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politica estera
28 agosto 2007
'Lettera ai miei compagni “oltranzisti” (e naturalmente non solo a loro)'

Da Valter Vecellio, sul tema della moratoria universale delle esecuzioni capitali, gentilmente ricevo e volentieri riproduco.
(tratto da
Notizie Radicali di oggi).



"
Mettetevi comodi, dobbiamo parlare. Ma prima è forse opportuno che si sappia che sto covando una grossa e crescente irritazione. Quando abbiamo deciso di interrompere la nostra azione nonviolenta e di smettere di nutrirci – come facevamo da settimane – con cappuccini e spremute di arancia, un po’ tutti eravamo consapevoli che si concedeva a Romano Prodi e Massimo D’Alema un’apertura di credito che forse non meritavano. Avevano dato assicurazioni, avevano mostrato di comprendere, avevano garantito che avrebbero meritato la fiducia che si accordava loro cessando il digiuno, e che avrebbero corrisposto a quanto oltre cinquanta premi Nobel, Parlamento Europeo e Parlamento Italiano indicavano, e chiedevano loro di fare. In fin dei conti, conveniva anche a loro, a Prodi e a D’Alema: se l’Italia avesse guidato lo schieramento per la moratoria, e se l’assemblea delle Nazioni Unite questa proposta – che già oggi è accolta dalla maggioranza degli stati membri – avesse approvato per la moratoria delle esecuzioni capitali nel mondo, a farsene lustro e a incassare i “dividendi” politici della cosa, non sarebbero stati proprio loro? Prodi e D’Alema? Roba, non si esagera, da premio Nobel per la Pace.

E invece? Invece nulla. Giorno dopo giorno, è trascorso il mese di luglio, stiamo per archiviare quello di agosto. E sul fronte moratoria, cosa sta facendo il Governo, e soprattutto: cosa intende fare? E vengo alle due cose che mi hanno procurato (e tuttora me ne procurano) irritazione. Doveva essere organizzata una manifestazione con i premi Nobel a New York. A quanto pare non se ne farà nulla; e non per indisponibilità dei Nobel, o per le alte spese che la cosa può comportare, o altro motivo. Semplicemente non se ne farà nulla perché nulla è stato fatto. Bello vero? Marco Pannella ed Emma Bonino hanno inviato una lettera a Prodi e D’Alema. Lo stesso Pannella lo ha raccontato, in almeno due puntate della sua trasmissione domenicale a “Radio Radicale”. Lettera di cui non è stato divulgato il contenuto, ma che evidentemente riguarda la questione moratoria. Non è la prima lettera; se abbiamo capito bene, in precedenza ce ne erano state altre due. A nessuna di queste lettere si è risposto. Indice, perlomeno di maleducazione.

Bene: che il governo Prodi, sia preoccupato di regalare ogni giorno pacchi di voti allo schieramento di centro-destra grazie a dichiarazioni d’intenti uno più dissennato dell’altro, è cosa che dovrebbe innanzitutto inquietare Fassino, Rutelli, i vertici e i dirigenti dei DS e della Margherita. Un governo che non ha molte medaglie da esibire a un’opinione pubblica scontenta e perplessa, non riesce a comprendere che vincere sulla moratoria e guadagnarsi questo ruolo a livello internazionale, non può che essere un formidabile ricostituente; preferiscono invece confermare di non saper fare le cose giuste, mentre fanno benissimo quelle cose sbagliate. Ma non è, evidentemente, problema del solo governo Prodi. Personalmente non sono disposto – e credo che non si debba essere disposti come collettivo degli oltranzisti, e come radicali – ad accettare questa situazione di lenta, inesorabile inedia, che rischia di allontanarci ancora una volta da un obiettivo che sembrava a portata di mano. Poi c’è anche una questione di forma: che non si sia neppure accusato di aver ricevuto la lettera di Pannella e Bonino è sem-pli-ce-men-te offensivo. Si offende Pannella, si offende Bonino, si offende ciascuno di noi.

Come si dice: inermi, non inerti. Sapevamo in partenza che non sarebbe stato né semplice né facile. Non per un caso abbiamo avuto cura di dire che si era conseguito un importante successo, ma non si poteva parlare di vittoria. Bene: se ne dovrà evidentemente parlare, discutere; precisare percorsi e strategie; ricominciare a tessere e a consolidare alleanze.

Volete sapere se sono arrabbiato? La risposta è sì, sono molto arrabbiato; e pazienza se questa non è una categoria politica. Sono molto arrabbiato perché le esecuzioni capitali proseguono in Cina e in Iran, in Giappone e negli Stati Uniti. La moratoria forse non avrebbe impedito quei delitti, ma chi li compie si sarebbe sentito forse meno potente, più”solo”. Il governatore del Texas forse avrebbe risposto all’Unione europea in modo più gentile, non da arrogante come è stato. Sono molto arrabbiato perché nonostante promesse ed assicurazioni l’ente radiotelevisivo di Stato tutto fa, ma non produce informazione corretta; sono molto arrabbiato con me stesso, perché forse siamo stati troppo fiduciosi e abbiamo perso tempo prezioso.

“E’ giunto il tempo di affrontare il passaggio decisivo per portare a compimento la nostra iniziativa: la moratoria universale delle esecuzioni capitali”. Lo scrive Romano Prodi, nella prefazione al “Rapporto 2007” di Nessuno tocchi Caino sulla pena di morte nel mondo. Se è giunto il tempo, cosa si fa, si intende fare, si è fatto? Per nostra parte, credo che si dovrà riprendere quel che è stato interrotto. Presto."

Sottoscrivo.

politica estera
27 agosto 2007
Pena di morte... credo sia prudente riprendere il digiuno ad oltranza...

E' per queste notizie che provengono dal Texas in queste ore (per quelle che provengono dall'Iran e dalla Cina) e per l'assordante silenzio del Ministero degli Esteri italiano - a cui Marco Pannella ed Emma Bonino hanno scritto per tre volte senza avere risposta nemmeno da un usciere -, del silenzio dell'Unione Europea e del Presidente della Commissione Barroso, che credo sia necessario (prudente) riprendere l'iniziativa nonviolenta del digiuno di dialogo ad oltranza.


Credo sia prudente evitare la commissione dell'ennesimo "poi" mediante atti di pura omissione politico-isitituzionale.
Settembre è molto vicino. E' doveroso per l'Unione Europea e per l'Italia adempiere agli impegni votati dal Cagre e dal Parlamento italiano senza più rinvii. Presentare un testo di mozione che impegni i membri della Nazioni Unite al rispetto di una moratoria universale sulle esecuzioni capitali.
 
Ne stiamo discutendo con i compagni radicali. Vi terrò (-emo) aggiornati.

politica interna
24 agosto 2007
Moratoria sulla pena di morte. I candidati alla guida del PD dicano qualcosa !

E' indubbiamente un brutto momento per chi aveva creduto alla vita facile che avrebbe potuto avere il percorso della proposta di moratoria universale per l'esecuzione delle esecuzioni capitali.
Questa proposta, così il Cagre dell'Unione Europea ha deciso, deve essere presentata alla prossima sessione dell'Assemblea delle Nazioni Unite.
Appunto deve essere ancora presentata.
Nel frattempo si moltiplicano le esecuzioni. In Iran, oltre all'incredibile vicenda di  
Pegah Emambakhsh vengono sistematicamente fatti fuori, nella maggior parte con metodi posti in essere sulla "pubblica piazza", criminali considerati comuni, oppositori mai macchiatisi di violenze o persone ritenute semplicemente "diverse o perverse".
In Cina si conta ormai si sia arrivati a quota mille esecuzioni ogni anno ma c'è chi stima addirittura si sfiori quota ottomila.



Ma la recrudescenza del "boia", in questi giorni, riguarda anche (forse soprattutto perchè dai paesi democratici ci si attende molto molto di più sulla via dell'abbandono di questa inutile e tragica prassi) Stati Uniti e Giappone.
Tanto che l'associazione radicale Nessuno Tocchi Caino in queste ore ha dovuto comunicare una
dura presa di posizione.
Nonostante l'iniziativa della farnesina radicale della primavera scorsa, del digiuno ad altranza di Marco Pannella, Sergio D'Elia, Valter Vecellio e di altri dirigenti radicali compreso il sottoscritto, la battaglia per quella grande conquista civile, del diritto, costituita dalla presentazione prima e dalla votazione, poi, di una moratoria internazionale delle esecuzioni capitali non è per nulla vinta anzi mi appare sempre più a rischio.

Urge, nel dibattito molte volte surreale sui toni del Partito Democratico (e quindi di questo paese), che l'esclusione fisica di Marco Pannella e dei radicali dalla competizione per la Segreteria non diventi anche l'esclusione dei temi e delle iniziative di Marco Pannella.
Una di queste è, appunto, la campagna sulla moratoria, per cui il leader radicale non solo ha digiunato ma tra il 2006 e il 2007 ha sospeso anche l'assunzione di tutte le bevande nell'estemo tentativo costituito da "Nessuno tocchi Saddam".

Oggi, che 
il dibattito internazionale è in moto, mi appare cosa necessaria ed originale colmare la lacuna di un'Italia sempre in retroguardia. Mi appare cosa necessaria ed originale che tutti i candidati alla Segreteria del Partito Democratico- Valter Veltroni,  Rosy Bindi, Enrico Letta, Mario Adinolfi, Pier Giorgio Gawronski e Jacopo Gavazzoli Schettini - si esprimano e dibattano sulla questione della moratoria, la sostengano quotidianamente, nelle sedi migliori cioè quelle dell'informazione, ed aiutino altri ad esprimersi, ad organizzare iniziative in materia (magari in utile sindacation con il mondo radicale, con Nessuno Tocchi Caino e con il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito).
Sarebbe un bel (nonchè umanitariamente utile) modo, nonostante l'illeggittima esclusione di Marco Pannella, di utilizzare il tempo e lo spazio di questa campagna per la Segreteria al Partito Democratico, un bel viatico per le speranze del Partito Democratico.

politica estera
23 agosto 2007
Anche per Pegah Emambakhsh occorre rilanciare la moratoria sulle esecuzioni capitali !

Anche per Pegah Emambakhsh è necessario rilanciare l'iniziativa sulla moratoria internazionale delle esecuzioni capitali.
Chi è  Pegah Emambakhsh ?
Pegah Emambakhsh, una donna iraniana di quaranta anni, il cui crimine è quello di essere lesbica. Pegah Emambakhsh ha trovato rifugio nel Regno Unito nel 2005, in seguito all'arresto, alla tortura e alla condanna a morte per lapidazione della sua partner sessuale (non è chiaro, ad ogni buon conto, se la sentenza è stata eseguita o lo sarà in futuro). La sua domanda di asilo però è stata respinta: secondo l'Asylum Seeker Support Initiative di Sheffield, dove Pegah si trova rinchiusa in un centro di detenzione, quando le è stato chiesto di fornire le prove della sua omosessualità e lei non ha potuto farlo, le è stato riferito che doveva essere deportata. L'estradizione, che doveva avvenire oggi, all'ultimo momento è stata rinviata al 28 agosto: alla fine del mese potrebbe essere già morta.

Lapidare un uomo o una donna fino a farli morire può richiedere molto tempo, specialmente se coloro che scagliano le pietre desiderano di proposito prolungarne l'agonia. Il colpo di grazia alla testa, in grado di portare a uno stato di incoscienza o alla morte, può farsi attendere anche un'ora, mentre le pietre di piccole dimensioni che provocano contusioni sono rimpiazzate poco alla volta da pietre di dimensioni maggiori in grado di frantumare gli arti. Soltanto quando il corpo è in agonia in ogni sua parte può sopraggiungere la morte.



In Iran, come avevo scritto in un precedente post, si stanno moltiplicando le esecuzioni di condanne a morte nei confronti di oppositori al regime ma anche di lesbiche, gay e bisessuali, che sembrano essere caldeggiate dal governo e contemplate dalla religione.

Fra poco, in Settembre, il Governo Italiano, l'Unione Europea avranno una grossa occasione: quella di presentare, come già deciso in più sedi, alle Nazioni Unite - all'inzio della nuova sessione sui diritti umani, una mozione per la sospensione delle esecuzioni capitali in tutto il mondo.
Uno strumento in più con cui l'Iran dovrà fare i conti ma con cui dovranno confrontarsi anche tutti quei paesi che intendono estradare persone verso stati che continueranno ad eseguire sentenze di condanna a morte.

Un'iniziativa, portata vittoriosamente al voto, che potrà salvare la vita a Pegah Emambakhsh e alle altre e gli altri come lei.


politica estera
6 agosto 2007
Iran. E’ necessario rilanciare l’iniziativa pro-moratoria alle Nazioni Unite.

La vicenda esplosa ieri con l’accusa di ingerenza fatta dal portavoce del Ministero degli Affari Esteri Mohammad Ali Hosseini all’Italia e all’Europa sulle osservazioni diplomatiche fatte anche dalla Farnesina sulla recente escalation di esecuzioni capitali è di incredibile portata, molto maggiore dello spazio informativo che si è conquistata favorita, forse, dalla sua involontaria collocazione nel periodo estivo italiano.

Per Hosseini la questione sarebbe, invece, da chiudere e nel modo semplice (o forse banale): i criminali vanno puniti e ogni Paese lo fa come più gli aggrada.

In realtà molto più delle timide interlocuzioni italiane, da quella del Vice Ministro agli Esteri Intini: “L’Italia ha fatto della lotta alla pena di morte una sua bandiera in campo internazionale. Io penso che il governo iraniano conosca bene le buone intenzioni del governo italiano, che è tra quelli che più credono nella necessità di un negoziato e di una soluzione politica ai conflitti in atto. Noi facciamo una battaglia di principio. Conosciamo le difficoltà, ma penso che un mondo senza esecuzioni sarebbe più giusto e più in pace” a quella del Sottosegretario Vernetti: “Abbiamo molto chiaro che si tratta di una terribile dittatura che deve subire la pressione della comunità internazionale” risponde al regime iraniano Mohsen Segara, dissidente iraniano, leader in gioventù del movimento studentesco e docente ad Haward negli Usa.

                              

Oggi sul Corriere della Sera, Sazegara dice candidamente che i recenti giustiziati lungi dall’essere criminali comuni, anzi “alcune delle 16 persone recentemente impiccate con l’accusa di essere criminali avevano protestato contro il razionamento della benzina. E il generale Radan, il capo della Polizia di Theran, ha detto che se non li eliminava c’era il rischio di nuove proteste.” Questi metodi continua il dissidente iraniano “sono piuttosto efficaci nel creare un clima di paura.”

Per questo credo occorra che si rilanci, con forza ed in ogni luogo politico ed istituzionale, in vista di Settembre e della scadenza dell’impegno preso dall’Unione Europea, la campagna per la moratoria subito alle esecuzioni delle pene capitali; perché come è evidente, sempre di più, vincerla significa non solo affermare, secondo le parole del Vice Ministro Intini, un principio ma evitare migliaia di morti ogni anno e concretamente lottare per la giustizia e la democrazia del mondo, tentando, senza l’uso di strumenti bellici, di invertire all’interno delle dittature i rapporti effettivi di forza tra chi lotta per libertà e democrazia e il dittatore e la sua corte chiamata a gestire il potere.

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