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socialradicale
14 giugno 2009
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politica estera
28 agosto 2007
'Lettera ai miei compagni “oltranzisti” (e naturalmente non solo a loro)'

Da Valter Vecellio, sul tema della moratoria universale delle esecuzioni capitali, gentilmente ricevo e volentieri riproduco.
(tratto da
Notizie Radicali di oggi).



"
Mettetevi comodi, dobbiamo parlare. Ma prima è forse opportuno che si sappia che sto covando una grossa e crescente irritazione. Quando abbiamo deciso di interrompere la nostra azione nonviolenta e di smettere di nutrirci – come facevamo da settimane – con cappuccini e spremute di arancia, un po’ tutti eravamo consapevoli che si concedeva a Romano Prodi e Massimo D’Alema un’apertura di credito che forse non meritavano. Avevano dato assicurazioni, avevano mostrato di comprendere, avevano garantito che avrebbero meritato la fiducia che si accordava loro cessando il digiuno, e che avrebbero corrisposto a quanto oltre cinquanta premi Nobel, Parlamento Europeo e Parlamento Italiano indicavano, e chiedevano loro di fare. In fin dei conti, conveniva anche a loro, a Prodi e a D’Alema: se l’Italia avesse guidato lo schieramento per la moratoria, e se l’assemblea delle Nazioni Unite questa proposta – che già oggi è accolta dalla maggioranza degli stati membri – avesse approvato per la moratoria delle esecuzioni capitali nel mondo, a farsene lustro e a incassare i “dividendi” politici della cosa, non sarebbero stati proprio loro? Prodi e D’Alema? Roba, non si esagera, da premio Nobel per la Pace.

E invece? Invece nulla. Giorno dopo giorno, è trascorso il mese di luglio, stiamo per archiviare quello di agosto. E sul fronte moratoria, cosa sta facendo il Governo, e soprattutto: cosa intende fare? E vengo alle due cose che mi hanno procurato (e tuttora me ne procurano) irritazione. Doveva essere organizzata una manifestazione con i premi Nobel a New York. A quanto pare non se ne farà nulla; e non per indisponibilità dei Nobel, o per le alte spese che la cosa può comportare, o altro motivo. Semplicemente non se ne farà nulla perché nulla è stato fatto. Bello vero? Marco Pannella ed Emma Bonino hanno inviato una lettera a Prodi e D’Alema. Lo stesso Pannella lo ha raccontato, in almeno due puntate della sua trasmissione domenicale a “Radio Radicale”. Lettera di cui non è stato divulgato il contenuto, ma che evidentemente riguarda la questione moratoria. Non è la prima lettera; se abbiamo capito bene, in precedenza ce ne erano state altre due. A nessuna di queste lettere si è risposto. Indice, perlomeno di maleducazione.

Bene: che il governo Prodi, sia preoccupato di regalare ogni giorno pacchi di voti allo schieramento di centro-destra grazie a dichiarazioni d’intenti uno più dissennato dell’altro, è cosa che dovrebbe innanzitutto inquietare Fassino, Rutelli, i vertici e i dirigenti dei DS e della Margherita. Un governo che non ha molte medaglie da esibire a un’opinione pubblica scontenta e perplessa, non riesce a comprendere che vincere sulla moratoria e guadagnarsi questo ruolo a livello internazionale, non può che essere un formidabile ricostituente; preferiscono invece confermare di non saper fare le cose giuste, mentre fanno benissimo quelle cose sbagliate. Ma non è, evidentemente, problema del solo governo Prodi. Personalmente non sono disposto – e credo che non si debba essere disposti come collettivo degli oltranzisti, e come radicali – ad accettare questa situazione di lenta, inesorabile inedia, che rischia di allontanarci ancora una volta da un obiettivo che sembrava a portata di mano. Poi c’è anche una questione di forma: che non si sia neppure accusato di aver ricevuto la lettera di Pannella e Bonino è sem-pli-ce-men-te offensivo. Si offende Pannella, si offende Bonino, si offende ciascuno di noi.

Come si dice: inermi, non inerti. Sapevamo in partenza che non sarebbe stato né semplice né facile. Non per un caso abbiamo avuto cura di dire che si era conseguito un importante successo, ma non si poteva parlare di vittoria. Bene: se ne dovrà evidentemente parlare, discutere; precisare percorsi e strategie; ricominciare a tessere e a consolidare alleanze.

Volete sapere se sono arrabbiato? La risposta è sì, sono molto arrabbiato; e pazienza se questa non è una categoria politica. Sono molto arrabbiato perché le esecuzioni capitali proseguono in Cina e in Iran, in Giappone e negli Stati Uniti. La moratoria forse non avrebbe impedito quei delitti, ma chi li compie si sarebbe sentito forse meno potente, più”solo”. Il governatore del Texas forse avrebbe risposto all’Unione europea in modo più gentile, non da arrogante come è stato. Sono molto arrabbiato perché nonostante promesse ed assicurazioni l’ente radiotelevisivo di Stato tutto fa, ma non produce informazione corretta; sono molto arrabbiato con me stesso, perché forse siamo stati troppo fiduciosi e abbiamo perso tempo prezioso.

“E’ giunto il tempo di affrontare il passaggio decisivo per portare a compimento la nostra iniziativa: la moratoria universale delle esecuzioni capitali”. Lo scrive Romano Prodi, nella prefazione al “Rapporto 2007” di Nessuno tocchi Caino sulla pena di morte nel mondo. Se è giunto il tempo, cosa si fa, si intende fare, si è fatto? Per nostra parte, credo che si dovrà riprendere quel che è stato interrotto. Presto."

Sottoscrivo.

politica interna
28 agosto 2007
Roma e criminalità. Da Veltroni la solita ricetta buona per tutte le interviste.

Dopo l'allarme lanciato seriamente dal Segretario di Radicali Italiani, Rita Bernardini, autenticamente linciata per aver denunciato una probabile penetrazione di fenomeni di riciclaggio camorristico nelle zone centralissime di Roma, l'allarme criminalità a Roma si è dimostrato fondato. L'esponente Giro di Forza Italia ha girato un video choc nel quale vengono riprese le abitudini, tra il delinquenziale e il disagio, di giovani e meno giovani ritrovantisi, di notte, sotto casa del politico.
L'aggressione a Tornatore che ha rischiato di morire, subita a Roma nelle ore scorse, costituisce un altro campanello d'allarme.

Oggi è il turno della risposta politica di Valter Veltroni. Che dire ?
Il sindaco, evidentemente sotto i riflettori, ha proposto la solità ricetta, buona a destra come a sinistra, quella della "certezza della pena" contro chi delinque!



Il problema è che, assolvendo magistratura e forze dell'ordine, neanche lui ci dice come realizzarla questa benedetta "certezza della pena".
Lo si comprende, da primo candidato alla segreteria del Partito democratico, avrebbe dovuto innanzitutto affermare che il proibizionismo in tema di droghe ha fallito e costituisce solamente un approccio criminogeno che riduce le possibilità che le strategie sociali di formazione, educazione, assistenza e riduzione del disagio giovanile siano efficaci e incrementa il potere delle organizzazioni criminali che smerciano sostanze stupefacenti (capaci di controllare interi quartieri).
Ma non lo può dire altrimenti si trova perlomeno metà dell'oligarchia di centrosinistra contro.  
 


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politica estera
27 agosto 2007
Pena di morte... credo sia prudente riprendere il digiuno ad oltranza...

E' per queste notizie che provengono dal Texas in queste ore (per quelle che provengono dall'Iran e dalla Cina) e per l'assordante silenzio del Ministero degli Esteri italiano - a cui Marco Pannella ed Emma Bonino hanno scritto per tre volte senza avere risposta nemmeno da un usciere -, del silenzio dell'Unione Europea e del Presidente della Commissione Barroso, che credo sia necessario (prudente) riprendere l'iniziativa nonviolenta del digiuno di dialogo ad oltranza.


Credo sia prudente evitare la commissione dell'ennesimo "poi" mediante atti di pura omissione politico-isitituzionale.
Settembre è molto vicino. E' doveroso per l'Unione Europea e per l'Italia adempiere agli impegni votati dal Cagre e dal Parlamento italiano senza più rinvii. Presentare un testo di mozione che impegni i membri della Nazioni Unite al rispetto di una moratoria universale sulle esecuzioni capitali.
 
Ne stiamo discutendo con i compagni radicali. Vi terrò (-emo) aggiornati.

politica interna
27 agosto 2007
"Don Sante è mio padre"

E' proprio una bella storia da qualunque parte la si guardi tranne, forse, da quella della gerarchia ecclesiastica.
Don Sante Sguotti, parroco di una piccola diocesi  veneta (Monterosso di Abano Terme), proprio nel giorno della festa del patrono, ha comunicato la notizia, circolante solo in termini di voce, di una sua paternità.
Belle, bellissime, umanissime, di una umanità autenticamente Cristiana che lasciano ben sperare per il ritorno alla chiesa di un Concilio Vaticano Secondo - troppo in fretta archiviato da questo Pontificato - le parole utilizzate da Don Sante: " Il frutto della propria fecondità - ha detto - è una cosa che deve dare gioia".



Certo il sacerdote non ha nascosto le difficoltà che verranno ma anche qui ha tenuto quasi a precisare che solo chi fa qualcosa di realmente sbagliato è costretto a nascondersi: "Non voglio fare come Adamo ed Eva che si nascosero al richiamo di Dio dopo il peccato originale".
Altrettanto bello è il riferimento alla necessità di un percorso di fede, di ricerca, condiviso, in comunione coi fedeli, che si fanno chiesa: "Forse hanno ragione quelli che dicono che i preti sono tutti falsi. Io mi sento falso perché non è facile percorrere da soli la strada della ricerca della verità. A volte bisogna trovare qualcuno con cui camminare insieme". 

Bellissima, eccezionale è la reazione dei parrocchiani. Nessuno a Monterosso, ha voltato le spalle al suo parroco: una petizione con 800 firme, tanti quanti sono i residenti del paese, è stata inviata al vescovo Antonio Mattiazzo per sospendere l'ordine di dimissioni inviato al sacerdote. Tutti gli striscioni sono per il loro parroco: "Se il parere dei fedeli non interessa Mattiazzo, ai fedeli non gliene frega niente", era scritto su un telo bianco affisso lungo la strada principale del paese.

Nella chiesa gremita per i festeggiamenti riservati a San Bartolomeo, i parrocchiani hanno indossato magliette con la scritta "Don Sante è mio padre". "Sono pronto ad aiutarlo nel caso avesse la necessità di trovarsi un lavoro per mantenere la famiglia", ha confessato uno stretto collaboratore del sacerdote, Guido Barison del Consiglio per gli affari economici della parrocchia. E Raffaele Faralosso, segretario del Fondo di solidarietà parrocchiale è stato ancora più esplicito: "Mi offro di fare da padrino al battesimo del bambino".

Come concludere ?
Penso che anche in rete, dal web possiamo unirci al coro dei Parrocchiani e dire "Don Sante è nostro padre !"

politica interna
26 agosto 2007
Uno scritto del nostro Gaetano Salvemini, un liberale antifascista doc !

La domenica è sempre dedicata alle letture più approfondite e meno sfuggenti.
Così capita di imbattersi in una traduzione dello storico antifascista e liberale Gaetano Salvemini, ispiratore e vicino alla politica del primo partito radicale, del 1935 tratto da una conferenza intitolata "Che cos'è la libertà ?" tenuta a Philadelphia. Ne ripropongo qualche stralcio poichè conserva una profondissima attualità (soprattutto - mutatis mutandis -per quello che concerne l'analisi del sistema informativo-mediatico).

"Si può essere liberali convinti eppure non sentirsi obbligati a considerare sacrosanta ogni istituzione libera e democratica. Quando furono create, le istituzioni democratiche si basavano sull'assunto che gli elettori avrebbero scelto come rappresentanti i migliori fra di loro, e che coloro che fossero stati eletti avrebbero fatto leggi e controllato l'operato dell'esecutivo nell'interesse della comunità. L'esperienza ha dimostrato che gli elettori raramente scelgono i migliori. Di fatto, essi scelgono normalmente i mediocri, a volte scelgono perfino i peggiori individui della comunità."




Quale una delle possibili cause secondo Salvemini ?

"Un secolo fa quando la libertà di stampa era ovunque una delle principali rivendicazioni dei liberali, qualsiasi gruppo di uomini dotati di talento e di una modesta somma di denaro poteva fondare un giornale e acquisire un'influenza nel paese proporzionale all'ingegno messo in campo. Era un periodo di libera concorrenza tra giornali quotidiani di piccole dimensioni. Ma negli ultimi cinquant'anni la stampa quotidiana è diventata una grande impresa capitalistica che richiede milioni di dollari per essere realizzata. Chiunque abbia i milioni necessari è quindi nella condizioni di inondare ogni giorno il Paese di tonnellate di carta stampata, anche se il suo genio consiste unicamente nello scoprire a quale genere di delitti o a quale tipo di gambe femminili sia più sensibile la parte meno istruita della popolazione.  [...] L'editore di uno di questi giornali può avvelenare la mente di un'intera nazione con articoli menzogneri o sopprimendo notizie. E' un despota, che non deve rispondere a nessuno per il modo in cui esercita la sua autorità; ha la libertà senza responsabilità."

"La stampa" (oggi potremmo agevolmente leggere tv, radio, cavo, satellite, gestori di motori di ricerca e aggregatori) "è ora una dittatura unica nel suo genere. Piantata nel mezzo delle libere istituzioni, le turba insidiosamente e le corrompe. La divisione dei poteri su cui in origine il governo libero è scomparsa, e il quarto stato, la grande stampa quotidiana, avendo sopraffatto tutti gli altri poteri - l'esecutivo, il legislativo e il giudiziario -, regna sovrana al loro posto.
L'onnipotenza della stampa è forse la malattia più pericolosa che affligga le libere istituzioni. Se la stampa quotidiana non fosse così corrotta e stupida (probabilmente più spesso stupida che corrotta), perfino il sistema della caccia al voto non funzionerebbe così male; e i deputati orientati da una stampa intelligente e onesta riuscirebbero a fare una figura migliore
."

politica interna
26 agosto 2007
Costi della politica (meglio della ex o para politica) o meglio ancora della partitocrazia.

Come molti dei lettori di questo blog sapranno, il comma 735 dell'unico articolo della legge finanziaria vigente aveva imposto la pubblicazione on line nei siti istituzionali dei rispettivi enti locali dei compensi pagati agli amministratori delle società partecipate.

Le prime notizie circolate in questi giorni ci comunicano innanzitutto una certa riottosità ad adeguarsi al disposto normativo. Le uniche regioni che vi si sono conformate risultano essere Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania e Trentino Alto Adige.

Addirittura poi sono totalmente inadempienti alcuni grossi comuni e province: comune (83 partecipate di cui 19 in via diretta) e provincia di Roma, comune di Milano, provincia di Torino e Cagliari. 

Al di là dei totali dei compensi elargiti (tutti attestantisi tranne il Piemonte appena al di sotto dei milione di euro) alle più alte cariche societarie (presidenti, amministratori delegati, direttori generali e consiglieri) quello che è balzato quasi subito agli occhi è la incredibile mole di ex della politica (nazionale ed amministrativa) che nei vari valzer di poltrone oggi sono finiti ad occupare le stanze dei bottoni di queste imprese para-pubbliche.
Oppure come grande parte degli attuali neo-big della politica sono passati dalle "forche poco caudine" di tale selezione di managerialità pubblica. 

Da un articolo del Sole 24 Ore di Venerdì scorso, poco citato per la verità, sarà interessante sapere che in Campania Alessandro Bocchino, ex assessore a Napoli, ora percepisce 60 mila euro l'anno come presidente dell'Ente Funzionale per l'Innovazione e lo Sviluppo Regionale.
Cosa farà mai quest'ente in più di quello che è nei poteri della Giunta ?

Sempre in Campania 60 mila euro intasca il Presidente di Talete Campania Digitale, Raffaele Sansone, già Direttore Generale di Città della Scienza, quando era Presidente l'attuale Ministro Nicolais.

A Napoli ma questa volta in ambito provinciale il precedente assessore regionale all'ambiente Beniamino Stamati incassa 54.744 euro l'anno per essere nel Consiglio di Amministrazione dell'Ente d'Ambito Ato n. 2 Campania, nominato proprio dalla provincia.
Altri 54.745 euro ad Alfonso Ascione, ex assessore provinciale al turismo, ora consigliere all'Ato n.3.

Ma anche il Sindaco Rosa Russo Iervolino e i suoi predecessori sembrano non dimenticare i vecchi amministratori.
Rocco Papa, assessore alla viabilità dal 1997 al 2001 e vicesindaco di Napoli dal 2001 al 2006, è Presidente di Bagnolifutura con un'indennità di 67.379 euro, mentre il suo vice a 53.100 euro è l'ex assessore dei Verdi Casimino Monti.
Antonio Simeone, già consigliere regionale in Campania, in quota Sdi, è Presidente di Anm Spa con un compenso di 67.370 euro, mentre a Pasquale Losa, ex assessore alle Risorse Umane e Lavoro, sempre nel capoluogo partenopeo, è andata la Presidenza di Asia Napoli Spa a 60.828 euro.
Ferdinando Balzano è amministratore delegato di Napoli Servizi Spa a 59.800 euro, molti lo ricordano per essere stato assessore a Palazzo San Giacomo.

Milano. La Provincia ha nominato l'economista Giulio Sapelli come numero uno di Asam (Azienda Sviluppo Acqua e Mobilità), al centro di forti polemiche per una politica "pubblica" espansionista sostenuta in modo bipartisan da Penati e dalla Moratti, ma il compenso si scontra decisamente con le esigenze di risparmio pubblico: a lui vengono riconosciuti ben 180.000 euro l'anno.  
Ma la cosa ancor più paradossale in termini di compensi è che in quella che dovrebbe essere una sua controllata - la "Milano-Serravalle" - il Presidente incassa addirittura 195.000 euro e l'Amministratore Delegato arriva a 390.000 euro.

Alla Provincia di Venezia invece nel 2006 hanno rifilato un oneroso doppio incarico all'ex Presidente della Provincia: Presidente di San Servolo Servizi srl (30 mila euro) e consigliere di Autostrada Brescia-Padova spa (40 mila euro). Entrambi i mandati sono cessati ad aprile scorso quando è stata eletta alla presidenza della società autostradale l'ex presidentessa della Provincia di Vicenza, Manuela del Lago (Lega Nord) con un compenso di 160.000 euro annui.

Ma anche a manager (o ex) di imprese private (???) o di altri enti pubblici nazionali non si fanno mancare doppi o tripli incarichi in altre partecipate pubbliche di sicuro rango inferiore (ma non in quanto a compensi evidentemente).
A Torino, ad esempio, Maurizio Magnabosco è amministratore di Amiat (igiene ambientale) a 220 mila euro all'anno e, allo stesso tempo, Presidente della società aereoportuale Sagat (altri 88.500 euro annui).
Maurizio Braccialarghe, direttore del personale della Rai, incassa 15.000 euro all'anno quale consigliere di Amiat.

Il Sindaco di Teramo ha indicato Lanfranco Venturoni alla presidenza della Teramo Ambiente con un compenso di 50.000 euro annui. Venturoni è già primario ospedaliero ed è stato candidato presidente alla Provincia per il centrodestra, non eletto nell'ultima tornata.

Luca Cordero di Montezemolo, proprio il Presidente di Confindustria, che in questi giorni tuona contro la politica, prende 110.000 euro per la Presidenza della Fiera di Bologna, indicato congiuntamente da Provincia, Comune e Camere di Commercio.
Comune e provincia di Bologna hanno conferito 80.000 euro anche a Lamberto Cotti ex consigliere regionale dei Ds in Emilia Romagna, ora Presidente di Srm, società reti e mobilità.

Oggi, poi, sempre sul Sole 24 Ore, molto in là, a pagina 22 l'analisi viene spostata sulle imprese in cui lo Stato esercita un certo controllo (come ad esempio con la golden share associata o meno alla facoltà di conferire gli incarichi di apice).

Il pezzo è titolato: "Nomine, la carica di ex deputati e uomini Iri". E' curioso notare che sia nel corpo sia nella estesa tabella che gli è accanto si parla di Poste, Fs, Eni, Enel, Finmeccanica, Poligrafico, Consip, Rai, Anas si fanno i nomi (molte volte i soliti) e i collegamenti ai partiti (in gergo le quote) come An, Forza Italia, Lega, Udc, Margherita, Ds, Nuovo Psi,Udeur, eventuali simpatie prodiane
  ma nessun nome, ripeto nessun nome, è collegato a noi Radicali e al mondo radicale. 
Sarà per questo che noi Radicali siamo costretti a dirvi o ci scegli o ci sciogli !

SPORT
24 agosto 2007
Domani la serie A. Quando il calcio dovrebbe imparare dal rugby.

Mi capita raramente di vedere lo sport in tv. Non mi diverte più come mi divertiva un tempo, da adolescente. Eppure stasera, non essendoci molte alternative, mi sono soffermato su una partita internazionale di rugby.
Una cosa mi ha destato forte ammirazione: a fine partita i vincenti, in questo caso gli irlandesi, dopo aver dato il massimo in agonismo, formano una doppia fila lungo la via che conduce agli spogliatoi e aspettano gli sconfitti.



Li aspettano e, insieme al pubblico sugli spalti, gli tributano un applauso sentito.
Credo che sia una consuetudine nel mondo del rugby.
Un grande esempio di civiltà sportiva e siccome siamo arrivati al via del Campionato di serie A - magari per contribuire ad evitare che altri Raciti maturino nei nostri stadi o in loro prossimità - sarebbe bello che il calcio importasse questa bella prassi da questo sport non tanto conosciuto ma dove De Coubertain, evidentemente, deve aver fatto molta strada.


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politica interna
24 agosto 2007
Moratoria sulla pena di morte. I candidati alla guida del PD dicano qualcosa !

E' indubbiamente un brutto momento per chi aveva creduto alla vita facile che avrebbe potuto avere il percorso della proposta di moratoria universale per l'esecuzione delle esecuzioni capitali.
Questa proposta, così il Cagre dell'Unione Europea ha deciso, deve essere presentata alla prossima sessione dell'Assemblea delle Nazioni Unite.
Appunto deve essere ancora presentata.
Nel frattempo si moltiplicano le esecuzioni. In Iran, oltre all'incredibile vicenda di  
Pegah Emambakhsh vengono sistematicamente fatti fuori, nella maggior parte con metodi posti in essere sulla "pubblica piazza", criminali considerati comuni, oppositori mai macchiatisi di violenze o persone ritenute semplicemente "diverse o perverse".
In Cina si conta ormai si sia arrivati a quota mille esecuzioni ogni anno ma c'è chi stima addirittura si sfiori quota ottomila.



Ma la recrudescenza del "boia", in questi giorni, riguarda anche (forse soprattutto perchè dai paesi democratici ci si attende molto molto di più sulla via dell'abbandono di questa inutile e tragica prassi) Stati Uniti e Giappone.
Tanto che l'associazione radicale Nessuno Tocchi Caino in queste ore ha dovuto comunicare una
dura presa di posizione.
Nonostante l'iniziativa della farnesina radicale della primavera scorsa, del digiuno ad altranza di Marco Pannella, Sergio D'Elia, Valter Vecellio e di altri dirigenti radicali compreso il sottoscritto, la battaglia per quella grande conquista civile, del diritto, costituita dalla presentazione prima e dalla votazione, poi, di una moratoria internazionale delle esecuzioni capitali non è per nulla vinta anzi mi appare sempre più a rischio.

Urge, nel dibattito molte volte surreale sui toni del Partito Democratico (e quindi di questo paese), che l'esclusione fisica di Marco Pannella e dei radicali dalla competizione per la Segreteria non diventi anche l'esclusione dei temi e delle iniziative di Marco Pannella.
Una di queste è, appunto, la campagna sulla moratoria, per cui il leader radicale non solo ha digiunato ma tra il 2006 e il 2007 ha sospeso anche l'assunzione di tutte le bevande nell'estemo tentativo costituito da "Nessuno tocchi Saddam".

Oggi, che 
il dibattito internazionale è in moto, mi appare cosa necessaria ed originale colmare la lacuna di un'Italia sempre in retroguardia. Mi appare cosa necessaria ed originale che tutti i candidati alla Segreteria del Partito Democratico- Valter Veltroni,  Rosy Bindi, Enrico Letta, Mario Adinolfi, Pier Giorgio Gawronski e Jacopo Gavazzoli Schettini - si esprimano e dibattano sulla questione della moratoria, la sostengano quotidianamente, nelle sedi migliori cioè quelle dell'informazione, ed aiutino altri ad esprimersi, ad organizzare iniziative in materia (magari in utile sindacation con il mondo radicale, con Nessuno Tocchi Caino e con il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito).
Sarebbe un bel (nonchè umanitariamente utile) modo, nonostante l'illeggittima esclusione di Marco Pannella, di utilizzare il tempo e lo spazio di questa campagna per la Segreteria al Partito Democratico, un bel viatico per le speranze del Partito Democratico.

politica estera
23 agosto 2007
Anche per Pegah Emambakhsh occorre rilanciare la moratoria sulle esecuzioni capitali !

Anche per Pegah Emambakhsh è necessario rilanciare l'iniziativa sulla moratoria internazionale delle esecuzioni capitali.
Chi è  Pegah Emambakhsh ?
Pegah Emambakhsh, una donna iraniana di quaranta anni, il cui crimine è quello di essere lesbica. Pegah Emambakhsh ha trovato rifugio nel Regno Unito nel 2005, in seguito all'arresto, alla tortura e alla condanna a morte per lapidazione della sua partner sessuale (non è chiaro, ad ogni buon conto, se la sentenza è stata eseguita o lo sarà in futuro). La sua domanda di asilo però è stata respinta: secondo l'Asylum Seeker Support Initiative di Sheffield, dove Pegah si trova rinchiusa in un centro di detenzione, quando le è stato chiesto di fornire le prove della sua omosessualità e lei non ha potuto farlo, le è stato riferito che doveva essere deportata. L'estradizione, che doveva avvenire oggi, all'ultimo momento è stata rinviata al 28 agosto: alla fine del mese potrebbe essere già morta.

Lapidare un uomo o una donna fino a farli morire può richiedere molto tempo, specialmente se coloro che scagliano le pietre desiderano di proposito prolungarne l'agonia. Il colpo di grazia alla testa, in grado di portare a uno stato di incoscienza o alla morte, può farsi attendere anche un'ora, mentre le pietre di piccole dimensioni che provocano contusioni sono rimpiazzate poco alla volta da pietre di dimensioni maggiori in grado di frantumare gli arti. Soltanto quando il corpo è in agonia in ogni sua parte può sopraggiungere la morte.



In Iran, come avevo scritto in un precedente post, si stanno moltiplicando le esecuzioni di condanne a morte nei confronti di oppositori al regime ma anche di lesbiche, gay e bisessuali, che sembrano essere caldeggiate dal governo e contemplate dalla religione.

Fra poco, in Settembre, il Governo Italiano, l'Unione Europea avranno una grossa occasione: quella di presentare, come già deciso in più sedi, alle Nazioni Unite - all'inzio della nuova sessione sui diritti umani, una mozione per la sospensione delle esecuzioni capitali in tutto il mondo.
Uno strumento in più con cui l'Iran dovrà fare i conti ma con cui dovranno confrontarsi anche tutti quei paesi che intendono estradare persone verso stati che continueranno ad eseguire sentenze di condanna a morte.

Un'iniziativa, portata vittoriosamente al voto, che potrà salvare la vita a Pegah Emambakhsh e alle altre e gli altri come lei.


politica interna
23 agosto 2007
Veto players o radicali ? Le scelte d'autunno.

Il termine ormai ha assunto un uso, perlomeno in politica, comune. E' "alla page" quanto basta ed è impiegato anche dagli anglofoni.
Non voglio essere da meno anch'io e lo utilizzerò. Chi sono i veto players ?
Le descrizioni teoriche molte volte sono meno efficaci che la produzione di qualche esempio.

In autunno, in Italia, si annuncia la loro discesa in campo copiosa: la sinistra massimalista (comunista se preferite), spalleggiata dai sindacati, ha annunciato che non farà passi indietro in tema di età pensionabile, vorrà conservare lo status quo (compresa l'irragionevole sperequazione tra donne e uomini). I teodem, spalleggiati dal Vaticano, continuano a sostenere la linea dura in materia di diritti civili: no a Dico e riconoscimenti a coppie di fatto omosessuali, no alla libertà di ricerca scientifica, no all'eutanasia e, sostanzialmente, una fortissima opposizione al testamento biologico.
Gli ordini,le corporazioni e le burocrazie (professionali o meno)tenteranno, invece, di bloccare ogni riforma delle pubbliche amministrazione e ogni liberalizzazione.

Le posizioni (e le relative rendite) dei "veto players" godranno in autunno, come hanno già goduto, di incredibile spazio sui mezzi d'informazione, poichè fa più notizia, almeno così si crede, un altolà, un "mettersi di traverso", una protesta piuttosto che un'innovazione e una proposta. 

I "veto players" conservano e vorranno continuare a conservare ma rifuggeranno ogni tipo di dibattito sul cosa intendono conservare e sugli effetti che potrà avere la conservazione nel futuro del paese.  

I "veto players", quando sono al Governo, rendono più facile il lavoro all'opposizione, un lavoro quasi parassitario.

Ma l'autunno 2007 sarà anche un'autunno di proposte e di iniziative (parlamentari), di riforme.
Sarà l'autunno radicale (e dei Radicali Italiani) fatto di 21 punti; soltanto nessuno lo ha saputo e nessuno lo saprà.
Tenterò di colmare, per un infinitesimo, questa lacuna dei media e a voi lettori faccio una proposta: linkate questo mio post sui vostri siti e sui vostri blog cosicchè si possa "conoscere per deliberare".
Alla faccia dei "veto players".

politica interna
22 agosto 2007
Monsignor Bertone. Lo scandalo maschilista della Chiesa continua.

C'è da rimanere esterefatti dalle dichiarazioni del Monsignor Bertone. Non gli erano bastate le affermazioni sulle leggi giuste in materia di imposizione fiscale che hanno scatenato anche il paradossale dibattito sul politico peccatore che fa pagare troppe tasse.
Lo sconfinamento continua e continua con una protervia maschilista che non ha eguali.
Forse, a scoppio ritardato, bisogna dare ragione per l'ennesima volta a Marco Pannella.



Che differenza fa, ha detto sempre il leader radicale, il burqua imposto alle donne nelle teocrazie islamiche da alcune "uniformi" vestite da alcuni ordini di suore ?
Solo qualche centimetro quadrato di stoffa sul viso.



Il Monsignor Bertone ci dice, polemizzando con la ragionevolissima e prudentissima apertura di Amnesty International, che - nossignore - neanche la donna violentata può abortire.
Secondo l'alto prelato la donna, contro la sua volontà, dopo aver subito il sesso di un uomo dovrebbe portare a compimento comunque la sua gravidanza. Ecco la concezione della donna secono Bertone: una fattrice, privata di ogni sentimento e ogni capacità di discernere.
"Qualcuno ti ha obbligato a scopare, noi ti obblighiamo a partorire !"

Ma vediamola dal punto di vista dell'appartenente al genere umano di sesso maschile. Lo stupro è un crimine, questo la Chiesa lo sa, ma taluni degli effetti e cioè taluni danni compiuti da un maschio non possono essere rimossi; secondo la Chiesa sono irriversibili. L'uomo, ancorchè colpevole, la sua violenza (altri la definiribbero la forza virile) sarebbero, secondo la Chiesa, capaci comunque di condizionare come una condanna, la vita di una donna.
Questo è il potere della Chiesa riconosciuto al "membro maschile"; una superiorità biologica inesistente viene cristallizzata nell'acquiscenza dovuta dalla donna, anche quando il rapporto sessuale coatto si è concluso.

Bene, bravo, Monsignor Bertone !
E la pietas e la carità cristiane per chi si trova in difficoltà, dove le mettiamo ?
Cristo, il Cristo dei Vangeli, accetterebbe mai questo giogo che pesa come un macigno su tutte donne le mondo ?
Ha pensato mai, il Monsignore, espressione di una Chiesa Cattolica attenta alla difesa della famiglia fondata sul matrimonio, quale ipoteca sul futuro di una donna, costituisce presentarsi, per giunta contro la sua volontà, con un figlio frutto di uno stupro ? 
Ha pensato mai rigettando persino l'ipotesi dell'aborto in caso di strupro quale potere conferisce a quei gruppi armati che pratico lo stupro di massa come strategia di pulizia etnica ?


Domande retoriche per la Chiesa, che tramite l'Eminenza, ci fa sapere che, d'altronde, la vita è vita anche quando è in potenza.
Insomma, quando la scelta di una donna violentata vale meno di un grumo di cellule che non si vede nemmeno al microscopio.
 

SOCIETA'
22 agosto 2007
Un cane morso da un uomo e un albanese che blocca un ladro italiano.

 Credo lo dicano nei corsi di giornalismo. La vera notizia, lo scoop non è quello che ordinariamente avviene a cui, bene o male, la società si è assefuatta o ritiene nella norma.
Un uomo morso da un cane è una quasi trattata, nelle redazioni, come una non notizia a meno di non sfogliare un giornale di quartiere o parrocchiale.
Così come è normale aspettarci il peggio dalle nostre autostrade nei "fine settimana"; così come è ordinario che la domenica di ogni santo inverno si giochino le partite della serie A, che la Juventus, l'Inter e il Milan occupino le prime posizioni del campionato, e ne seguano trasmissioni calcistiche a pioggia.
Sono avvenimenti routinari che non fanno audience ovvero che fanno sempre la stessa prevedibile audience.
A questa categoria di fatti notiziabili, sempre alla stessa maniera, appartengono, come degli stereotipi sconfinanti nel pregiudizio, gli sbarchi di clandestini nelle nostre coste oppure l'ennesimo extracomunutario beccato a ravanare nel borsello del vicino, rigorosamente italiano, di autobus o nelle villette di campagna, di proprieta di un italiano, di una qualsivoglia provincia del bel paese.

Ma quando è un albanese a beccare un italiano intento a compiere un furto in appartamento, stamattina, siamo proprio di fronte ad una
notizia vera.  
Se avessimo la forza, tutti i giorni, di non farci travolgere dai pregiudizi e se il giornalismo italico fosse un'altra cosa rispetto a quello che è magari scopriremmo mille altre di queste altre chicche (capaci di disegnarci un'altra Italia). 

politica interna
18 agosto 2007
L'Italia, un paese stanco rappresentato (degnamente) dall'On. Crema

Navigando in rete si trovano sempre notizie succulente, espressione dei tempi e dell'umanità che stiamo vivendo.
E dire che l'anno scorso eravamo candidati nelle stesse liste, (io - per la verità in posizione di testimonianza - nel collegio Lazio 2) quelle della Rosa nel Pugno, ma, oggi, debbo ammettere che l'On. Crema, deputato, rappresenta in modo  pieno e sintonico  (quindi degnamente) quest'Italia meglio di chiunque altro.




Quale è, infatti, la notizia che farebbe sobbalzare ogni persona di buon senso in ogni altro angolo del mondo tranne che nel suolo italico ?
L'On. Crema, nell'ambito delle prerogative che il mandato parlamentare, ha presentato un disegno di legge sulla cosiddetta "Sindrome da stanchezza cronica" affinchè sia riconosciuta come malattia dal servizio sanitario nazionale e quindi il riconoscimento, se ne ricorrono gli estremi, faccia scattare obblighi assistenziali e previdenziali.
Naturalmente il deputato non si è inventato nulla ed è stato confortato nella sua azione dal mondo scientifico e accademico internazionale che ha tenuto il primo simposio sulla malattia, indovinate in quale paese ?
Ma naturalmente qui da noi, in Italia. 
Come altri deputati, italiani si intende, hanno, fermamente, già sollecitato il Governo a fare quanto in suo potere per inquadrarla nelle cosiddette malattie rare anche se la comunità scientifica, bontà loro dicono, non è riuscita a chiarirne gli effetti.

Deputati di quest'Italia che ha già il record in Europa non solo di baby-pensionati (e che non avrebbe bisogno di altri motivi per far riconoscere cause di servizio e pensioni privilegiate ed anticipate) ma soprattutto di giorni di ferie garantiti ad ogni dipendente pubblico o privato (per non parlare delle altre assenze dovute - quale esercizio di un diritto - in occasione di eventi-scelte particolari della vita del lavoratore) e che surclassa, nella materia, i lavoratori statunitensi che, bene che vada, hanno una settimana o dieci giorni all'anno di riposo dal lavoro previsti solo contrattualmente (che molti poi decidono di monetizzare).

Un'Italia stanca quella che rappresenta l'On. Crema, a sua volta degno rappresentante di una classe, attuale, quella politica che, invece, di affrontare di petto tutti i dossier che urgono al nostro paese anch'essa si prende un mese di ferie dai luoghi istituzionali come il Parlamento; ma che continua a far dettare all'agenzie - magari al riparo di  un ombrellone o dal rifugio in montagna  - comunicati o dichiarazioni su ogni fatto o evento di cronaca.
Un paese che continua, incapace di cambiamento e per pigrizia mentale, a destra come a sinistra, ad affrontare le profonde urgenze che incombono sempre con i soliti consolidati stereotipi.
Così, tanto per citare qualche esempio, i fatti di Duisburg, di Don Gelmini, il caso Mele, la denuncia del Segretario di Radicali Italiani - Rita Bernardini - sulla camorra a Roma e persino le morti dovute a cocktail micidiali di droghe registratesi, recentemente, nel bresciano non ci dicono null'altro che la polemicuccia su chi è contro e chi a favore senza, magari, indurci a riflettere sul fallimento dell'approccio attuale - esplicitamente proibizionista  da almeno 17 anni - al fenomeno della diffusione degli stupefacenti e sull'inversione di rotta che varrebbe la pena porre in essere.
Così, per continuare, le vere o presunte mancate applicazioni di custodie cautelari in carcere, le vere o presunte scarcerazioni facili divengono l'occasione per parteggiare per la polizia o per il magistrato di turno piuttosto che riflettere su tutto un sistema di repressione e di giustizia che è ormai al collasso (e nei pochi luoghi dove regge è perchè si fonda sulla non completa applicazione di tutti i dettati delle migliaia e migliaia di leggi in vigore).
Un paese e un'oligarchia politica che lo rappresenta così tanto stanco che corre il rischio di non presentarsi preparato, per il prossimo Settembre, nemmeno sulla questione della moratoria internazionale sulle esecuzioni capitali.
Un paese così stanco - da necessitare di ulteriori astensioni dal lavoro -che discute di manifestazioni di piazza, pro o contro Biagi, pro o contro la sua legge ma non s'accorge, tanto a destra quanto a sinistra, che proprio per affrontare il problema dell'ingresso nel mercato del lavoro (ufficiale e non nero) dei giovani quella legge andrebbe completata nella direzione dell'introduzione di meccanismi di welfare individuali (come il reddito minimo garantito e la formazione continua o ricorrente)al posto della cassa integrazione studiata per assecondare i soliti noti.

Insomma evviva l'On. Crema che rappresenta egregiamente questo paese che va verso un declino lento ma progressivo, in cui il lavoro (rigorosamente a tempo indeterminato ed una volta ottenuto) continua ad essere visto come un'insidia da cui sfuggire piuttosto che un'occasione, dura e difficile, ma di miglioramento proprio, dell'attività che concretamente si fa e di quello che, nella società, lo circonda. 

A lui consiglio, però, di trovare forza, nella sua azione, nelle analisi che vengono da quel Convegno tenutosi in Italia sulla Sindrome da Stanchezza Cronica ma anche da altre fonti che riguardano gli Stati Uniti, ad esempio.

Lì, in quel paese, vi sarebbero stimate come affette dal pericoloso morbo circa 2 o 3 persone ogni mille. Peccato che il lavoratore tipo americano, in voga in questi giorni per la crisi del mercato del debito, in difficoltà poichè oberato dai cosiddetti "mutui suprime", lavora per 80 ore alla settimana per avere un reddito a fine mese di 6000-6500 dollari.

Compresa la differenza On. Crema ! 

politica interna
16 agosto 2007
Maggio 1977. Omicidio di Giorgiana Masi. Cossiga ci torna su ma di nuovo a suo modo.
 Lo scrivo con il rispetto dovuto ad un Presidente della Repubblica Emerito, Francesco Cossiga, ma su Giorgiana Masi e la giornata del 12 Maggio 1977 continua a dire cose non vere utilizzando, in questo caso, microfoni qualificati.

Nell’ultimo numero uscito, relativo a quest’anno, della rivista trimestrale Gnosis, rivista Italiana di Intelligence, promanazione diretta dei Servizi Segreti italiani, l’ex Presidente viene intervistato da Pio Marconi sul fenomeno terroristico ed in particolare relativamente all’anno 1977.


                                


La sensazione non è gradevole, soprattutto leggendo le risposte alle ultime domande. Non m’appare, infatti, una bella cosa che in un momento come quello attuale in cui la sinistra comunista, massimalista, e buona parte del sindacato italiano torna ad influenzare fortemente le scelte del Governo nel senso della conservazione delle postazione acquisite dai più garantiti, dai già protetti e tutelati, Francesco Cossiga nell’intervista tessa l’elogio alla responsabilità del sindacato di allora nel momento in cui accettò la sospensione dell’esercizio al diritto di riunirsi per manifestare liberamente le proprie convinzione.

Il divieto di manifestazioni nella primavera del 1977 era necessario? Le organizzazioni del lavoro rinunciarono al 1° maggio in piazza” chiede e suggerisce l’intervistatore.

Mentre non l'accettò Pannella.” risponde Cossiga, facendo passare il leader radicale come un irresponsabile.

Io lo pregai in ginocchio” continua il Presidente Emerito, “e dissi che il divieto lo avevano accettato i sindacati i quali hanno un servizio d'ordine che isola i violenti, magari li pesta e poi li consegna alla Polizia, e che agisce d'accordo con la Questura. Gli dissi, "guarda che tu sarai infiltrato". E il 12 maggio successe la tragedia di Giorgiana Masi. Quando avevo parlato dei divieti coi sindacati questi subito avevano detto che non era il caso di creare problemi. Avevano un servizio d'ordine ma non potevano escludere un'infiltrazione armata. E accettarono di rinviare le loro manifestazioni. Allora i sindacati erano una cosa ben diversa. Non erano sindacati di oggi. I sindacati dei pensionati. Con più del 50% degli iscritti fatto di pensionati. Io facevo i comizi da Ministro dell'Interno, accompagnato da Franco Marini e col servizio d'ordine della CISL, che era fatto di ferrovieri e di operai tessili.”

Insomma, al di là ai riferimenti pur ambigui ad accordi tra servizio d’ordine del sindacato con la Polizia, secondo l’allora Ministro dell’Interni, l’omicidio di Giorgiana Masi fu ordito da criminali, v’è da sospettare terroristi o violenti infiltrati tra le file del partito radicale, nonviolento per antonomasia.

Ma perché accettare ? Perché avrebbero dovuto i radicali e Marco Pannella sospendere l’esercizio del diritto costituzionale a riunirsi nella pubblica piazza ? Perché avrebbero dovuto accettare l’idea di uno Stato che chiede ai partiti e ai sindacati di fare quello che non riesce a fare, cioè separare i violenti dai nonviolenti, le azioni criminali da quelle perfettamente legali e cioè perseguire le prime e tutelare le seconde ?

                    


Semplice. Il primo: vi è più responsabilità, nel lungo termine, in chi pretende per l’individuo che la Costituzione prevalga su qualsiasi necessità emergenziale prospettata proprio dal potere rispetto a chi, asseritamene incapace di assolvere i compiti attribuitigli dalla legge, piega la Costituzione ad un’emergenza vera o presunta, dando inaudito ruolo a chi ipotizza e realizza violenze ed ammazzamenti (politici).

Il secondo: quel giorno (e Cossiga tace su questo) non stavano solo festeggiando al ricorrenza della vittoria sul referendum sul divorzio ma stavano raccogliendo le firme su altri 8 quesiti referendari, cioè stavano garantendo l’esercizio del diritto costituzionale di tutti cittadini di esprimersi mediante quanto di più alto c’è in una democrazia, le elezioni referendaria (la seconda scheda), producendo subito conseguenze nell’ordinamento giuridico.

Ma soprattutto nella ricostruzione dei fatti mi pare che il Presidente sia non solo particolarmente lacunoso ma addirittura contraddittorio.

Così mentre ora afferma di sospette infiltrazioni dall’esterno direttamente all’interno dei radicali nel 2005, appena due anni fa, rivelò valutazioni mai fatte prima: “Giorgiana Masi venne probabilmente uccisa da ‘fuoco amico’ da colpi vaganti sparati da dimostranti, forse suoi compagni ed amici con i quali si trovava, contro le forze dell’ordine” (da un’Agenzia ANSA del Maggio 2005).

Ecco, invece, la ricostruzione che fa Valter Vecellio, giornalista e radicale, di quei giorni, della giornata del 12 Maggio 2007 in occasione del ventennale della rivista “Polizia e Democrazia”: “Era l’anniversario della grande vittoria dei “Si” al referendum sul divorzio, voluto dal Vaticano, dalla Dc di Amintore Fanfani e dai neofascisti di Giorgio Almirante. Il Partito Radicale inoltre stava raccogliendo le firme per altri referendum, con i quali si chiedeva tra l’altro di abrogare le norme fasciste allora contenute nel Codice penale, i Tribunali e i Codici militari. L’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga aveva pretestuosamente vietato, per motivi di ordine pubblico, tutte le manifestazioni, per un mese. Anche il concerto del 12 maggio a piazza Navona, per festeggiare la vittoria divorzista e raccogliere le firme per i referendum. Un divieto ingiusto, e i radicali annunciarono che avrebbero pubblicamente disobbedito.

Reparti di Carabinieri e Polizia furono mobilitati per impedire che si potesse accedere a piazza Navona. Ci furono violente cariche, aggressioni, fermi, arresti. Ricordo come fosse oggi il vice questore in borghese del primo distretto che mi massacrò di cazzotti, e poi mi fece rinchiudere in cella di sicurezza per ore. Al processo che ne seguì, il Tribunale riconobbe le mie buone ragioni, e non vi fu alcun seguito. Si era molto risentito, quel vice questore, per un epiteto che mi era uscito di bocca, dopo che a freddo mi aveva dato un pugno allo stomaco (come neppure Mike Tyson), che mi aveva letteralmente piegato in due. E quello fu il meno. Dalle tre del pomeriggio fino alle sei il centro storico di Roma, da piazza Navona fino a Trastevere, divenne terreno di battaglia. C’erano squadre di agenti di Polizia in borghese, travestiti da autonomi, che si incaricavano di provocare i manifestanti; in alcuni casi si sparò, anche ad altezza d’uomo. È tutto documentato, scritto, provato; in un libro bianco sono state raccolte decine di fotografie e di testimonianze di parlamentari e giornalisti del Messaggero, del Corriere della Sera, della Repubblica. Qualcuno quel pomeriggio cercava il morto; e alla fine il morto ci fu: una ragazza, Giorgiana Masi, colpita all’altezza del Ponte Garibaldi, stava andando al concerto con il suo fidanzato. Di quello solo era colpevole. Un’altra ragazza, Elena Ascione, fu ferita gravemente.


                            


Varrà la pena, per non tradire la memoria, rispondere però alla nuova invettiva di Cossiga proprio con le parole di Marco Pannella; il leader radicale, mai così esplicito, non è stato querelato allora e nemmeno in futuro, quando ha ripetuto pubblicamente, la seguente ricostruzione di quella giornata.

La lettura distorta dei fatti, in buona o mala fede, la loro trascrizione errata o fraudolenta, hanno costituito per anni e costituiscono tutt'ora l'arma principale usata dagli assassini, mandanti e esecutori, della strategia delle stragi e della destabilizzazione. Oggi i fatti dicono che il 12 maggio, a Roma, con l'assassinio di Giorgiana Masi e il ferimento di molte altre persone, s'è tentata una strage, a freddo; sul piano strettamente giuridico la si è realizzata. Per strage denunceremo quindi i responsabili nei prossimi giorni, fino a che verità non sia fatta. Non aspetteremo anni, questa volta.”

Ed ancora, direttamente rivolto all’operato di Francesco Cossiga: “Il ministro degli Interni afferma dunque, privilegia e difende la violenza e la sua logica mortale. Si mobilita per sospendere diritti civili di tutta una città, fa aggredire brutalmente passanti inermi e migliaia di donne e uomini pacifici e nonviolenti che si recano ad ascoltare musica e a firmare i referendum, rispondendo all'appello non solo nostro ma di decine di politici, di deputati socialisti, democratici, di prestigiosi uomini di cultura.

Occupa militarmente mezzo centro storico, picchia parlamentari, fa venire da fuori Roma giovanissimi carabinieri terrorizzati ad arte non fidandosi di agenti sospettati di sindacalizzazione, fa sparare migliaia di bombe lacrimogene, tossiche, e decine di armi da fuoco, impedisce il deflusso di cittadini anche casualmente aggregati dai blocchi stradali realizzati fin dalle 14 di quel giorno dalla forza pubblica; cerca ovunque lo scontro, fino a quando, com'era prevedibile, non c'è il morto; per miracolo, un solo morto, Giorgiana Masi. Aveva 19 anni. Era venuta per firmare. L'hanno assassinata.

[…]Ma l'indomani, il 13 maggio, lo stesso ministro, a Roma, consente ovunque cortei e assemblee pubbliche, non indette certo (e comprensibilmente) sotto il segno della nonviolenza, e incoraggia le manifestazioni di oggi. Si limita a "controllarli" da lontano, sperando forse nell'uso di "P 38", non più temendo l'uso dei lapis e delle note musicali, per lui tremende armi di noi radicali. Il risultato è ormai ottenuto. La provocazione della sospensione dei diritti costituzionali di manifestazione a Roma, per un lungo periodo, mantenuta contro l'unanime critica di tutti i partiti democratici e i sindacati, usata per scatenare la violenza contro gli inermi e pacifici e per criminalizzare, quanto meno moralmente, l'unico partito della nonviolenza in Italia, è ormai servita al suo scopo; riesplode in tutta Italia la tensione, la violenza che rischiavano di sopirsi.
E il ministro di polizia potrà di nuovo rovesciare sul Paese, dalla Rai-Tv e dai giornali, i suoi appelli e moniti di sceriffo della Provvidenza, la DC chiedere altre leggi fasciste.

[…]I radicali avevano visto giusto, il 12 maggio, anche per un'altra ragione. Ed è quella cui più teniamo, oggi. Noi affermiamo che per sei ore gli ordini dati alle forze di polizia hanno causato aggressioni solamente da parte della polizia. Che rarissimamente vi sono stati episodi di difesa non nonviolenta, e sempre, smaccatamente, di difesa. C'erano, certo, dei "violenti", fra le migliaia e migliaia di cittadini pacifici. Ma la loro tattica è stata quel pomeriggio ineccepibile, leale.
Volevano che la nostra manifestazione si svolgesse assolutamente senza incidenti, per far aumentare le possibilità di un successo se non di autorizzazione per le manifestazioni del 19 maggio. Ho visto "autonomi": calmavano gli animi, evitando lo scontro.
Abbiamo ormai una ferrea documentazione che i ceffi con le armi non sempre d'ordinanza che sparavano, mettendosi accanto ai manifestanti, eccitandoli, erano agli ordini del questore di Roma e dei suoi funzionari.”

Dallo stenografico di una di una Tribuna politica in onda sulle reti RAI, il leader radicale a fine Maggio del 1977 ha modo, poi, di ribadire:

“Giorgiana l'hanno respinta e uccisa, dopo sei ore. Andava solo a firmare. Quando sono venuto qui, temendo che io parlassi di questo, e ne parlo, non posso non parlarne, sono andati in crisi. Avevo detto che avrei avuto, magari appesa al collo, qualche fotografia su quel 12 maggio. Questa è una fotografia presa in mezzo ad altre. Guardate, vedete? Vedete questi autonomi, questi assassini che stanno ammazzando i poliziotti?

Guardateli, li riconosciamo. Hanno la spranga, il volto coperto, sono teppisti, guardate. Li avete visti bene? Potremmo vederne degli altri. Volete vedere una "P-38", un'arma a tamburo? Eccola in questa foto. Il 12 maggio ce n'erano a centinaia di questi assassini dei poliziotti. Ma erano poliziotti!!! Noi questo lo dobbiamo dire.

Il tempo dei lupi è venuto, gli assassini stanno scendendo dalla montagna, è vero!

[…]Noi sappiamo che in questo momento c'è della gente che si chiede cosa abbiamo fatto il 12 maggio, perché abbiamo fatto quella manifestazione disubbidendo. Ma noi non possiamo premiare il comportamento violento di uno Stato che inonda le strade di persone vestite come assassini e le cui foto, domani, verranno riportate dai giornali e dalla televisione come prova che gli assassini ci sono. Ma certo, qualcuno ce n'è: vi ricordate quella tremenda foto presa a Milano, per strada, di uno della "P-38", un autonomo che spara?

Però pensateci un momento: è quello uno studente, un sottoproletario sgangherato, o non è un uomo che sa prendere la mira, un guerrigliero? E dove si è formato? Nelle università o nelle galere? Cosa c'è dietro tutto questo? E allora noi, da nonviolenti, cosa dovevamo fare? Non è stato detto che il 12 maggio i sindacati, tre ore prima di quella manifestazione musicale, di festa, avevamo telegrafato al ministro di non intervenire perché quella manifestazione era giusta. I tre sindacati. Erano i socialisti, erano i democratici, erano gli intellettuali che invitavano noi a non disdire quella festa, a non obbedire a una legge che la Corte costituzionale, nel '61, aveva dichiarato fascista e che Cossiga quella mattina cercava di applicare.”

Ed ecco perché secondo Pannella doveva tenersi quella manifestazione, quella raccolta firme referendaria anche disobbedendo, assumendosene responsabilità pubblica, ad un ordine ritenuto ingiusto: “Ascoltami: se per due o tre assassinati a freddo (e da chi?) un Ministro degli Interni può sospendere i diritti civili di una città di 4 milioni di abitanti; se, contrariamente a quanto accade in ogni paese di democrazia parlamentare e politica, un Ministro degli Interni diventa tanto più potente e inamovibile e autoritario, quanto più assassinati vi sono sotto il suo regno; se non deve invece dimettersi; quanto meno per incapacità, come ovunque accadrebbe; se questo fosse accettato basterebbe una bella strage riuscita su un treno estivo, con qualche centinaia di morti, per consentirgli di sospendere le libertà di e i diritti civili dell'intero paese per 6 mesi almeno. Se si accetta che per punire e colpire i violenti si deve o può impedire ai non violenti e ai democratici di manifestare, di riunirsi, di isolare nelle città le forze e i metodi delle stragi è evidente che gli assassini di ogni colore e i nuovi fascisti di stato (quelli delle stragi di Piazza Fontana, di Brescia, di Trento, fino a quelli di Piazza Navona, dei vari Sid e Affari Riservati) avranno interesse ad ammazzare sempre di più.” (Risposta a MGP, lettore di Eureka).

Difficile continuare ad accreditare, anche oggi o, forse, per l’oggi, la tesi di un Marco Pannella e di radicali totalmente irresponsabili a fronte, invece, di un sindacato e di una sinistra comunista attenta, prudente e rispettosa della legalità costituita.

politica interna
15 agosto 2007
Giustizia. I dati di una crisi in pieno atto !

Si fa un gran parlare, sulla scia dei gravi fatti di questi giorni, sull'efficienza della nostra giustizia e più in generale del sistema sanzionatorio-repressivo.
Forse ricordare qualche dato per non scivolare, solo sulla base dell'onda emotiva, ad analisi e soluzioni azzardate può essere utile.

Il più completo degli studi analitico-statistici effettuato in merito alla cosiddetto “pianeta giustizia” è costituito dal dossier dell’ISTAT dell’anno 2003, corredato da ben 226 pagine di dati, molte volte disaggregati regione per regione, ufficio giudiziario per ufficio giudiziario.

Cercherò di riassumere i dati che ritengo più rilevanti per fornire un’idea su quella che concepisco per adesso, genericamente, “la crisi della giustizia”.

Nei diversi Uffici giudiziari (dalla Procura del Tribunale in sede monocratica passando per quella del Tribunale in sede collegiale, al Tribunale dei Minorenni, sino alle Corti d’Appello, d’Assise e d’Assise d’Appello nonché alla Corte di Cassazione) sopravvengono circa 5 milioni di nuovi procedimenti penali (con l’iscrizione nel Registro Generale degli Indagati) ogni anno.

Si può immaginare che questi coinvolgano perlomeno il doppio di cittadini italiani tra imputati, persone offese e parti eventualmente costituitesi in giudizio a vario titolo.

Un vero “fenomeno di massa” se si riflette che la popolazione italiana è di poco più di 58 milioni di unità e che non sempre i procedimenti investono le medesime persone.


                       


Ogni anno, almeno sino al 2003, venivano esauriti dalla macchina della giustizia circa 4.900.000 procedimenti di cui solo poco più di 199.000 con sentenze di condanna.

La restante quantità (circa 4.700.000) costituiscono evidentemente sentenze di assoluzione, di estinzione del reato evidentemente in larga parte per prescrizione del reato stesso.

Rimangono come portato, ancora insoluto, cioè carico pendente per l’Amministrazione della Giustizia altrettanti quasi 5.000.000 milioni con una leggera tendenza, ma che pur sempre va aggravare una situazione certo già congestionata, a concludere meno procedimenti di quelli che invece vengono instaurati.

Ma l’analisi di quelle quasi 199.000, sempre sulla base del Rapporto ISTAT 2003, sentenze di condanna ci restituisce uno spaccato interessante sullo stato della giustizia: ben l’80 % riguarda condanne per pene inferiori o uguali ad 1 anno.

Si potrebbe dire, già, approssimativamente che la diagnosi sulla “Giustizia nel complesso” in Italia è quella di una Giustizia che riesce a condannare poco rispetto ai reati portati alla Sua attenzione e quando condanna lo fa per reati cosiddetti bagatellari, di poco conto, e per fattispecie lievi o particolarmente attenuate.

Quale corollario si potrebbe affermare che, invece, i reati più gravemente sanzionati dall’ordinamento finiscono nella maglie delle prescrizioni o delle assoluzioni ovvero, per questo, non vengono nemmeno denunciati ed indagati come si dovrebbe.

Andiamo a cerca di conferme in studi ed analisi magari meno sistematiche ma più recenti.

Nel corso dell’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2007 il Presidente della Corte di Cassazione, Gaetano Nicastro, nella sua Relazione sull’Attività Giudiziaria per l’anno 2006 - pur limitandosi ad analizzare i procedimenti innanzi al giudice di pace, tribunale in sede monocratica e collegiale, tribunale dei minorenni - ha sostanzialmente confermato nelle proporzioni, drammatiche, la mole enorme di decreti di archiviazione, sentenze di proscioglimento e di assoluzione e quelle di non luogo a procedere già nei primi gradi del giudizio pari a quasi 1.460.000.

Un altro dato sottolineato il Primo Presidente e cioè la giacenza media nei soli Uffici giudicanti altalenante intorno all’anno (300-400 giorni) per ciascun grado di giudizio a cui però, precisa lo stesso alto magistrato, “vanno aggiunti quelli necessari per le indagini ed i vari provvedimenti che precedono il giudizio”.

Ecco perché la proiezione di un processo penale - tra primo, secondo grado e giudizio di legittimità - della durata media di 7-8 anni nei casi migliori non è del tutto inverosimile tanto da giustificare per l’Italia il più alto numero di condanne, in Europa, dalla Corte di Giustizia Europea per la eccessiva durata dei processi.

Interessante, a conferma, è citare un esperimento recentissimo condotto da EURISPES presso la cittadella giudiziaria di Roma ove ha monitorato il campione di oltre 1600 processi penali e le relative udienze nel periodo tra Aprile e Maggio 2007.

I risultati appaiono sconvolgenti nella loro crudezza.

In una udienza mediamente solo 28, 6 % dei processi trattati si conclude con una sentenza (51, 4 % di condanne, 23, 1 % di assoluzioni, 21, 2 % di estinzione dal reato, in larga parte per prescrizione). Il 69,7 % dei processi trattati viene rinviato ad altra udienza (mentre 1, 7 % viene restituito al Pubblico Ministero per nullità procedurali): solo una piccola percentuale di rinvii è dovuta a legittimi impedimento dell’imputato o del difensore, la maggior parte è dovuta ad assenza del Giudice o a precarietà del Collegio Giudicante, a questioni di incompetenza territoriale o di incompatibilità del Giudice. Ben il 13, 4 % dei processi viene complessivamente rinviato per omessa o irregolare notifica della citazione all’imputato (7,8%), al difensore (3,6 %) o alla parte offesa (2%).”

Si conferma, dunque, un modello di procedimento/processo quello penale lento ed ingolfato che sembra premiare i reati più gravi - che si avviano nei vari stati e gradi del giudizio verso la prescrizione - e raggiungere con un minimo di efficacia solo, ed in minima parte, i reati più lievi e quindi i piccoli delinquenti.

Anche la popolazione carceraria prima dell’indulto del 2006 starebbe ad indicare proprio questo stato di cose.

Se si unisce questa crisi palese, poi, al dato allarmante per cui il quasi il 90 % dei reati denunciati a Forze dell’ordine e Magistratura rimane impunito poiché non si individua il colpevole allora ben si comprendono i risultati del paragrafo “La sicurezza e la fiducia nella giustizia” del Rapporto Italia 2007 dell’EURISPES.

Nello specifico è interessante occuparsi del sommerso: 1 reato su 4 non viene denunciato. “La presentazione di una denuncia non è sempre atto scontato, infatti nel 26, 8 % dei casi gli intervistati hanno preferito non sporgere denuncia, pur essendo stati vittima di un crimine.

Meno propensi a sporgere denuncia i giovanissimi” con una preoccupante percentuale del 58, 3 % e “coloro i quali hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni (55,9 %). […] Tale scelta è dipesa soprattutto dal fatto che i danni subiti non erano gravi (52, 4 %). Negli altri casi è prevalso, invece, un atteggiamento di arrendevolezza nei confronti delle Forze di Polizia e del sistema giustizia.”

La norma, come disciplina generale del costume della società è stata rimpiazzata da un marcato soggettivismo, etico e comportamentale che […] corrode il concetto stesso di norma e lega i comportamenti degli individui a criteri di riferimento elaborati dai singoli.

Non manca, infatti, chi non ha sporto denuncia e ha preferito farsi giustizia da sé: ben il 14, 3 %. Il 7,9 % ha invece pensato che le Forze dell’Ordine non avrebbero fatto nulla ed un altro 7, 9 % ha affermato di essere scoraggiato da precedenti esperienze negative con le Forze dell’Ordine. Il 6,3 %, infine, non ha sporto denuncia per paura di ritorsioni.”

Dati questi che fanno emergere un avvio, però già strutturato, di traslazione dell’inefficienza del sistema giustizia ovvero del sistema repressivo - inteso in senso più ampio - in una perdita di credibilità agli occhi dei cittadini delle soluzioni poste in essere dall’ente statuale prima e dalle singole Istituzioni coinvolte, poi.

La maggior parte dei cittadini, il 21, 7 %”, infatti, per quello che attiene il sistema sanzionatorio e la cultura della legalità, “ritiene che la criminalità è alimentata dalle pene poco severe e dalle scarcerazioni facili attribuendo così grande responsabilità al sistema giudiziario. Il 16, 1 % manifesta atteggiamenti xenofobi e considera l’aumento del numero degli immigrati uno dei principali motivi di diffusione dei fenomeni criminali.”

Ma “Che l’Italia sia un paese in cui, nell’ultimo decennio, è tramontata un’idea condivisa di legalità è confermato da quanti affermano che all’origine della diffusione dei fenomeni criminali vi sia proprio la mancanza di cultura della legalità: la pensa così il 15, 6 % degli intervistati.”.

politica interna
13 agosto 2007
Partiti. Altro che finanziamento pubblico !

La notizia, ove fosse confermata, sarebbe notizia ghiotta per chiunque crede -come il sottoscritto - in tutti quei passi che aiutino i partiti e in movimenti politici in genere ad affrancarsi dal giogo/privilegio del finanziamento pubblico e che li avvicinino, piuttosto, ad un modello facile ed intuitivo di raccolta fondi soprattutto se legato a singole campagne ed iniziative.

Finora i gestori mobili italiani avevano sempre rifiutato di istituire un servizio di raccolta di fondi per partiti politici attraverso Sms, come al contrario viene fatto per moltissime organizzazioni no profit con finalità sociali e umanitarie.


Sembrerebbe - ma la novità di quasi una settimana fa è passata sinora inosservata - che la 3, infatti abbia concesso ai candidati alla segreteria del Partito Democratico che si batteranno nelle primarie del 14 Ottobre di raccogliere i fondi attraverso Sms.

C'è da augurarsi almeno un paio di cose; che altri gestori di telefonia mobile seguano l'esempio e che quest'opportunità non rimanga a tanto esclusivo quanto discriminatorio appannaggio dei soli DS e Margherita.   

politica interna
12 agosto 2007
Prodi, D'Alema & co. (ministri dell'U.E) tutti a ripetizione da Amartya Sen

Domenica di letture su internet e sul supporto classico, quello cartaceo, è stata questa che va volgendo al termine (non prima di aver ascoltato la conversazione con Marco Pannella alle 22 su Radio Radicale); congiunte alla cura di questo (modesto) blog.
Avevo appena terminato, nella mia navigazione "molto poco navigata" di leggere questa bella recensione sul libro "Donne, diritti e democrazia" che mi son ricordato di dover ancora di sfogliare il supplemento domenicale del Sole 24ore, di solito adeguatamente fornito di suggestioni e riflessioni.

Su tre quarti della prima del supplemento campeggia il titolo di un articolo dell'economista indiano Amartya Sen: "India mia senz'anima", anticipazione dell'intero che uscirà per i sessant'anni dell'indipendenza dell'India.


Per me è tutto un programma. Per un radicale lo è: l'India è la madre di Gandhi (il cui volto compare sul simbolro del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito), della nonviolenza; l'India è un ex colonia inglese, "colonia" cioè non solo delle nefandezze di un'occupazione ma anche (o forse alla luce del tempo soprattutto) dei primi tentativi inglesi di democrazia. Non è poco per un partito che ha sempre lottato per la riforma anglosassone delle istituzioni. 

Non indugio e m'accorgo, leggendo, che il pezzo di Amartya Sen è di vero pregio.
L'India "Quando uscì dalla gabbia coloniale e si affacciò sulla scena internazionale nel 1947, l'India aveva una visione per sè e per il mondo: di pace, di democrazia, rispetto per le altrui libertà, reciproco aiuto nel perseguire questi scopi.".

Il meglio dell'economista indiano deve, però, ancora arrivare. Ci si avvicina quando tesse l'elogio del diritto all'ingerenza, soprattutto mediante il sostegno alla dissidenza nonviolenta e democtatica; proprio quello che aveva fatto l'India, alla fine dell'avventura coloniale.
"La qualità del movimento d'indipendenza, e in particolare la guida del Mahatma Gandhi, ci procurò un alto rango e alcuni doveri. [...] ... il Paese fece il possibile per i movimenti che volevano liberare le restanti colonie imperiali. Diede una mano all'African National Congress per mettere fine all'apartheid in Sudafrica. Operò per il giusto riconoscimento della nuova Cina da parte delle altre nazioni. [...] Fu al fianco degli oppositori della dittatura militare, nella vicina Birmania. Al dispetto dello scetticismo che oggi ci fa considerare l'idea di aiutare il mondo come una fase infantile i risultati non furono trascurabili. Non a caso non appena spezzate le catende del Sudafrica, Nelson Mandela compì in India il primo viaggio all'estero.

Ma Amartya Sen ritiene siano stati, soprattutto, la laicità e l'insediamento di un'informazione libera i requisiti interni perchè, poi, si potessero cogliere risultati diplomatici in campo internazionale (e in economia).
"La nostra democrazia è fiorente, le elezioni regolari e corrette, i media energici e liberi. Se sul laicismo incombe la minaccia di certi gruppi settari e dei governi regionali al loro servizio [...] in tutta l'India il sostegno alla laicità è stato reiterato più e più volte."

Cosa ha smarrito ora l'India, a sessant'anni dall'indipendenza, secondo Sen ?
Sarà un paradosso sentirselo dire proprio da un'economista ma gli indiani hanno "rapporti non più col popolo birmano in lotta per la democrazia, ma con i dittaori militari del Myanamar, al cui malgoverno tirannico vendiamo merci, alcune civili, altre militari. In competizione con la Cina, siamo pronti a fornire armi al regime militare del Sudan, complice di quelli che terrorizzano, violentano ed uccidono la gente nel Sud del paese. [...] Certo alziamo la voce per difendere la causa di alcuni Paesi in via di sviluppo. [...] I mercati sono spesso istituzioni utili, ma la responsabilità di determinare la nostra filosofia non compete a quei piccoli e comodi strumenti organizzativi.Si dà il caso che i primi campioni della logica dei mercati, da Adam Smith a Richard Cobden, ernao anche latori di una visione grandiosa, spesso egualitaria. [...] Cobden scriveva di fratelli che si scambiano i frutti del proprio lavoro mentre diventano superflui imperi, eserciti e flotte. L'idea avrebbe catturato la mente e il cuore dei popoli in tutti i continenti. Fase infantile ? Forse, ma quanti infanti ha saputo motivare in tutto il mondo !"

Che dire di più ? Nulla se non girare questo programma di governo, questo lucido programma di governo delle cose nazionali ed internazionali, per competenza all'Unione Europea, ai suoi Ministri degli Esteri e ai Capi degli Esecutivi !

politica interna
12 agosto 2007
Pannella. Ricorso giuridizionale contro DS-Margherita per l'esclusione alla candidatura a segretario del PD

Dal sito di Radioradicale.it (licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 del 2007) integralmente riporto:

'Marco Pannella – nel darne stamane alle 9 l’annuncio da Radio Radicale – ha preannunciato che, d’intesa con il direttore Massimo Bordin, la consueta trasmissione domenicale che si terrà dalle 22 alle 24 su RR sarà in buona parte dedicata ad illustrare ragioni ed obiettivi di questa iniziativa giudiziaria.

Marco Pannella, comunque, ribadisce quanto già affermato a RR in questi giorni: come di già per le elezioni politiche, occorre assolutamente difendere da limiti, errori e metodi letteralmente suicidi per coloro che stanno manifestamente riducendo il LORO Partito Democratico ad un simulacro, ad una sostanzialmente disperata manovra di Potere, che produce solamente scissioni, amputazioni ideali e politiche, mera fusione di apparati, residuati di drammatici errori storici.

“Mi auguro – ma questa volta è difficile sperarlo – di riuscire a salvare innanzitutto dai loro stessi comportamenti e cecità, i “convocatori” della “Costituente” del 14 Ottobre. Questo obiettivo riuscì – quasi miracolosamente – per le elezioni del 9-10 aprile 2006, quando l’Unione compì l’exploit di dissipare il proprio elettorato fino a riportare un milione di voti in meno della Casa della Libertà, con una disastrosa campagna pre-elettorale ed elettorale, prevalendo alla fine con 24 mila voti grazie all’apporto di quasi un milione di voti della Rosa nel Pugno, in particolare per l’iniziativa radicale che riuscì a trasferire centinaia e centinaia di migliaia di voti liberali, cattolico-liberali, laici e socialisti dal centro-destra al centro-sinistra…”.

“L’iniziativa giudiziaria dimostra in modo incontrovertibile il comportamento gravemente scorretto e chiaramente illegittimo dell’Ufficio Tecnico Amministrativo Nazionale e dei Garanti dell’Ufficio di Presidenza del Comitato 14 Ottobre, che hanno respinto la mia candidatura con patente violazione delle norme che DS, DL e il Comitato 14 Ottobre si erano dati; dimostra anche che per realizzare obiettivi inconfessati diventa ben presto necessario usare metodi e mezzi indebiti per non dire indecenti”.'

Il testo del ricorso (in formato word)

SOCIETA'
12 agosto 2007
Biologico tutto... tranne...

E' un pò che ci vado pensando. Poi una domenica estiva, come questa, priva di grandi notizie e riflessioni prodotte da altri può essere d'aiuto a scrivere qualcosa sul mio diario.
Evidentemente c'è un percorso semantico che fanno le parole (prendendo a prestito il titolo di un film, non molto considerato in Italia, si potrebbe dire "La vita segreta delle parole") che viene sedimentato, nelle coscienze, grazie alla mole del consumo, per lo più incosciente, quotidano degli scritti e dei parlati (soprattutto televisivi).
L'aggettivo "biologico" è una di queste. Ci sono l'agricoltura e i prodotti alimentari biologici, i cosmetici biologici, il turismo biologico, le case costruite sulla base di criteri biologici, la autovetture biologiche, le centrali elettriche biologiche, le fonti biologiche....
Tutto biologico, tutto (ed è questa la sistematica connessione che c'è stata indotta) naturale, e naturalmente positivo.
Così ciò che viene aggettivato come "biologico" assume, per noi, una valenza familiare, rassicurante e consolatoria (tanto che nelle città si moltiplicano i negozi e nei supermercati gli scaffali dedicati ai prodotti che ci vendono anche il marchio "biologico").
"Biologico" è divenuto sinonimo di certezza di vita sana, efficiente, persino felice.
In quest'orgia volta consumare anche l'importanza di questa parola la sofferenza e la morte sono state completamente espunte dalla vita, dal vissuto e dal tempo biologico. In una parola semplicemente rimosse.

Esse o non ci sono oppure appartengono, interamente, al divino. Non è possibile per noi uomini e donne concepire e quindi vivere (non solo la sofferenza) ma persino nella sofferenza e negli attimi (o nei giorni) che ci conducono alla morte con le qualità che ha un uomo: la ricerca, la relazione con, la sperimentazione e di qualcosa di migliore, di meno tragico. Profittare della conoscenza, dunque, per conservare sino all'ultimo e per l'ultimo istante la possibilità di contatto umano positivo e fecondo che poi vuol dire far serbare un ricordo di noi non abbrutito dal dolore e dallo strazio.

Non è biologico (o è rimosso dal biologico), quindi, il prodotto umano (dunque vitale) storico della scienza che si occupa delle scelte della fine della nostra vita. Esse finiscono o forse sono, irreligiosamente e materialisticamente, affidate all'oscurità del mistero e del caso; molto più probabilmente alla decisione di altri rispetto al titolare della vita che soffre e che va verso il termine.

Ecco perchè è tutto biologico tranne il testamento.      
 

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