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11 agosto 2007
Droghe. I guasti del proibizionismo...

C'è ancora da convincere qualcheduno sul fatto che l'approccio proibizionista sia produttivo di maggiori tragedie di qualsiasi altra ipotesi di legalizzazione ?

Se si quello che segue, in link, è quello che succede alle sostanze nel mercato clandestino e vietato (mentre per quelle legali discutiamo di marchi di qualità, di etichette che indichino l'esatta composizione degli ingredienti, le modalità di conservazione, di consumo e le avvertenze sui danni alla salute in caso di consumo eccessivo)...



 I GUASTI DEL PROIBIZIONISMO

politica interna
4 agosto 2007
Droghe. Proibizionismo da mettere in discussione.

Ci sono almeno tre notizie, connesse tra loro, che stanno avendo un discreto spazio nelle cronache di questa estate.
La prima è quella relativa alla contro iniziativa messa in campo dai parlamentari dell’UDC innanzi a Montecitorio.


Colpiti, nelle loro convinzioni pubbliche e di più nelle loro tesi politiche, da quello che sembra essere accaduto qualche notte fa al loro ex collega di partito, l’On. Mele (in quella è passata nei giornali come “notte di sesso e di cocaina), hanno messo davanti a Montecitorio un camper. Dentro il camper chi lo voleva, tra i deputati, poteva effettuare un testi antidroga. Risultato: 122 parlamentari sottopostisi volontariamente a controllo, tutti negativi.

La seconda notizia è quella attinente all'approvazione del cosiddetto D.L. “Bianchi” in materia di sicurezza stradale. Tra le altre norme quelle che hanno destato l’interesse dei media, poiché connesse alla questione della grande quantità di vittime del fine settimana e dei notissimi esodi estivi, è l’inasprimento delle pene per chi si mette alla guida in stato di ebbrezza o sotto effetto stupefacenti.

La terza news, che mi preme sottolineare, è invece quella di cui, suo malgrado, è protagonista Don Gelmini. Nelle sue comunità si sarebbero compiuti nei confronti degli ospiti - molti dei quali lì presenti, per sfuggire l’esecuzione di una condanna connessa al consumo di sostanze psicoattive – degli abusi sessuali.

                        

                       
Tre notizie che apparentemente non si intrecciano ma che ci parlano della stessa realtà: quella di un’Italia che si occupa del problema droga con un approccio esclusivamente demagogico-proibizionista. Riassum - perchè si sa d’estate anche le opinioni si consumano più velocemente - e a tre notizie contrappongo tre considerazioni.

La prima. Giusto inasprire le pene per chi si mette alla guida in condizioni fisiche non adeguate perché ha bevuto troppo o perché l’hashish, la cocaina o qualche diavolo di pasticca esporrebbero gli altri utenti della strada alle sue disattenzioni o alla sua voglia di pigiare il piede sull’acceleratore oltre i limiti consentiti ma forse, più che inasprirle, la questione è quella consueta della “giustizia giusta” cioè aumentare i controlli e rendere effettive le sanzioni amministrative e penali che gia ci sono soprattutto quando a causa di uno stato alterato si è effettivamente provocato un incidente. La questione è poi dei controlli e cioè puramente tecnico-scientifica: l’adozione di metodiche (e ve ne sono) che selezionino nell’autista controllato solo un’intossicazione che sta producendo effetti di alterazione e non assunzioni lontane nel tempo che hanno smesso già da un po’ di produrre alcun tipo di sintomo sui sensi e sulla psiche.

La seconda. Il proibizionismo e cioè il divieto, rafforzato dalla recente “Fini-Giovanardi”, di ogni ipotesi commercio legale di sostanze stupefacenti non solo non ha impedito che le droghe (illegali e quindi sottratte ad ogni controllo e, quindi, più costose e pericolose) si diffondessero capillarmente, tra i giovani e persone più responsabili, in quanto a consumo ma, soprattutto, come il “caso Mele” starebbe lì a dimostrare, non si è intaccata, anche nei più piani alti, minimante la considerazione sociale sul valore (o sul disvalore) che ha il consumo o l’abuso di droghe.

La terza. Le accuse, è vero, su Don Gelmini sono tutte da dimostrare ma queste vengono dopo quelle di qualche anno fa relative alla altrettanto famosa San Patrignano. Una considerazione, quindi, seppure in punta dei piedi, però va fatta. Forse il modello “comunità coatta o conveniente”, quale unica alternativa all’ipotesi carceraria, come conseguenza del proibizionismo, non solo non è efficace ma rischia di far prolificare luoghi in cui tendono a perpetrarsi violenze e abusi anche, in buona fede, e cioè per perseguire finalità che si assumono buone ed alte (come la completa disintossicazione dalla dipendenza).

Il piano educativo – soprattutto per le nuove generazioni - su cui, invece, oggi si dovrebbe finalmente agire è, quello liberale nord europeo del binomio “libertà e responsabilità” rispetto al quale lo Stato interviene con la “forza” e con l’efficacia che merita solo allorquando l’uso di sostanze (oggi legali come l’alcool o illegali come le altre chiamate droghe) mette in serio ed imminente pericolo la vita, la salute o la libertà di altri rispetto all’assuntore (oppure e a maggior ragione quando il pericolo ha concretizzato un danno).

Altrimenti ? Altrimenti sta fermo è aspetta che ogni tipo di sbronza passi sul divano di casa.
Le altre sanzioni per chi poi finisce per abusare o divenire dipendente verranno dalla società: niente successo a scuola, tantomeno a lavoro nonchè difficoltà di relazione.
Insomma, senza proibizionismo, pure le famiglie avrebbero qualcosa da spiegare ai loro figli piuttosto che continuare a delegare il loro interesse, il loro affetto e il loro amore ai "verboten" dello Stato.

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