusa infondata. Ma nel frattempo, nessuna testata aveva rinunciato a raccontare le spericolate vite parallele dei due Gelmini. Ci fu anche chi esagerò. Sul conto di padre Eligio, si scrisse che non aveva rinunciato al lusso neppure in cella.

Passata quest’ennesima bufera, comunque, don Pierino tornò all’Infernetto. Sulla Stampa la descrivevano così: «Due piani, mattoni rossi, largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, giardino, piscina e due cani: un pastore maremmano e un lupo. A servirlo sono in tre: un autista, una cuoca di colore e una cameriera».

Tre anni dopo, nel 1979, sbarcava con un pugno di seguaci, e alcuni tossicodipendenti che stravedevano per lui, ad Amelia, nel cuore di un’Umbria che nel frattempo si è spopolata. Adocchiò un rudere in una valletta che lì chiamavano delle Streghe, e lo ottenne dal Comune in concessione quarantennale. Era un casale diroccato. Diventerà il Mulino Silla, casa-madre di un movimento impetuoso di comunità.

Gli riesce insomma quello che non era riuscito al fratello, che aveva anche lui ottenuto in concessione (dal proprietario, il conte Ludovico Gallarati Scotti, nel 1974) un rudere, il castello di Cozzo Lomellina, e l’aveva trasformato, grazie al lavoro duro di tanti volontari e tossicodipendenti, in uno splendido maniero. Ma ormai la parabola di padre Eligio era discendente. Don Pierino, invece, stava diventando don Pierino.


Dagospia 05 Agosto 2007"

 

politica interna
25 marzo 2006
“NEL NOME DI LUCA COSCIONI, CANDIDATA ALLA CAMERA C’E’ SABRINA DI GIULIO”

Rieti, 24.03.2006

 

DICHIARAZIONE DEL CANDIDATO ALLA CAMERA MICHELE RANA

 

 “NEL NOME DI LUCA COSCIONI, CANDIDATA ALLA CAMERA C’E’ SABRINA DI GIULIO”

 

“Rieti è geograficamente l’ombelico d’Italia. Anche durante questa campagna elettorale il mondo politico reatino, però, non riesce ad uscire da quell’autoreferenzialità territoriale che sicuramente non porterà né strade, né ferrovie, né miglioramenti infrastrutturali nel breve periodo.

In questo, sappiamo per certo, i direttori e capi redattori delle testate giornalistiche locali non  aiutano, così poco impegnati a far fiorire un dibattito politico che possa far sì che al fatto geografico si accompagni anche una centralità umanistica, scientifica e culturale.

Ad esempio sia nella giornata di ieri sia in quella di oggi tutti i quotidiani, tutte le agenzie radiotelevisive ci hanno informato della partecipazione del Monsignor Lucarelli, vescovo di Rieti, alla manifestazione dell’ALCATEL a Roma.

Chiedo: è una notizia tale da meritare così importante rilievo ?

In un’Italia in cui i Vescovi ogni giorno prendono posizione su ogni cosa che attiene allo scibile  politico, per lo più imponendo divieti o soluzioni dirigiste e stataliste,  la notizia del Monsignore che non si occupa di questioni di fede e religiose assomiglia, per scontatezza, a quella  del “cane che morde l’uomo”.

Per non limitarmi alla mera denuncia e per far si che i cittadini possano veramente “conoscere per deliberare” informo, dunque, che tra le liste della Rosa nel Pugno, anche qui a Rieti, c’è Sabrina Di Giulio, anch’essa malata di Sclerosi Laterale Amiotrofica, così come Luca Coscioni. Sabrina Di Giulio, membro del Consiglio Generale dell’Associazione Luca Concioni, vuole essere la continuatrice per queste elezioni politiche della battaglia per la libertà di ricerca, in particolare sulle cellule staminali embrionali.

La notizia è che è disponibile, nonostante tutti i limiti che quella terribile malattia degenerativa le impone, ad essere intervistata a distanza all’indirizzo mail sabrinadigiulio@alice.it e che una sua scheda personale, veramente toccante ed interessante dal punto di vista culturale, scientifico e quindi politico è facilmente rintracciabile all’indirizzo internet http://www.lucacoscioni.it/node/1823.

Credo che, rispetto a candidature tutte  fumosamente uguali, uno sforzo di dignità e completezza  dell’informazione, in queste ore, deve essere fatto soprattutto per evitare che Sabrina Di Giulio, così come Luca Coscioni demonizzato ed escluso, nasca alla politica italiana solo il giorno della sua morte fisica.”




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politica interna
25 marzo 2006
“TOUR ELETTORALE DEL PRESIDENTE MARRAZZO: MI MANDA RUINI !”

Rieti, 23.03.2006

DICHIARAZIONE CONGIUNTA dei CANDIDATI GIOVANNI  MASCIOLETTI (SENATO) e MICHELE RANA (CAMERA)

“TOUR ELETTORALE DEL PRESIDENTE MARRAZZO: MI MANDA RUINI !”


“Abbiamo appreso dagli organi di informazione del Tour elettorale nel reatino coi candidati dell’Ulivo, e non dell’ Unione, del Presidente della Regione Marrazzo; v’è da precisare che, in tale occasione, alla Rosa nel Pugno di Rieti e ai suoi candidati non è giunta nemmeno una telefonata figurarsi un invito. Eppure, in questa campagna elettorale, siamo impegnati a sostenere lo stesso candidato Presidente del Consiglio, Romano Prodi, così come, non tanto tempo fa, i Socialisti Democratici Italiani erano impegnati per Marrazzo medesimo alla guida del Lazio coordinando i Comitati Marrazzo e contribuendo a far si che la Provincia di Rieti fosse l’unica,dopo Roma, a dargli la maggioranza dei consensi.

Apprezzavamo un Marrazzo conduttore e giornalista televisivo di “Mi Manda Raitre”, vicino ai diritti dei cittadini ed in particolare degli ultimi e degli eslcusi. Lo apprezziamo decisamente per l’impegno sull’Alcatel ma molto meno per l’impegno sui diritti civili.

Qualche giorno fa, infatti, non ha fatto nulla nell’ Assemblea regionale per evitare il voto sfavorevole dell’Ulivo e della stessa Rifondazione per riconoscere i diritti delle coppie di fatto, avallando un risultato disastroso per il progresso civile della vita dei cittadini così come oggi ignora la Rosa nel Pugno reatina.

A poco più di 48 ore distanza dal diktat del Presidente della CEI, Camillo Ruini, su Pacs, RU 486, regolamentazione dell’eutanasia, libertà di ricerca scientifica comprendiamo benissimo il suo imbarazzo a dialogare con l’unica realtà politica italiana autenticamente laica, soprattutto poichè è divenuto il Presidente “istituzionale” e forse anche un po’ grigio di una regione con l’ingombrante presenza dello Stato Città del Vaticano al suo interno.

Proprio perché siamo quotidianamente impegnati a scongiurarlo comprendiamo anche che, ormai, l’Ulivo e l’Unione corrano il serio rischio di divenire contenitori di non laicità – buoni solo per includere o escludere qualcuno dai tavoli - se non, addirittura, i luoghi di un’anacronistica conservazione oligarchica e clericale.

Pur tuttavia il nostro Presidente ci permetterà un’osservazione: concorrendo all’ostracismo elettorale della Rosa nel Pugno e delle sue istanze modernizzatici del paese si pone nella pessima, a parer nostro, compagnia dei conservatori e degli oscurantisti ma, quel che è importante, distante dal popolo della sinistra riformatrice italiana e dai cattolici democratici che vorrebbero, invece, essere cittadini più liberi, più consapevoli e più responsabili.

Siamo sicuri, quindi, che anche i reatini il 9 e 10 aprile sapranno premiare una Rosa nel Pugno sicuramente laica, socialista, liberale e radicale, in sintonia con le loro aspirazioni di libertà e di modernità, contribuendo, così, a far fallire un disegno neocentrista fatto di ambiguità e tatticismi anche di molti partiti del centrosinistra.




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politica interna
5 febbraio 2006
Elezioni 2006: per l'Eta Media Reasearch comunque vada sarà un insuccesso !

Una ricerca dell' Eta Media Research conferma quello che vanno dicendo, da qualche tempo a questa parte, il Segretario di Radicali Italiani ed esponente di spicco della Rosa nel Pugno, Daniele Capezzone e un altro dirigente nazionale, tanto dei Radicali quanto della Rosa,  Marco Beltrandi: i due schieramenti, l'Unione e la Casa delle Libertà non cercherebbero di conquistare gli indecisi, quelli - forse - che esprimono una sorta di sfiducia alla poltica ufficiale, ai suoi modi per molti versi illegali di incedere.
Gli stessi leaders delle coalizioni si limiterebbero, invece, a fornire messaggi ai propri gruppi, ai propri sodali di sempre, vecchi e nuovi che assumono la banale forma dei puri ordini di scuderia volti a serrare i ranghi contro un nemico, di solito immaginario.


La povertà di temi ed obiettivi concreti declinati da Berlusconi, orientato ad enfatizzare piccoli risultati veri o presunti del suo Governo oppure ad anatemizzare il pericolo "comunista", fa il paio con la modesta risposta di Prodi e dell'Unione che si limita a giocare il "gioco politico" a rimorchio, lamentandosi solamente della straripanza mediatica del nemico.
Un'anatema contro un altro, normalmente, non fa fare un passo nella direzione di una proposta politica concreta ovvero nell'elaborazione di una soluzione politica di uno solo di quei problemi che intrappolano l'Italia ad una stagnazione civile, sociale ed economica senza precedenti. 
Mancano, quindi, i grandi temi, quelli che attengono alla vita, alla morte, alle speranze o alle delusioni degli italiani: mancano i grandi scontri su due o più visioni delle relazioni tra esseri umani, tra gli individui e tra gli individui e le organizzazioni. 
Il risultato non è solo la percezione di un'omologazione tra le contrapposte fazioni politiche, centrodestra e centrosinistra, ma un'omologazione reale che lascia presagire una sostanziale continuità nel governo (meglio del malgoverno se non addirittura del non-governo) della cosa pubblica italiana. 
Così mentre il caso Unipol ad inizio anno ha rischiato di essere l'unico dato di cronaca giudiziaria di questa campagna elettorale solo  utile per scambiarsi sterili accuse reciproche, ora la candidatura D'Ambrosio appare uno dei quei modi, per certi versi efficace, per ricambiare lo sgarbo e dare la stura a Di Pietro & co. per ribaltare le accuse e, nel campo avverso, parlare per giorni del partito dei giudici e del giustizialismo (rosso).
Se non verrà dato spazio all'unica vera novità della politica italiana, alla Rosa nel Pugno, ho l'impressione che il 9 Aprile "comunque vada sarà un insuccesso". 
 




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politica estera
4 febbraio 2006
"Montagnard": quando una comunità cristiana perseguitata rischia l'indifferenza !

E' curioso constatare come Kok Ksor, leader in esilio negli Stati Uniti della Montagnard Foundation, e tutta la comunità cristiana dei Montagnards perseguitati dal regime vietnamita, oggi come ieri, rischino l'indifferenza complice tanto dell'America di Bush, neo-con e per certi versi teo-con, quanto del Papa e delle gerarchie cattoliche.



Per processioni e manifestazioni religiose politiche i cristiani del nord del Vietnam vengono, tutt'oggi,  incarcerati, deportati e fatti oggetto di torture.
Addirittura gli Stati Uniti d'America starebbero, in questi giorni, senza troppe precauzioni e richieste diplomatiche, concludendo accordi per far fare ingresso nell'Organizzazione Mondiale del Commercio proprio il regime dittatoriale vietnamita.
Solo i 
Radicali Italiani e quelli Transnazionali restano vicini, in Italia, alla battaglia nonviolenta per i diritti religiosi del Montagnard Foundation.
Notizie Radicali, l'Agenzia giornaliera dei Radicali Italiani, del 3 Gennaio riporta egregiamente le lettera, risoluta ma dai toni distesi, che Kok Ksor invia ai tutti i membri del Senato e del Congresso americano per tentare di strappare dalle trattative un risultato utile per la sua causa.

Per ricordare la salvaguardia dei rifugiati Montagnard rimpatriati con la forza dalla Cambogia in Vietnam, per ricordare il diritto del popolo Montagnard a convivere in pace con il popolo vietnamita

di Kok Ksor

Il Presidente della Montagnard Foundation, l’associazione che dagli Stati Uniti da anni lotta perché sia riconosciuto il diritto del popolo Montagnard a poter vivere in pace e libertà nella sua terra, e perché finalmente cessino le decennali persecuzioni da parte delle autorità del regime comunista vietnamita, ha inviato ai rappresentanti del Congresso e del Senato degli Stati Uniti la seguente lettera-denuncia-appello:

Spartanburg, 25 Gennaio 2006

"Le scrivo oggi a proposito del governo degli Stati Uniti e di quello del Vietnam, circa la richiesta del Vietnam di entrare a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Il tema è di vitale importanza per il benessere non solo dei nostri oltre 300 indigeni Montagnard torturati e ingiustamente imprigionati dal Vietnam, ma per l’intera popolazione vietnamita e per il futuro delle relazioni tra Stati Uniti e Vietnam.

Il Governo degli Stati Uniti e quello del Vietnam concluderanno presto gli accordi che sanciranno l’adesione del Vietnam all’Organizzazione Mondiale del Commercio, mentre il destino del nostro popolo resta incerto (crediamo che anche l’Australia e la Nuova Zelanda debbano ancora concludere i loro negoziati per l’adesione del Vietnam all’OMC). Apprendiamo con gratitudine dell’interesse mostrato da parte dell’On. Chris Smith e della Commissione Affari Esteri del Senato verso il nostro popolo.

Voglio comunque sottolineare che non abbiamo cattivi sentimenti riguardo al progresso delle relazioni con il Vietnam, ma ci rivolgiamo ad ogni membro del Congresso statunitense affinché si ricordi di noi in questo momento così importante. E’ a nome dei nostri concittadini in Vietnam che hanno subito le torture e le persecuzioni, perché Cristiani e perché si sono battuti per i diritti umani fondamentali, che vi lanciamo questo appello. Il nostro popolo vuole semplicemente essere libero dalle persecuzioni perpetrate contro di noi per decenni, e chiede rispettosamente che il destino di oltre 300 prigionieri Montagnard e le persecuzioni che vanno tuttora avanti nei nostri villaggi siano sollevate negli incontri con il governo del Vietnam. Vorremmo che tutti i nostri prigionieri di coscienza siano liberati prima che il Vietnam ottenga l’adesione all’OMC e che il nostro popolo sia protetto da future violazioni dei diritti umani.

Come forse saprete, i Montagnard Degar hanno popolato gli Altopiani Centrali del Vietnam per secoli e dal momento che oltre 40.000 di essi hanno lottato a fianco dei nostri fratelli americani durante la guerra del Vietnam ed hanno poi hanno sofferto lunghe e intense discriminazioni e persecuzioni da parte del Governo del Vietnam. Durante quella guerra, il nostro popolo si è massicciamente schierato con l’esercito statunitense, nel tentativo di neutralizzare le forze comuniste nella loro avanzata verso il Vietnam del Sud, poiché sapevamo che i comunisti ci avrebbero tolto le nostre libertà civili, cominciando dalla libertà religiosa, per arrivare ai nostri diritti in quanto popolo indigeno e alle nostre terre ancestrali. Questa repressione religiosa, politica e sociale è diventata sempre peggiore dal 1975, in particolare da quando il nostro popolo ha deciso di farsi sentire per ottenere il rispetto dei diritti organizzando manifestazioni pacifiche sugli Altopiani Centrali. Le manifestazioni organizzate dai Montagnard Degar e coordinate assieme a noi della Montagnard Foundation nel 2001 e a Pasqua del 2004 sono state seguite da un’ondata di repressione da parte delle autorità vietnamite, accompagnata dallo spiegamento di forze dell’ordine sugli Altopiani Centrali, provocando così la morte di molti nostri concittadini e l’arresto e la tortura di molti altri. E la fine è tutt’altro che vicina. Sempre per vendetta, la polizia ha picchiato anche alcuni miei parenti, come mia madre, che ha più di 80 anni, mentre mio fratellastro è stato incarcerato. In basso trovate una fotografia fatta da alcuni rifugiati Montagnard che descrivono qual è la tortura riservata a chi segue la fede cristiana: forzati a stare in piedi su dei chiodi in posizione da crocifisso.

A parte qualche gesto apparente delle autorità vietnamite, quasi tutti i Montagnard incarcerati nel 2001 per aver manifestato pacificamente, per esser fuggiti in Cambogia o per esser cristiani, restano nelle prigioni del Vietnam. Questa repressione è stata documentata attraverso numerose fonti, incluso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti che nel 2005 ha confermato il Vietnam come “paese che desta particolare preoccupazione per le violazioni della libertà religiosa”. Oggi, secondo le informazioni che ci pervengono, il Vietnam continua la sua persecuzione religiosa mettendo agli arresti domiciliari i cristiani e obbligando i Montagnard cristiani a professare la fede “ufficiale” del governo.

Con questa lettera le chiedo rispettosamente di usare la sua influenza per aiutarci ad ottenere il rilascio degli oltre 300 prigionieri Montagnard ancora detenuti a seguito delle manifestazioni tenutesi nel 2001 e nel 2004. Sul nostro sito web abbiamo pubblicato un rapporto che riguarda proprio questi prigionieri. Contiene fotografie di questi detenuti in Vietnam e possiamo mandarvi un rapporto completo qualora lo desideri. Il documento contiene anche informazioni sulle violazioni dei diritti umani già riportate da Human Rights Watch e Amnesty International. Molte di queste persone sono state picchiate e torturate. Chiediamo che venga presa in considerazione la possibilità di trovare una soluzione permanente per proteggere il nostro popolo in Vietnam e per ciò chiediamo che vengano dato accesso libero sugli Altopiani Centrali ad osservatori umanitari.

Non stiamo chiedendo agli Stati Uniti di interrompere le relazioni e il loro progresso nei rapporti con il Vietnam, ma chiediamo che ci si ricordi del sacrificio della nostra gente durante la guerra del Vietnam. Sappiamo bene che il mondo della politica e quello dell’economia sono complessi, ma è a lei che ci rivolgiamo con la nostra richiesta perché possa usare la sua influenza per aiutare i nostri concittadini in prigione. Se c’è qualcosa che è in suo potere fare per alleviare le sofferenze del nostro popolo la preghiamo di farcelo sapere.

Suo,

Kok Ksor

Presidente della Montagnard Foundation"






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politica interna
4 febbraio 2006
Boselli un radicale al Congresso dello SDI.

A Fiuggi è in corso il IV Congresso dei Socialisti Democratici Italiani. La relazione di ieri del Segretario è stata inequivoca, limpida e cristallina sopratutto nell'evocazione delle scelte e degli obiettivi politici.

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La Rosa nel Pugno, l'alleanza coi radicali di Marco Pannella, Daniele Capezzone, Emma Bonino e Marco Cappato, è una prospettiva non solo elettorale ma persino strategica per il post elezioni. Parimenti, per Boselli, la laicità è il modo politico di vedere la società italiana, quella europea ed internazionale ed ipotizzare la risoluzione di problemi e questioni pungenti fuori dai dogmatismi che ci propongono chierici, le oligarchie di ogni ordine e grado, non solo cattoliche ma anche della magistratura, della finanza e dell'impresa pubblicamente assistita, dei professionisti della politica. Rinnovamento è la parola d'ordine del segretario dello SDI e dirigente della Rosa nel Pugno; rinnovamento dell'economia e della società che passano per il depotenziamento strutturale di ordini, albi e professioni, per il riconoscimento di nuovi diritti civili e il rafforzamento di quelli storici. Libertà di ricerca scientifica come opportunità per il mercato e per i più deboli, quelli che oggi non possono recarsi all'estero dove si fa ricerca - a differenza dell'Italia, sulle cellule staminali embrionali; libertà di ricerca scientifica per far decollare un paese stagnante e che esporta sempre più intelligenze all'estero. Scuola pubblica, scuola pubblica, scuola pubblica, ripete poi Boselli, per metterci al riparo dal monopolio privato della scuola cattolica, dal suo rifiuto della scienza e dal dogmatismo culturale religioso. Una relazione chiara, netta e determinata quella del segretario dello SDI che non risparmia critiche a Berlusconi ma nemmeno tace su quanto il centrosinistra deve fare per modernizzarsi, per non rimanere ancorata ad un antimericanismo di maniera, ad un'appendice italiana di Ruini e dello stato di Città del Vaticano o ad essere un grimaldello intellettuale ed operativo per i peggiori giustizialismi della corporazione dei magistrati italiani.




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politica interna
2 ottobre 2005
Adornato premia il "liberal" Ruini con i soldi impegnati dai diessini in Fondazione Monte Paschi.

Dal sito di Dagospia riporto uno splendido scoop del 30 Settembre

"Chi ha pagato il conto della kermesse senese della Fondazione Liberal in cui il forzista Ferdinando Adornato ha consegnato il premio intitolato alla sua medesima creatura prima al portavoce papale Joaquin Navarro-Valls e poi al cardinale Camillo Ruini? Una risposta, piuttosto sorprendente, considerando la tempesta mediatica scatenata contro il centro-sinistra per i fischi rifondaroli al capo dei vescovi italiani, si può trovare nel bilancio della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, l'ente che controlla e governa la storica banca toscana.

Il territorio senese, come è noto, figura fra i più 'rossi' d'Italia, al punto che sono diessini tutti e tre i grandi decisori della Fondazione Mps: il presidente Giuseppe Mussari, il sindaco Maurizio Cenni e il numero uno della Provincia, Fabio Ceccherini. Grazie ai copiosi dividendi che ogni anno incassa dal Monte, la Fondazione ha il compito principale di finanziare progetti scientifici e culturali e, insieme, di sostenere quelle attività di assistenza sociale per le quali il governo di Roma taglia anno dopo anno i fondi.

Nell'ambito di questi doveri, nell'ultimo bilancio due contributi per complessivi 130 mila euro sono stati versati proprio alla Fondazione Liberal di Adornato, al fine di realizzare "quattro meeting internazionali", nonché all'associazione sorella Club Karl Popper, nota come organizzatrice di conferenze sull'imperdibile tema 'Milano: da Carlo Cattaneo a Mediaset'. Per Ruini si può dire che "le convergenze fra laici e cattolici" auspicate prima delle contestazioni siano, almeno a Siena, decisamente a buon punto."




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