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12 agosto 2007
Prodi, D'Alema & co. (ministri dell'U.E) tutti a ripetizione da Amartya Sen

Domenica di letture su internet e sul supporto classico, quello cartaceo, è stata questa che va volgendo al termine (non prima di aver ascoltato la conversazione con Marco Pannella alle 22 su Radio Radicale); congiunte alla cura di questo (modesto) blog.
Avevo appena terminato, nella mia navigazione "molto poco navigata" di leggere questa bella recensione sul libro "Donne, diritti e democrazia" che mi son ricordato di dover ancora di sfogliare il supplemento domenicale del Sole 24ore, di solito adeguatamente fornito di suggestioni e riflessioni.

Su tre quarti della prima del supplemento campeggia il titolo di un articolo dell'economista indiano Amartya Sen: "India mia senz'anima", anticipazione dell'intero che uscirà per i sessant'anni dell'indipendenza dell'India.


Per me è tutto un programma. Per un radicale lo è: l'India è la madre di Gandhi (il cui volto compare sul simbolro del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito), della nonviolenza; l'India è un ex colonia inglese, "colonia" cioè non solo delle nefandezze di un'occupazione ma anche (o forse alla luce del tempo soprattutto) dei primi tentativi inglesi di democrazia. Non è poco per un partito che ha sempre lottato per la riforma anglosassone delle istituzioni. 

Non indugio e m'accorgo, leggendo, che il pezzo di Amartya Sen è di vero pregio.
L'India "Quando uscì dalla gabbia coloniale e si affacciò sulla scena internazionale nel 1947, l'India aveva una visione per sè e per il mondo: di pace, di democrazia, rispetto per le altrui libertà, reciproco aiuto nel perseguire questi scopi.".

Il meglio dell'economista indiano deve, però, ancora arrivare. Ci si avvicina quando tesse l'elogio del diritto all'ingerenza, soprattutto mediante il sostegno alla dissidenza nonviolenta e democtatica; proprio quello che aveva fatto l'India, alla fine dell'avventura coloniale.
"La qualità del movimento d'indipendenza, e in particolare la guida del Mahatma Gandhi, ci procurò un alto rango e alcuni doveri. [...] ... il Paese fece il possibile per i movimenti che volevano liberare le restanti colonie imperiali. Diede una mano all'African National Congress per mettere fine all'apartheid in Sudafrica. Operò per il giusto riconoscimento della nuova Cina da parte delle altre nazioni. [...] Fu al fianco degli oppositori della dittatura militare, nella vicina Birmania. Al dispetto dello scetticismo che oggi ci fa considerare l'idea di aiutare il mondo come una fase infantile i risultati non furono trascurabili. Non a caso non appena spezzate le catende del Sudafrica, Nelson Mandela compì in India il primo viaggio all'estero.

Ma Amartya Sen ritiene siano stati, soprattutto, la laicità e l'insediamento di un'informazione libera i requisiti interni perchè, poi, si potessero cogliere risultati diplomatici in campo internazionale (e in economia).
"La nostra democrazia è fiorente, le elezioni regolari e corrette, i media energici e liberi. Se sul laicismo incombe la minaccia di certi gruppi settari e dei governi regionali al loro servizio [...] in tutta l'India il sostegno alla laicità è stato reiterato più e più volte."

Cosa ha smarrito ora l'India, a sessant'anni dall'indipendenza, secondo Sen ?
Sarà un paradosso sentirselo dire proprio da un'economista ma gli indiani hanno "rapporti non più col popolo birmano in lotta per la democrazia, ma con i dittaori militari del Myanamar, al cui malgoverno tirannico vendiamo merci, alcune civili, altre militari. In competizione con la Cina, siamo pronti a fornire armi al regime militare del Sudan, complice di quelli che terrorizzano, violentano ed uccidono la gente nel Sud del paese. [...] Certo alziamo la voce per difendere la causa di alcuni Paesi in via di sviluppo. [...] I mercati sono spesso istituzioni utili, ma la responsabilità di determinare la nostra filosofia non compete a quei piccoli e comodi strumenti organizzativi.Si dà il caso che i primi campioni della logica dei mercati, da Adam Smith a Richard Cobden, ernao anche latori di una visione grandiosa, spesso egualitaria. [...] Cobden scriveva di fratelli che si scambiano i frutti del proprio lavoro mentre diventano superflui imperi, eserciti e flotte. L'idea avrebbe catturato la mente e il cuore dei popoli in tutti i continenti. Fase infantile ? Forse, ma quanti infanti ha saputo motivare in tutto il mondo !"

Che dire di più ? Nulla se non girare questo programma di governo, questo lucido programma di governo delle cose nazionali ed internazionali, per competenza all'Unione Europea, ai suoi Ministri degli Esteri e ai Capi degli Esecutivi !

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