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23 agosto 2007
Anche per Pegah Emambakhsh occorre rilanciare la moratoria sulle esecuzioni capitali !

Anche per Pegah Emambakhsh è necessario rilanciare l'iniziativa sulla moratoria internazionale delle esecuzioni capitali.
Chi è  Pegah Emambakhsh ?
Pegah Emambakhsh, una donna iraniana di quaranta anni, il cui crimine è quello di essere lesbica. Pegah Emambakhsh ha trovato rifugio nel Regno Unito nel 2005, in seguito all'arresto, alla tortura e alla condanna a morte per lapidazione della sua partner sessuale (non è chiaro, ad ogni buon conto, se la sentenza è stata eseguita o lo sarà in futuro). La sua domanda di asilo però è stata respinta: secondo l'Asylum Seeker Support Initiative di Sheffield, dove Pegah si trova rinchiusa in un centro di detenzione, quando le è stato chiesto di fornire le prove della sua omosessualità e lei non ha potuto farlo, le è stato riferito che doveva essere deportata. L'estradizione, che doveva avvenire oggi, all'ultimo momento è stata rinviata al 28 agosto: alla fine del mese potrebbe essere già morta.

Lapidare un uomo o una donna fino a farli morire può richiedere molto tempo, specialmente se coloro che scagliano le pietre desiderano di proposito prolungarne l'agonia. Il colpo di grazia alla testa, in grado di portare a uno stato di incoscienza o alla morte, può farsi attendere anche un'ora, mentre le pietre di piccole dimensioni che provocano contusioni sono rimpiazzate poco alla volta da pietre di dimensioni maggiori in grado di frantumare gli arti. Soltanto quando il corpo è in agonia in ogni sua parte può sopraggiungere la morte.



In Iran, come avevo scritto in un precedente post, si stanno moltiplicando le esecuzioni di condanne a morte nei confronti di oppositori al regime ma anche di lesbiche, gay e bisessuali, che sembrano essere caldeggiate dal governo e contemplate dalla religione.

Fra poco, in Settembre, il Governo Italiano, l'Unione Europea avranno una grossa occasione: quella di presentare, come già deciso in più sedi, alle Nazioni Unite - all'inzio della nuova sessione sui diritti umani, una mozione per la sospensione delle esecuzioni capitali in tutto il mondo.
Uno strumento in più con cui l'Iran dovrà fare i conti ma con cui dovranno confrontarsi anche tutti quei paesi che intendono estradare persone verso stati che continueranno ad eseguire sentenze di condanna a morte.

Un'iniziativa, portata vittoriosamente al voto, che potrà salvare la vita a Pegah Emambakhsh e alle altre e gli altri come lei.


politica estera
6 agosto 2007
Iran. E’ necessario rilanciare l’iniziativa pro-moratoria alle Nazioni Unite.

La vicenda esplosa ieri con l’accusa di ingerenza fatta dal portavoce del Ministero degli Affari Esteri Mohammad Ali Hosseini all’Italia e all’Europa sulle osservazioni diplomatiche fatte anche dalla Farnesina sulla recente escalation di esecuzioni capitali è di incredibile portata, molto maggiore dello spazio informativo che si è conquistata favorita, forse, dalla sua involontaria collocazione nel periodo estivo italiano.

Per Hosseini la questione sarebbe, invece, da chiudere e nel modo semplice (o forse banale): i criminali vanno puniti e ogni Paese lo fa come più gli aggrada.

In realtà molto più delle timide interlocuzioni italiane, da quella del Vice Ministro agli Esteri Intini: “L’Italia ha fatto della lotta alla pena di morte una sua bandiera in campo internazionale. Io penso che il governo iraniano conosca bene le buone intenzioni del governo italiano, che è tra quelli che più credono nella necessità di un negoziato e di una soluzione politica ai conflitti in atto. Noi facciamo una battaglia di principio. Conosciamo le difficoltà, ma penso che un mondo senza esecuzioni sarebbe più giusto e più in pace” a quella del Sottosegretario Vernetti: “Abbiamo molto chiaro che si tratta di una terribile dittatura che deve subire la pressione della comunità internazionale” risponde al regime iraniano Mohsen Segara, dissidente iraniano, leader in gioventù del movimento studentesco e docente ad Haward negli Usa.

                              

Oggi sul Corriere della Sera, Sazegara dice candidamente che i recenti giustiziati lungi dall’essere criminali comuni, anzi “alcune delle 16 persone recentemente impiccate con l’accusa di essere criminali avevano protestato contro il razionamento della benzina. E il generale Radan, il capo della Polizia di Theran, ha detto che se non li eliminava c’era il rischio di nuove proteste.” Questi metodi continua il dissidente iraniano “sono piuttosto efficaci nel creare un clima di paura.”

Per questo credo occorra che si rilanci, con forza ed in ogni luogo politico ed istituzionale, in vista di Settembre e della scadenza dell’impegno preso dall’Unione Europea, la campagna per la moratoria subito alle esecuzioni delle pene capitali; perché come è evidente, sempre di più, vincerla significa non solo affermare, secondo le parole del Vice Ministro Intini, un principio ma evitare migliaia di morti ogni anno e concretamente lottare per la giustizia e la democrazia del mondo, tentando, senza l’uso di strumenti bellici, di invertire all’interno delle dittature i rapporti effettivi di forza tra chi lotta per libertà e democrazia e il dittatore e la sua corte chiamata a gestire il potere.

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